Decine di ragazzi stesi, come morti, nella centralissima Piazza San Silvestro a Roma, mentre inquietanti figure vestite di rosso e dai volti bianchi, le cosiddette “red rebels”, si aggirano danzando tra i cadaveri, sulle note di Stayin’ alive: a simboleggiare, anche, le fiamme del cambiamento climatico e l’imminente estinzione umana. Si è aperta con questa manifestazione – mentre quella parallela prevista a Piazza del Parlamento è stata impedita dalla polizia con una reazione che gli attivisti giudicano “spropositata” – la Settimana della Ribellione d’Autunno del movimento Extinction Rebellion, un movimento internazionale e apartitico, oggi presente in 68 paesi, con più di 1100 gruppi locali, fondato a Londra nel 2018 e arrivato in Italia a novembre dello stesso anno. E che si basa sull’azione diretta non violenta, spesso caratterizzata da teatralità e musica, e sulla disobbedienza civile di massa, per spingere i governi ad agire contro la crisi ecologica.

E proprio durante la giornata di oggi è stata letta la “Dichiarazione di Ribellione”, un documento che si esprime contro un “sistema tossico basato sul profitto”, in nome dell’“amore per questa terra e per gli esseri viventi che la popolano”. “Ho 38 anni, sono padre di un bambino di due e tutto questo lo faccio per lui”, spiega Lorenzo Vecchi, da sempre nel movimento romano. “Vorrei specificare che Extinction Rebellion non è un movimento ambientalista, ma un movimento socio-politico che fa dell’ambientalismo la sua chiave di lettura, basandosi su ciò che dice la scienza. Scienza che, per usare una metafora, è come un bagnino che da lontano vede arrivare uno tsunami e ci avvisa di correre subito indietro il più veloce possibile, mentre noi continuiamo a spingerci avanti”. “Agiamo per sconfiggere il senso di disperazione che nasce dal sapere quello che succederà”, aggiunge Alessia, quarant’anni, in piazza anche lei. “Noi crediamo nell’intelligenza collettiva e nell’enorme potere che avremmo se come cittadini tutti prendessimo coscienza del pericolo e reagissimo di conseguenza”.

La scelta di manifestare a Piazza del Parlamento, da cui i manifestanti sono stati tuttavia respinti, è emblematica, ovviamente, della necessità di spingere la politica ad intraprendere azioni normative stringenti e radicali. E infatti gli attivisti, dopo una performance con versamento simbolico di sangue rosso sulle scale del Parlamento, avrebbero dovuto consegnare ai deputati un appello per riportare l’attenzione “sulla più grave crisi del nostro tempo” e sugli effetti del cambiamento climatico già oggi nel nostro paese. “L’Italia”, si legge nella lettera destinata ai parlamentari, “sta sperimentando fenomeni correlati alla crisi climatica come siccità, invasioni di cavallette, alluvioni ricorrenti e dissesto idrogeologico, scioglimento dei ghiacciai alpini, acqua alta e allagamenti a Venezia, nubifragi, tropicalizzazione del clima, incendi boschivi incontrollati, tifoni”.

Di fronte a ciò, secondo il movimento, le proposte contenute nel Green New Deal, così come le priorità del Recovery Fund, non bastano in alcun modo a invertire la rotta. Di qui le tre richieste di Extinction Rebellion: anzitutto “verità”, dichiarando lo stato di emergenza climatica ed ecologica; contestualmente, “azione immediata”, intraprendendo le azioni necessarie per raggiungere lo zero netto di gas serra entro il 2025; infine “assemblee di cittadine e cittadini”, formate tramite estrazione a sorte e che, dopo aver ascoltato esperti e stakeholder, deliberino le soluzioni alla crisi che l’esecutivo dovrà mettere in pratica. “Oggi più che mai non possiamo permetterci di limitarci a sensibilizzare, oggi possiamo solo agire”, conclude Lorenzo Vecchi. “Faccio ancora un esempio: se mio figlio sta per attraversare la strada e una macchina sta arrivando, non gli posso dire di stare attento, posso solo prenderlo per la maglietta e tirarlo via. Questo è il senso delle nostre proteste: letteralmente salvarci”.

Il Fatto quotidiano.it, ottobre 2020

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