Convegni e incontri su agroecologia, antispecismo, diritto all’acqua, ecoansia, migrazioni e clima, lobbying civico, ecofemminismo alternati a musica, sport, pranzi e cene condivise, notti in tenda e in palestra. Quello che ha visto chi ha seguito un poco il Climate Camp dei Fridays for future – che si è svolto nei giorni scorsi a Torino – è un meraviglioso pullulare di idee su ciò che più conta e, al tempo stesso, una felicità dello stare insieme, con tutto il suo carico di emozioni e piacere. D’altronde scienza da un lato e azione dall’altro sono le parole chiave di questo movimento che in pochissimo tempo, appena quattro anni, ha saputo coinvolgere centinaia di migliaia di persone negli scioperi e creare un’intensa, e altissima, attività teorico-politica. Mentre nella campagna elettorale appena iniziata i leader maschi di inutili partiti fanno a gara per esternare il loro narcisismo, i Fridays for future se ne fregano del sé a favore del “noi”. Hanno capito che la forza non sta nel singolo, che non si costruisce nulla se non convergendo in tanti. E che questo non essere isolati è anche gratificante e meraviglioso.

Un po’ scout, un po’ ragazzi degli anni Settanta

Guardandoli, un po’ da lontano, con occhio di madre e non solo di giornalista che li ha seguiti fin dall’inizio, li vedo in parte simili ai giovani che negli anni Settanta scendevano in piazza, ma con ideali e progetti assai più pesanti e radicali – c’è da salvare un Pianeta – e meno autocentrati. A differenza che per quei giovani, inoltre, la trasgressione non è affatto la loro cifra. Vegetariani e sobri, alla passione dei sensi preferiscono, appunti, quella della teoria. Ma i loro corpi esistono e si fanno sentire, negli scioperi, nella vita condivisa, negli abbracci di questo specialissimo incontro. Che, ancora, ricorda gli scout, ma anche qui con molte differenze: non un generico proteggere l’ambiente, ma contrastare la crisi climatica e soprattutto niente gerarchia, perché non serve. Simile invece è la passione dell’agire insieme, così come la forza di ideali che, proprio come nel caso di gruppi cattolici, hanno un che di profondamente spirituale (salvare il mondo, in entrambi i casi). Ma i Fridays lottano per la salvezza di tutti, negazionisti inclusi, qui e ora.

Nel nulla della politica – non è retorica, purtroppo – nel mezzo di una crisi sociale ed economica senza parti, in un mondo solcato da migrazioni e tensioni sociali spaventose, dentro una crisi climatica terrorizzante questi ragazzi sono un polo luminoso che dà speranza. La loro intelligenza è contagiosa, ancor più la loro incredibile, totale serietà. Se ci sarà un futuro, anche questo non è retorica, sarà grazie a loro.

Quei teenager ingannati dal consumismo

Se guardo a te, figlio mio, ti vedo crescere, purtroppo, schiavo del consumismo: dei vestiti, delle scarpe firmate perché “tutti hanno quelle”. Immerso in un sistema che non vuole far altro che guadagnare su di te, a partire da quello sport che è ormai appaltato a società agonistiche il cui unico obiettivo è il guadagno. Tutto è pensato per farvi consumare: dagli hobby, alle gite scolastiche in posti costosi, ai centri estivi che vi fanno fare di tutto intrattenendovi con hobby e lingue tranne, forse, ciò che conta ovvero, pensare e riflettere insieme. Per non parlare delle aziende che producono tablet, smartphone e computer, per i quali siete i consumatori prediletti. E che vi hanno reso schiavi.

Io osservo, figlio mio, come questo sistema ti risucchi e insieme ti affascini. La cosa peggiore è che tutto ciò ti appaia ovvio, naturale e anche buono. Mentre è chiaro che così non è. Non solo non è questo che dà felicità ma soprattutto è esattamente tutto questo che sta portando alla distruzione di quel mondo che il consumismo sembra consegnarvi. Temperature sempre più alte, siccità, desertificazione, alluvioni: in questo futuro che purtroppo ci attende e vi attende non saranno scarpe firmate a salvarci.

Far parte della battaglia per non soffrire. E trovare un senso

Ma non è con la minaccia di morte che ti convincerò a cambiare ed è giusto così, tu vuoi pensare alla vita. Per questo vorrei parlarti dei Fridays for future. Perché loro lottano contro la crisi climatica ma al tempo stesso la loro azione comune è vita, felicità nel senso più vero del termine, condivisione. Perché scioperando, organizzando convegni, incalzando la politica hanno trovato un senso al loro vivere e una risposta alla sofferenza che la distruzione del mondo genera in loro e che purtroppo presto anche tu capirai e sentirai. Proverai allora, forse, molta rabbia. Per le false promesse nostre, per le false promesse anche del capitalismo che ti ha mostrato il tuo lato più seducente, senza spiegartene i costi.

Per tutto questo, spero che tu, figlio mio, tra qualche anno potrai essere anche tu un protagonista di queste battaglie. Forse lo dico perché sono un po’ stanca di lottare e vorrei passare il testimone? No, non ancora, di certo. Forse si tratta di un investimento narcisistico mio su di te, come un genitore che vuole il figlio ingegnere? Neanche. Io vorrei solo che di questa grande battaglia contro la crisi climatica tu facessi parte perché sono convinta che non si possa più guardare da fuori. E perché l’unico modo per non soffrirne è, appunto, combatterla da dentro. Insieme ad altri e altre. Pur nella sofferenza per ciò che accade e sempre più accadrà, sarà bellissimo. E spero tanto, dunque, che quello che ho visto a Torino possa essere – a tuo modo e nel modo in cui tu vorrai – la tua dimensione.

Pubblicato su LaSvolta.it

Foto di 愚木混株 Cdd20 da Pixabay

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