Più 4,2%: questa la crescita dell’inflazione a settembre, dato record che non si aveva dal settembre 2023. D’altronde c’è poco da stupirsi. Quella dei prezzi è ormai una corsa inarrestabile, su tutti i fronti, dai beni alimentari all’energia, dagli affitti ai viaggi, tutto è aumentato e continua ad aumentare, sotto lo sguardo attonito di lavoratori e famiglie.
Il problema, che è tragico, è semplicemente matematico: da un lato le entrate restano le stesse, con salari fermi da anni, i più bassi d’Europa – e con professioni anche importanti, come insegnanti, infermieri, poliziotti SOTTO, e dico SOTTO, i duemila euro – dall’altro le cose che servono per vivere, mangiare, ripararsi, riscaldarsi, spostarsi, costano sempre di più. Non c’è nessun meccanismo di indicizzazione degli stipendi, come un tempo la scala mobile, per cui all’aumentare dell’inflazione aumentano anche gli stipendi. Niente di tutto questo. I cittadini italiani, soprattutto chi ha uno stipendio fisso, sono soli e sempre più angosciati di fronte a una marea crescente, contro la quale poco o nulla possono fare. Perché tagliare le spese è possibile fino a un certo punto, fare gli straordinari anche, per non parlare di doppi o tripli lavori. Le storie che in questi giorni sta raccogliendo il quotidiano la Repubblica, ammetto, mi hanno fatto male al cuore. Lavoratori veri,persone che mettono anche a rischio la vita, come i pompieri, che non possono più andare a mangiare una pizza fuori, fare le vacanze e, peggio, far studiare i figli: è straziante.
I motivi dell’inflazione sono molti e persisteranno ancora. Mi limito a due aspetti, il tema energetico e quello climatico. Quest’estate, e ancora oggi, nei supermercati chiunque ha potuto toccare con mano che la frutta e la verdura ha raggiunto aumenti pari anche al due o trecento per cento rispetto a pochi anni fa. In un supermercato umbro ad agosto ho notato con stupore che un chilo di carne di maiale costava meno di un chilo di albicocche. Non solo. Sempre più appaiono alimenti “monstre”: pomodori che vengono dall’Olanda o dalla Spagna (in Italia, anni fa i pomodori erano talmente tanti che si buttavano e ora non ne abbiamo più), broccoli dalla Germania, fagiolini dall’Egitto mentre per esempio le zucchine erano quasi introvabili. Il tema del clima stravolto si intreccia pesantemente con quanto detto: estati torride, con temperature elevatissime, umidità massima, siccitose, certo non favoriscono né la frutta né la verdura. Che diventano beni di lusso, quando tutti i dietologi non fanno altro che ricordarci che dovremmo avere sulle tavole frutta e verdura di stagione abbondante. Forse non hanno ancora aggiornato le diete al fatto che oggi le famiglie devono contingentare frutta e verdura, a causa dei costi.
Ma i prezzi dei beni alimentari crescono anche a causa dell’energia: se aumenta infatti la benzina, aumenta tutto ciò che viene trasportato attraverso i camion. E sappiamo che l’Italia è uno dei paesi in cui vince purtroppo il trasporto delle merci su gomma, invece che su treno. Per non parlare ovviamente anche dell’aumento delle bollette per le aziende, visto che la nostra elettricità costa di più che negli altri paesi europei a causa del fatto che viene prodotta al 50% attraverso il gas, il cui prezzo è esposto agli stravolgimenti geopolitici.
Se allora si volesse dare una risposta alle famiglie che terminano gli stipendi al venti del mese, bisognerebbe sicuramente mettere in atto immediatamente delle misure protettive: salario minimo, quattordicesima per tutta una serie di lavoratori dipendenti del pubblico, a partire dalla sanità, e altre misure di rinforzo immediato dei salari.
Ma per contrastare davvero il problema dell’inflazione ci vorrebbe soprattutto una strategia energetica vera e strutturata: dallo sviluppo massimo delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo, per ridurre la dipendenza da gas e al tempo stesso le emissioni che causano eventi estremi, al contrasto alla dipendenza dal petrolio, attraverso una massiccia elettrificazione dei trasporti, che dovrebbero poi essere alimentati attraverso energia rinnovabile. Una strategia come questa aiuterebbe sicuramente a ridurre l’inflazione e soprattutto rendere meno dipendente il nostro paese dal petrolio e dal gas e dunque da paesi esteri. Qualcosa che, in quanto sovranista, il nostro governo dovrebbe a tutti i costi volere. Anche perché la riduzione per brevi periodi delle accise, così come tetti temporanei alla benzina non sono in alcun modo risolutivi rispetto a un problema che assume sempre più dimensioni, a dir poco, preoccupanti.
Come è preoccupante il fatto che chi ci governa non abbia in alcun modo idea di come affrontare davvero una questione, quella dell’inflazione, che finirà per generare, se non la si affronta, disperazione, protesta, radicalizzazione politica e persino violenza.
Fattoquotidiano.it, ottobre 2026