Caso Toffa, sul cancro è meglio la verità che l’ottimismo

Come tutti noi, conosco decine e decine di persone ammalate di cancro. Provo verso di loro – in particolare amiche sottoposte a cicli estenuanti di chemioterapia e radioterapia per cancro al seno – un sentimento di ammirazione completa e totale, una stima senza fine. Perché convivere con un cancro è qualcosa di epico, metafisico. Comporta una lotta fisica e psicologica immane, costante, senza fine, perché il cancro, se non uccide, resta una malattia cronica, a rischio recidiva, nonostante si parli con troppa facilità di “guarigione” da questa malattia. Penso sempre che mai riuscirei ad affrontare una simile prova, e al tempo stesso che in qualche modo dovrò attrezzarmi, visto che chi non è malato oggi lo sarà probabilmente domani. Ma non mi capacito di come sia possibile vivere sapendo che la morte è una possibilità non astratta ma concreta, possibile, reale, vicina o vicinissima.

 

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Il Ddl Pillon? Favorisce i padri padroni e ricatta le donne

“Un attentato ai diritti dei bambini e delle donne, che favorisce la violenza, gli abusi sessuali, la pedofilia e i maltrattamenti in famiglia. Una legge orribile, incivile, impresentabile, con un impianto parossistico e di un’impensabile rozzezza e inciviltà, che esporrebbe l’Italia alla pubblica derisione”. A definire così il disegno di legge 735/2018, a firma del senatore Simone Pillon(attualmente in Commissione Giustizia al Senato) è l’associazione nazionale Movimento per l’Infanzia, che “da vent’anni”, spiega l’avvocato Girolamo Andrea Coffari, che ne è presidente, “contrasta l’adultocentrismo e promuove i diritti dei bambini. Diritti che, abbiamo scoperto, non possono mai essere separati dalla tutela delle mamme”.

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Africa, quelle fake news che alimentano il razzismo

Un tempo era il paese dei poveri bambini malnutriti, le cui immagini scioccavano l’opinione pubblica suscitando una sensazione di pietà. Oggi, invece, è un luogo di cui avere paura, quello da cui vengono masse di persone che non vogliamo e che trattiamo sempre di più con stizza, rabbia, odio. Eppure né la compassione né l’odio sono le giuste categorie con cui leggere un continente che non ha bisogno né di pietà né di rifiuto. Un continente di cui non sappiamo assolutamente nulla, tranne luoghi comuni e stereotipi che alimentano razzismo e intolleranza. E proprio per combattere una finta immagine dell’Africa, e le fake news che circolano su di essa, la Ong Amref, che opera in 35 paesi africani con oltre 160 progetti principalmente dedicati alla promozione della salute, ha lanciato ieri a Roma – con Pif e Giobbe Covatta – ha organizzato l’evento “Reframe Africa”, volto proprio a veicolare una nuova narrazione del continente e ribadire e consolidare la visione di un’Africa come “terra delle soluzioni” e non solo dei problemi, sensibilizzando il pubblico italiano sull’Africa come continente con potenzialità da sostenere.

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La dieta vegana va bene per i bambini. Parola di scienza

 

“Si tratta di uno spartiacque, di una vera e propria pietra miliare: da oggi non si potrà più dire che l’alimentazione su base vegetale (o vegana) non è adatta a bambini e adolescenti”. Non trattiene l’entusiasmo Silvia Goggi, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione presso la casa di Cura San Pio X-Humanitas di Milano, dove segue bambini e famiglie vegetariane. La notizia è la pubblicazione sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, organo peer-reviewed della società scientifica più influente nel campo della nutrizione umana delle linee guida per elaborare diete a base vegetale complete di tutti gli elementi nutrizionali.

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Inserimento, un incubo per i genitori (e i bambini)

La mail ti viene mandata in un torrido giorno di luglio, tu stai in partenza per le vacanze, non la guardi bene e fai male. Perché quando verso fine agosto ti rendi conto di cosa c’è scritto, capisci di avere un problema. Quello che ti viene comunicato, infatti, è che tu figlio di tre anni la scuola “vera”, cioè fino alle quattro di pomeriggio, comincerà il primo ottobre. Prima ci sono tre settimane in cui il bambino ci andrà pochissimo. Il primo giorno, solo per vedere la classe, il secondo e il terzo, un’oretta e mezzo insieme ai genitori, poi due giorni a casa per ricominciare la settimana dopo, sempre per un paio d’ore, e quella dopo ancora un po’ più a lungo, giusto fino al pranzo. Lo schema può variare a seconda delle scuole, ma con la stessa identica impronta: per le prime settimane, non primi giorni, il bambino a scuola ci sta pochissimo. Motivo? Deve abituarsi al ritmo della scuola, la classe va formata lentamente, il gruppo ha bisogno di tempo e così via.

Crisi di mezza età, fa male ma può essere un’opportunità

“Sai di avere quarant’anni quando ti innervosisci se compilando un form online fai scorrere il cursore in cerca dell’anno di nascita; quando avere amici più vecchi non ti fa sentire giovane; quando non riesci immaginare di farti vedere nuda da nessun altro; quando hai il senso del ridicolo; quando sai che l’estrema gelosia è la rovina dei rapporti; quando ti stupisci se qualcuno flirta con te; quando guardi Il laureato e ti identifichi con i genitori”. È disseminato di massime ironiche il libro della giornalista franco-statunitense Non si diventa mai adulti. E altre cose che ho impiegato quarant’anni a imparare (Sonzogno). Pamela Druckerman, già autrice del fortunato best seller sull’educazione Il metodo maman, questa volta si cimenta con un saggio a tratti ironico, ma che fa riflettere parecchio, sulla crisi di mezza età, quella che dai quaranta arriva poi ai cinquant’anni.

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Affido condiviso in salsa leghista, una catastrofe

Non c’è pace per i milioni di genitori italiani separati, già provati dalla doppia sentenza della Cassazione a partire dal caso Grilli-Lowenstein (abolizione dell’assegno divorzile, poi parzialmente reintrodotto). Quella contenuta nel disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon – avvocato cattolico, anti-abortista, anti-utero in affitto, anti-gender, organizzatore di vari Family Day e già noto per la sua accusa di stregoneria alla responsabile di un progetto multiculturale di fiabe nelle scuole di Brescia – è infatti un’autentica rivoluzione. Innescata in nome dei diritti dei padri separati e del loro appellarsi sempre più frequente a quella “sindrome da alienazione parentale”, a volte applicata dai tribunali ma priva di fondamento scientifico e molto criticata dalle donne che si occupano di violenza. Ma cosa sostiene, in sintesi, la proposta Pillon? Si parte da un fatto reale, ossia il sostanziale fallimento della legge sull’affido condiviso, che in Italia riguarderebbe solo il “3/4% dei minori”, tutto il contrario di altri paesi europei. Al fine di “garantire l’effettiva eguaglianza tra padre e madre nei confronti dei propri figli”, si introduce il principio della doppia residenza per i minori: questi ultimi dovranno risiedere in ciascuna per un minimo di 12 giorni al mese. Altro istituto previsto è quello del mantenimento diretto dei due coniugi, contro “l’idea antiquata dell’assegno”, che dunque cade in toto, mentre l’assegnazione della casa al genitore prevalente viene definita una “mostruosità” probabilmente incostituzionale, tanto che si prevede chi resta debba pagare l’affitto all’altro. Quanto al tema dell’alienazione, sotto la dicitura di “diritti relazionali” si sancisce l’allontanamento immediato del coniuge che ostacoli un rapporto equilibrato e continuativo se il figlio manifesta, appunto, rifiuto o alienazione. Continua a leggere

Ecopass a Roma, senza queste condizioni non può funzionare

Lo ammetto: gestire la mobilità di Roma è una missione impossibile. Bisognerebbe avere una quantità di soldi di cui non c’è ombra e insieme bisognerebbe cambiare la testa dei cittadini romani, cosa altrettanto difficile visto che le cattive abitudini – prendere la macchina sempre e per qualunque cosa, parcheggiare in seconda fila, parcheggiare al posto handicappati e via dicendo – sono faticose da sradicare. Abbiamo il parco mezzi più vecchio d’Europa, con mezzi che prendono fuoco perché non ci sono i soldi per sostituirli ma solo per rattopparli e che tuttavia vengono talmente usati che quando arrivano al capolinea, mi ha raccontato un interno Atac, non spengono neanche il motore perché devono comunque ripartire.

Con queste premesse, far diventare Roma una città ecologica è un’impresa sovrumana. E tuttavia la probabile delibera odierna dell’”ecopass per la città di Roma rischia di gettare i romani nel panico. Come quasi tutti gli annunci della giunta comunale e della Commissione mobilità in merito al tema della circolazione sostenibile.

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Menù vegano nelle mense, giusto multare le scuole che non lo prevedono

Nella vita può accadere di tutto, ad esempio, com’è successo a me, trovarsi ad elogiare un disegno di legge depositato dalla deputata di Fi Micaela Vittoria Brambilla, con la quale non ho mai condiviso nulla e della quale ho sempre trovato irritante il contrasto tra i suoi incarichi istituzionali su temi importanti come turismo e infanzia – è stata persino Presidente della Commissione parlamentare dell’infanzia e l’adolescenza nell’indifferenza generale – verso i quali ha sempre mostrato scarso interesse e la sua passione per gli animali, con tanto di collaborazioni riviste equine (è giornalista) e fondazione di vari movimenti politico-animalisti.

Le va riconosciuto, tuttavia, che sul fronte protezione animali è una delle politiche più attive nel nostro paese, nel generale e incomprensibile silenzio degli altri, con proposte senz’altro condivisibili, viste le condizioni terrificanti in cui versano soprattutto gli animali da reddito, ossia tutti quelli destinati alla macellazione e poi al nostro uso e consumo. La proposta appena depositata alla Camera, dal titolo “Norme per garantire l’opzione per la dieta vegetariana e la dieta vegana nelle mense e nei luoghi di ristoro pubblici e privati”, riguarda appunto le mense scolastiche e prevede multe salatissime per quelle mense che non prevedano menù vegetariani e vegani. Misura giusta, non c’è dubbio, anzi benvenuta. Come è giusto che ci sia possibilità di scelta anche in luoghi come ospedali e caserme, dove alla tristezza della privazione di libertà e della malattia si aggiunge anche quella di pasti imposti nella composizione, anch’essi una forma di negazione del pluralismo e quindi del rispetto delle persone.

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Mamme a Partita Iva, conciliare vita e famiglia è una battaglia quotidiana

Mi è bastato un giorno e mezzo per finire “Mamme a partita Iva. Come vivere allegramente la maternità quando tutto è contro” (edizioni Sonzogno), scritto dalla giovane antropologa e docente di lingue Valentina Simeoni. Se dal titolo il volume può apparirvi simile alle centinaia di libri sulla maternità vi sbagliate. Infatti, a differenza che negli Stati Uniti, dove sul tema della conciliazione tra lavoro e famiglia è stato scritto moltissimo (l’autrice cita alcuni titoli), in Italia i libri sulla maternità tendono ad essere quasi sempre saggi su come prepararsi al parto, sull’allattamento, lo svezzamento e la crescita, al massimo sull’organizzazione, ma raramente, e specificamente, sulla conciliazione. Invece questo libro si concentra esattamente su questo aspetto, e lo fa analizzando il tema del mettere insieme famiglia e lavoro sia sul piano concreto, sia su quello psicologico ed emotivo, sia infine su quello sociale e direi politico. Di più. Il libro si focalizza esclusivamente sulle madri a partita Iva, quelle di cui non parla nessuno, quelle che davvero la conciliazione devono inventarsela tra mille difficoltà perché non hanno un “caldo” posto fisso pronto al loro ritorno (e con ciò non voglio dire che avere un figlio da dipendente sia facile, ma che da lavoratrice autonoma lo è molto, ma molto di più).

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