Levissima Pro-Power al gusto di mora o Levissima Pro-Active al gusto mela verde? Sant’Anna Karma verde “ispirata al quarto Chakra, quello del cuore”, oppure Sant’Anna Karma giallo, che ravviva l’autostima? E che dire delle Linfe Vitasnella, ad esempio quella alla linfa di betulla, oppure degli Elisir Rocchetta, come quello al mirtillo con fiori di viola del pensiero? Le acque minerali aromatizzate sono ormai sul mercato italiano da anni. Costano ancor più dell’acqua minerale e producono, al pari delle minerali, migliaia di bottiglie in plastica da smaltire, mentre veicolano un messaggio sbagliato e fuorviante, quello per cui l’acqua dovrebbe avere un sapore.

Cominciare a cambiare questo approccio è possibile, facendo una cosa semplice e tuttavia ancora in mano a noi consumatori: smettere di acquistare minerali, sia le futili aromatizzate che quelle classiche. E non solo a casa, ma anche al bar e persino al ristorante, dove dovremmo finirla di vergognarci di chiedere acqua in caraffa, visto che in tutta Europa è una pratica normalissima.

Non si tratta di boicottare le aziende, anche se siamo di fronte a un business che di fatto avviene utilizzando una risorsa che sarebbe nostra, e cioè le sorgenti di acqua (i costi delle concessioni rispetto ai guadagni sono infatti irrisori). Il problema è che noi un’alternativa ce l’abbiamo, perché la nostra acqua è buona e potabile: eppure permane la convinzione che quella minerale sia migliore, anche a causa di pubblicità inneggianti alle magiche proprietà depurative delle acque minerali e dei loro benefici per la salute. E così l’Italia è il secondo consumatore di acqua in bottiglia al mondo: come documenta l’osservatorio Water Grabbing, che ha lanciato la campagna #stopacquainbottigliaogni italiano ne beve in media 208 litri l’anno, un’enormità, pagandola mille volte più dell’acqua di rubinetto.

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Foto di Katja Just da Pixabay.

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