Gucci, una sfilata macabra che offende i malati

 

MILAN, ITALY – FEBRUARY 21: A model walks the runway at the Gucci show during Milan Fashion Week Fall/Winter 2018/19 on February 21, 2018 in Milan, Italy. (Photo by Pietro D’aprano/Getty Images)

La notizia appare su tutti i giornali, riportata in maniera descrittiva, come se, che so, si fosse trattato di uno sfondo a tema savana piuttosto che spaziale. Invece la sceneggiatura scelta da Gucci per far sfilare i suoi modelli alla Fashion Week di Milano è stata quella di una sala operatoria, perfettamente ricostruita: pavimento di linoleum celeste, lettini coperti da una coperta verde, luci da operazione chirurgica. Un immaginario cupo che rimandava alla malattia, al dolore, a tutto ciò che più ci angoscia.

Già questa semplice decisione è di per sé discutibile e non perché la moda non sia qualcosa che possa riguardare tutti, persino le persone malate. Ma se davvero si crede che anche la bellezza, per esempio, possa aiutare chi sta male ed è ricoverato allora bisognerebbe fare, per esempio, una sfilata in ospedale (magari portando in scena, però, vestiti indossabili, non come quelli che si sono visti durante la Fashion Week, per non virare nel grottesco).

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Sesso, ecco perché il desiderio nelle coppie è in pieno tracollo”

Vogliamo parlare dei motivi per cui il desiderio nella coppia è in pieno tracollo? Allora bisogna partire da come i rapporti tra le persone sono cambiati: oggi può accadere che la persona con cui esci magari sta flirtando con altre due donne suWhatsapp o Tinder mentre tu parli. Per non parlare delle donne, sono sempre di più, che mentre fanno l’amore controllano il cellulare. Insomma, è chiaro che il concetto di intimità è andato a farsi fottere”. È un fiume in piena Umberta Telfener, filosofa, psicologa clinica e feconda scrittrice, che da poco ha pubblicato Letti Sfatti. Una guida per tornare a fare l’amore (Giunti). Un manuale, spiega, “dedicato a tutti coloro che combattono la sciatteria dei rapporti”, diretta conseguenza, aggiunge, del fatto che “l’attenzione al sé, alle proprie emozioni, di fronte a un ‘esterno’ preponderante, è molto diminuita”.

 

Elezioni 2018, quante balle sulla famiglia nei programmi del partiti

Non sono bastati allarmi di ogni tipo sulla denatalità inquietantedel nostro paese e sulla conseguente demografia impazzita, né centinaia di articoli o servizi sul dramma di giovani che non possono permettersi di avere figli o sull’ansia delle famiglie che non riescono a far fronte alle spese degli asili, prive come sono di aiuti e servizi. No, la famiglia è stata messa a margine in questa campagna elettorale oppure, quando se n’è parlato, lo si è fatto con slogan generici, promesse impossibili, distorsioni ideologiche.

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Benedetto sia il cancro in pubblico

 

Sta succedendo qualcosa di importante, dirompente, nuovo nell’opinione pubblica italiana. Finalmente il cancro, soprattutto attraverso la vicenda di Nadia Toffa e ora le parole-rivelazione di Daria Bignardi, ha rotto il “soffitto di cristallo” dei mass media. Della televisione, anzitutto, e poi di rimando del web, attraverso i social media. Che hanno inondato la rete di messaggi sul tema, liberando una pulsione per troppo tempo trattenuta, per troppi anni rimossa.

Di cancro in pubblico, in realtà, si era già cominciato a parlare qualche anno fa, quando l’editoria aveva scoperto il tema dell’autobiografia dei malati. In poco tempo, le librerie erano state invase da storie di malati, anche famosi – ricordo in particolare L’albero dei mille anni del giornalista scomparso Pietro Calabresi, il magnifico Vivere la malattia senza farsi sopraffare di Sophie Cabbage, ancora Il regno di Op della giornalista Paola Natalicchio sulla malattia del figlio ma meriterebbero di essere citati in tantissimi – così come di libri sul tumore e sul modo migliore di curarlo, ad esempio attraverso l’alimentazione. Ma appunto, si trattava di un coming out editoriale, cerebrale, limitato.

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San Valentino, l’amore è anche quello di un vedovo che piange

 

Una mano rugosa con due fedi nello stesso dito, un bagno dove restano ancora due spazzolini, una casa silenziosa dai mobili antichi – una pendola, un crocifisso – dove un anziano si aggira, sfiorando i vestiti di una donna che non c’è più, le sue foto, i piccoli aerei di carta che lei faceva. Si chiama “Nexŭs- Una storia d’amore”, ed è il video che il film maker quarantenne Michele Pastrello ha realizzato per San Valentino, in contrasto con una festa divenuta, a suo dire, consumista, posticcia, stucchevole: “Cosa resta di San Valentino, che tra l’altro, anche se nessuno lo ricorda, è una festa istituita dalla Chiesa nel 400 d.c. per combattere le orge dei lupercali e poco c’entra con gli innamorati? Frasi fatte, poesie spicce con fotomodelle di certi ex youtubers, foto fashion con aforismi posticci delle influencer. Nexŭs invece, che significa in latino ‘legame’, ha come protagonista una persona anziana che non ha la rassicurante telegenia diRichard Gere. E soprattutto lega il termine amore alla perdita, come fossero indissolubili, e di questa unione ne esalta la bellezza quanto il rischio”.

 

Pastrello racconta anche l’iter complicato del video, la ricerca di canali dove pubblicarlo. Ricerca resa difficile, appunto, dal fatto che Nexŭs esce dai canoni tradizionali e stereotipati con cui i media raccontano l’amore. “Alcune note testate online che si occupano di ‘lifestyle’ e ‘coppia’”, confida il regista, “lo hanno trovato non idoneo al proprio pubblico, come se il loro pubblico fosse fatto di donne da romanzo rosa da non turbare. O forse preferiscono ’costringerle’ a questo, non saprei”.

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Tumore al seno, diteci la verità, vi prego

Un tempo il seno era, per noi donne, soprattutto un oggetto di seduzione, una zona erogena da stimolare durante un rapporto d’amore e di sesso. Un organo con cui si avere talvolta un rapporto complicato, troppo piccolo, troppo basso, ma comunque qualcosa non certo di minaccioso. Oggi, anche se continua a essere mostrato ovunque, strizzato dentro reggiseni a ferretto e coppe push up, il seno per noi è diventato, invece, soprattutto un incubo. Sì, perché se non hai vent’anni ma più di trentacinque, si affaccia per te la questione della diagnosi precoce, ossia quello di un possibile tumore.

Di tumore al seno, va detto, si parla ovunque, articoli sui quotidiani e riviste, dibattiti in trasmissioni mediche e no, web. È diventato un tema quasi pervasivo, giustamente, un tumore “principe” rispetto a tumori dei quali invece si parla pochissimo. Così le donne si sono in qualche modo adeguate, hanno cominciato a fare in maniera diligente l’autopalpazione, e a sottoporsi, chi ogni due, chi ogni anno, a ecografia e mammografia, spesso pagate di tasca propria perché le liste d’attesa in certe regioni possono essere lunghissime (che poi lo Stato dovrebbe garantire la prestazione entro 60 giorni, ma questo non lo sa nessuno, purtroppo).

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Violenza sulle donne, a Sanremo è solo spettacolo (e ipocrisia)

“Consentire a Michelle Hunziker di utilizzare la platea di Sanremo per distribuire un gadget riferibile all’associazione con cui condivide la titolarità con l’avvocata Giulia Bongiorno quando questa è in campagna elettorale non ha nulla a che fare con la sensibilizzazione del pubblico al tema della violenza contro le donne. A noi sembra un malcelato e fintamente ingenuotentativo non solo si sostenere la campagna elettorale di Bongiorno, ma anche di far dimenticare le critiche piovute sull’associazione Doppia Difesa”. Lo scrive, in una dura lettera alla Presidente della Rai Monica Maggioni, Raffaella Palladino, la Presidente diD.i.Re, la rete che raccoglie i centri antiviolenza in Italia.

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Perché Michelle Hunziker è simpatica ma non ci rappresenta

La prima cosa che noti di Michel Hunziker è il sorriso. Ride sempre, la bocca spalancata, gli occhi che le brillano. Non solo è bellissima, ma soprattutto è allegra, vitale, spontanea. Non gioca ruoli artefatti, non sa, né saprebbe, fingere, è esattamente come si presenta. Michelle Hunziker è Michelle Hunziker.

Proprio per la sua naturalezza durante la prima serata del Festival di Sanremoha gridato al suo secondo marito, Tomaso Trussardi: “Sei così bello che vorrei risposarti, ti amo!”. Niente di programmato, semplicemente una frase alla quale la soubrette svizzera certamente crede.

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Molestie, accusare il sistema senza fare nomi non serve a niente

Premessa sostanziale: che 124 attrici del cinema italiano si siano messe insieme, incontrandosi e discutendo, e abbiano fatto una lettera pubblica in cui denunciano un sistema marcio e prendono posizione a favore di chi ha parlato è un fatto importante e positivo. Anzi, ci si attendeva questa mossa da tempo, magari a ridosso dello scandalo Brizzi. Ma in ogni caso, semplicemente e banalmente, meglio tardi che mai.

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