Immaginate questa scena: l’Italia è stata colpita da un violentissimo terremoto. Centinaia di migliaia di persone non hanno più casa, le scuole sono distrutte e chiuse, manca acqua corrente e cibo. Tra poche settimane, però, sono previste le elezioni politiche.

Ebbene, di che cosa i politici di ogni schieramento probabilmente parleranno nelle loro dichiarazioni pubbliche e nei loro programmi?

Con tutta evidenza, di come dare acqua e cibo a chi non ne ha, di come ricostruire le case, di come creare abitazioni e scuole per far ripartire un minimo la vita.

Invece no: mentre la crisi devasta il Paese, i politici portano avanti una campagna elettorale ignorando completamente la crisi, parlando di tutt’altro. Una scena letteralmente surreale.

Dai fiumi in secca alla Cassa integrazione per il caldo: la crisi è qui

È questa, esattamente, la situazione in cui ci troviamo oggi a poche settimane dal voto.

L’emergenza primaria del nostro Paese è con tutta evidenza, e senza margini di interpretazione, soprattutto una: la crisi climatica.

È quasi faticoso dover elencare le ragioni per le quali siamo in emergenza perché sono così evidenti che pure un bambino capirebbe.

Siamo reduci dall’estate più calda della storia, visto che il Cnrha appena spiegato che a luglio c’è stata un’anomalia di ben 2,26 gradi sulle medie, con temperature talmente alte che per certi versi hanno lasciato basiti persino gli scienziati che si occupano di clima.

L’ondata di calore si è abbattuta sul nostro Paese, a causa della circolazione atmosferica mutata, a partire da metà maggio praticamente senza interruzioni di continuità.

La siccità ha raggiunto livelli record – quest’anno -50% di acqua– e non sappiamo, a oggi, se i corsi d’acqua e i fiumi in secca si riprenderanno o meno.

L’acqua è contingentata in numerose zone del Paese, un terzo dei raccolti agricoli è andato perso. L’Italia è stata colpita da migliaia e migliaia di incendi, che hanno assediato anche città come Roma, per motivi dolosi e insieme climatici.

Questo quadro purtroppo, non è casuale, non possiamo cioè aspettarci un inverno o un estate migliori. O, meglio, è certo che, al di là delle singole stagioni, si tratta di un processo progressivo, il che significa che la situazione è destinata a peggiorare, con danni economici spaventosi in termini di salute (il caldo aumenta patologie e mortalità), agricoltura (miliardi di euro di danni), ma anche spesa sociale, visto che questa è stata l’estate in cui l’Inps ha deciso di concedere la Cassa integrazione ai lavoratori esposti a più di 35 gradi percepiti. Una svolta epocale, di cui si è scritto poco.

L’ignoranza della politica, la preoccupazione delle persone comuni

Esiste qualcosa di più tragico e drammatico in questo momento? No. E allora perché la politica non se ne occupa?

Perché i partiti non ne fanno il centro della propria campagna elettorale, anche in maniera strumentale, anche solo per racimolare voti, visto che tutti i sondaggi dicono che la maggioranza assoluta degli italiani è preoccupata della crisi climatica, che viene dopo solo il problema dell’occupazione/disoccupazione?

È veramente difficile dare una risposta.

I partiti sembrano indifferenti al tema, come se non lo conoscessero, oppure come se temessero che la questione della sussistenza – perché qui si tratta di vivere o non vivere – non interessasse le persone, gli elettori. Questa ignoranza ha qualcosa di incredibile, perché basta scendere per le strade, andare al mercato, girare i piccoli paesini d’Italia per capire che gli italiani parlano solo di questo: del clima stravolto, dell’acqua che non c’è, del caldo.

Sono preoccupati, a tratti terrorizzati, e se pure il tema della sopravvivenza economica resta fondamentale intrecciato a esso c’è la questiona climatica.

Eppure proprio questa è, per ora, la grande assente della campagna elettorale. A destra, a sinistra e al centro.

Dal sì al nucleare a più alberi per tutti: gli slogan vuoti

A scorrere i programmi ma soprattutto le dichiarazioni pubbliche dei vari partiti, si capisce chiaramente che la questione climatica non interessa, tanto che in molti casi, a esempio a destra, la questione della transizione ecologica viene derubricata semplicemente a “energia”, quasi fossero assurdamente sinonimi.

Mentre scriviamo è ancora indeciso con chi si coalizzeranno Europa Verde e Sinistra italiana, anche se è probabile che lo faranno con il Pd.

A guardare le richieste fatte al Partito democratico, sembrerebbero ideologicamente più vicini, rispetto al tema dell’ambiente e della transizione ecologica, al Movimento 5Stelle: no assoluto al nucleare, approccio pragmatico sui rigassificatori partendo sulla domanda se ci serva o meno quel gas, impulso senza pari alle rinnovabili, ecobonus resi strutturali.

Si trovano senz’altro lontani dal partito di Carlo Calenda, il cui programma guarda con favore al nucleare, apre radicalmente al gas fossile e come contrasto alla siccità sembra indicare anche una privatizzazione dell’acqua pubblica.

Lontano da questo programma è anche però il Partito democratico, almeno sulla carta, visto che non vuole il ritorno al nucleare e nel voto europeo sulla tassonomia verde ha votato contro l’inserimento del gas tra le energie sostenibili. Trovare la quadra in questo caos appare davvero difficile, ma una cosa è certa: di crisi climatica e di come affrontarla non si parla.

Tanto più nel centro-destra: sul sito di Fratelli d’Italia il programma è ancora in fase di scrittura, quanto a Salvini sappiamo solo che vuole il nucleare, mentre Forza Italia ha lanciato tramite Berlusconi la proposta di un milione di alberi all’anno.

Nei quindici punti concordati dal centro-destra l’ambiente viene vagamente definito “una priorità”, ma non si capisce in che senso né in che modo, e lo stesso per il punto riguardante l’autosufficienza energetica (che significa nucleare e gas italiano, dunque trivelle sul nostro territorio).

Combattere la crisi climatica non è un contenuto, è la precondizione di tutto

Insomma, di nuovo, è evidente che i partiti italiani di crisi climatica sanno poco o nulla. Hanno cominciato a introdurre nei programmi la parola “ambiente” che ormai suona quasi vetusta perché non si tratta più di “salvaguardare” o “tutelare” qualcosa, ma di combattere una guerra in corso.

Non solo: combattere la crisi climatica non può in nessun modo essere un contenuto tra gli altri, ma è lo sfondo di riferimento rispetto al quale decidere tutte le altre misure.

Si tratta di una precondizione perché tutto il resto possa sussistere. Ma questo nessun partito l’ha capito veramente, nonostante gli appelli degli scienziati. E nonostante gli elettori, invece, ce l’abbiano chiaro. Elettori che si trovano di fronte a un’offerta politica nella quale la loro maggior preoccupazione non è contemplata.

Basta pensare ai giovani, ai 18enni che voteranno alla Camera e finalmente anche a Senato, un cambiamento che potrebbe essere decisivo per gli esiti elettorali.

Quale partito sta dicendo loro che si impegnerà sopra ogni altra cosa perché possano avere una vita non distrutta dagli impatti devastanti del clima? Perché possano restare nel lor paese senza dover emigrare per ragioni anche climatiche? Perché possano avere figli? Nessuno. Temono, i leader, di fare una campagna elettorale all’insegna dell’ansia.

Ma l’unico modo per rispondere all’ansia e alla paura di chi andrà alle urne è negare l’emergenza. Parlarne, renderla esplicita, provare a tutti i costi a combatterla. Anzitutto trattandola come tale.

Pubblicato su LaSvolta.it, agosto 2022

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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