Faccio qualche esempio così da dare un’idea. Per quanto riguarda la mobilità, le cose sono più chiare, ma neanche troppo. Ho la fortuna di aver potuto acquistare una macchina ibrida, che non tutti possono permettersi. Uso il motorino elettrico in sharing e più spesso ancora vado a piedi. Per i grandi spostamenti, preferisco il treno, riducendo gli aerei a quasi nulla. Tutte queste cose le faccio perché le so, ma nessuno me le ha dette, quindi immagino che coloro che non possono informarsi scelgano semplicemente in base al prezzo. E quindi se un volo costa 9.90 prenderanno quel volo, giustamente.

Ancora peggio va quando si tratta di mangiare. Io non mangio carne, in casa è ridottissima in generale, vado al mercato chilometro zero per la verdura e la frutta, compro quanto possibile bio. Ma tutto questo serve davvero? E soprattutto: per quanto mi sforzi, il carrello continua a essere riempito di prodotti per lo più in vasche di plastica o imballaggi imbarazzanti, ai quali non c’è spesso nessuna alternativa. Chi mi dice cosa è meglio comprare? Perché nessuno ci dà indicazioni, a partire dalle etichette che spesso nascondono invece di spiegare? E come fanno le famiglie “normali”, senza né soldi né tempo?

Faccio la raccolta differenziata. Ma non sono sicura di molte cose, le vado a cercare sui siti, ma che fatica. Perché la mia azienda municipalizzata non mi dice esattamente come devo differenziare i rifiuti e mi sanziona se sbaglio? Perché nei cassonetti trovo sempre rifiuti di altro genere perché la gente può fare come vuole? E vogliamo parlare dell’acqua? Da tempo sono sempre più basita di fronte al fatto che la municipalizzata che ce la fornisce non dia nessuna, dico nessuna indicazione su come evitare di sprecare l’acqua.

E allora che fare? La pentola la sciacquo o la metto in lavastoviglie? Meglio sprecare elettricità o acqua? E perché dovrei sprecare meno acqua se nessuno mi avvisa/obbliga che devo farlo? E, ripeto, se io che di questo scrivo ho dei dubbi mi chiedo cosa come potranno essere “ecologici” tutti gli altri. E’ un’impresa impossibile. Oltre al fatto che tutte le nostre scelte richiedono energia, e quell’energia è ancora in maggioranza derivata da fonti fossili.

La verità è che, come ha raccontato un bellissimo articolo dell’Internazionale qualche settimana fa, caricare tutta la responsabilità del cambiamento rispetto ad ambiente e clima su noi consumatori è assurdo e controproducente, tanto più che non siamo informati su nulla (nel 2020!).

i sono persone che riescono a vivere davvero a zero emissioni, e lo raccontano egregiamente, come Linda Maggiori su questo blog, ma quel modello non è per tutti. Non servono solo i soldi, serve tempo e soprattutto cultura. E non tutti ce l’hanno. Vivere senza macchina è per pochi, se resta una scelta individuale. Non sarebbe molto più facile che lo stato ci obbligasse, o quanto meno ci esortasse in maniera forte, a non fare o fare certe cose in relazione all’ambiente, dandoci gli strumenti per scelte alternative? È inutile confidare nella buona volontà. Non serve, non basta.

Ogni volta che apro il rubinetto dell’acqua mi ritorna lo stesso dilemma. Perché devo sgridare i miei bambini perché si lavano le mani con troppa acqua quando nessuno mi sta dicendo che è giusto farlo? Servirebbe davvero il modello svedese, ovvero una civiltà dove sì, le persone sono controllate e dove sì, le persone sanno esattamente cosa fare perché lo stato glielo ricorda in maniera martellante. Un modello opprimente per pochi spiriti liberi, buono per tutti gli altri e soprattutto per l’ambiente.

Insomma, il mondo si salva a colazione, come ha detto Jonathan Safran Foer nel suo bel libro? Un po’ sì e un po’ no. Non mangiare carne è giustissimo, ma se la battaglia contro il cambiamento climatico è come quella contro l’occupazione nazista – e io sono d’accordo con Foer, quanto a livello di tragicità e di impegno necessario – dobbiamo ricordarci che a dichiarare la guerra contro Hitler fu la Gran Bretagna. E che i cittadini furono mandati al fronte per forza e contro la loro volontà.Altrimenti, quella guerra si sarebbe persa.

Così rischiamo di perdere quella contro il clima. Che pure, sarebbe paradossalmente più facile da vincere e senza spargimenti di sangue. Solo, magari impedendo che un un etto di parmigiano venga servito in un etto di plastica. Per tutto questo, infine, credo sia importante scendere in piazza, come ho fatto e come farò anche il prossimo 9 ottobre, per lo sciopero globale italiano per il clima. Proprio per dire: “Basta scaricare sensi di colpa su di noi, tocca a voi stati e governi e amministratori locali agire”. Troppo comodo, e direi anche ridicolo, accusare il singolo di aver peccato di una scelta poco “green”.

Il Fatto Quotidiano.it, ottobre 2020

Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

2 pensiero su “Ambiente e clima, scaricare la responsabilità del cambiamento su noi consumatori è infattibile”
  1. Buongiorno,
    leggo i suoi articoli sul blog de Il Fatto Quotidiano.
    Commento questo articolo perché descrive il cruccio che ho da 10 anni, la frustazione nell’impegnarmi e sapere che non sono io che faccio la differenziata. E il suo articolo arriva a me proprio oggi quando: volevo portare i miei figli alle manifestazioni di Fridays for Future e, per la seconda volta, non ci sono riuscita!
    È probabile che, secondo il suo articolo, io sia un ibrido tra una persona normale e una con disponibilità di soldi (che mi danno la possibilità di scelta) e un minibagaglio di “cultura ambientalista”.
    Quando mi sono sposata e poi è arrivato il primo figlio (abbiamo concluso a quota 3), le mie esperienze di vita mi hanno portato a decidere che le scelte riguardanti la nostra economia domestica sarebbero state il più possibile rispettose dell’ambiente. Mi sono informata, istruita e ho scelto: pannolini lavabili, detersivi biodegradabili, cibo fatto in casa, ci siamo iscritti ad un G.A.S. e altro… (incluse scelte “meno chic” come: farmi la casa scegliendo fra scarti e doppioni dimenticati nei ripostigli dei nostri parenti, ecc.. )
    Il punto è questo: mi accorgevo (e continuo ad accorgermi) che quel che facevo e quel che faccio non tamponano nemmeno lo spreco e l’inquinamento che “causa” il nostro vivere… Ricordo il primo Natale con 2 figli di 1 e 2 anni: ci sono arrivati talmente tanti giochi che non ho nemmeno aperto e ho dato via (per ribrezzo e disapprovazione di tanti, infatti lo sanno in pochi..) ; oppure: … ma è meglio l’imballaggio di polistirolo, di plastica, la carta plastificata (unita o quella che si sdoppia) o…. non comprare per nulla quel prodotto?!… e se ce l’ho bisogno? se sono di fretta… se non ho la possibilità di scegliere e quindi non posso per 1000 altri motivi?…
    Tutto questo, in questo contesto: sono una persona normale. Faccio i turni, mi alterno con mio marito (siamo 2 infermieri), stiamo crescendo 3 bambini, abbiamo la fortuna di essere aiutati da mio padre (70 anni) e mi chiedo: cosa rimarrà ai miei figli: il ricordo di essere dei “bimbi sfigati” perché non avevano sempre tutto nuovo, raramente gli ho comprato giochi inutili (inquinanti); o la rabbia della madre (aiuto..) per non riuscire a fare la differenza ..per ultimo volevo aderire al Virtual Trash Challenge e organizzare qualcosa nel mio paese ma non ho avuto tempo e non ne ho le capacità. Allora oggi scrivo qui…. meno male che dei giovani con la responsabilità del futuro e del presente, ma con meno incombenze, vogliono cambiare il mondo… saranno l’esempio per i miei figli e oggi seguiremo gli avvenimenti della giornata da casa!!
    grazie

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