Intervista a Glenn Albrecht

Non solo soluzioni tecniche. Contro il cambiamento climatico è ancora più fondamentale affrontare le emozioni di pessimismo, tristezza e soprattutto nostalgia che deriva dalla perdita di luoghi amati, cambiati o distrutti da eventi estremi. Lo sostiene Glenn Albrecht, già professore di Sustainability alla Murdoch University di Perth e membro onorario della School of Geosciences all’Università di Sydney. Nel suo libro Earth Emotions. New Words for a New World (Le emozioni della Terra, Cornell University Press), Albrecht suggerisce, per combattere ecoansia e malinconia, di contrapporre a sentimenti negativi, e al concetto distruttivo dell’Antropocene, nuove emozioni di sintonia e simbiosi con la terra, che potrebbero finalmente consentirci di costruire un mondo nuovo. E definisce la generazione dei ragazzi come Greta, ma anche il movimento Extinction Rebellion, la “generazione del Simbiocene”, quella che ci traghetterà in un mondo nuovo.

Lei sostiene l’urgenza di una riflessione sulle nostre emozioni negative e positive rispetto alla terra. Iniziamo dalle prime: quali sentimenti hanno “generato” lo stato in cui ci troviamo?

Partiamo da ciò che è accaduto: all’interno del mondo che noi chiamiamo “Antropocene”, gli essere umani hanno creato una vera e propria cultura e con essa un insieme di atteggiamenti e emozioni sistematicamente distruttivi per l’ecosistema e la salute umana, mentale e fisica. Nel mio libro parlo di “condizioni psicoterratiche negative”, come l’ecoansia e quella che io chiamo “solastalgia”, l’esperienza vissuta di un cambiamento ambientale negativo. Durante l’Antropocene queste condizioni negative sono proliferate e questo contribuisce alla disperazione e all’estinzione allo stesso tempo. Ovviamente anche l’atteggiamento della negazione non è più difendibile in alcun modo. L’indifferenza tradisce il sostegno all’ecocidio e all’omicidio.

La generazione dei cosiddetti baby boomer è particolarmente colpevole in questo senso, avendo creato un sostanziale debito ecologico, oltre che economico?

L’Antropocene ha cominciato a insediarsi durante la rivoluzione industriale, quindi le generazioni “colpevoli” sono ben di più. Credo inoltre che i baby boomer possano essere criticati soprattutto per ciò che (non) fanno ora, visto che le conseguenze del cambiamento climatico oggi sono note. Rimango tuttavia fiducioso che la loro generazione darà molto ai propri figli e nipoti in modo da aiutare la transizione dall’ecocidio – di cui i paesi euro-coloniali sono ampiamente colpevoli – all’affermazione di vita. La loro eredità, se dovessero scegliere questa direzione in età avanzata, non sarà più collegata alla distruzione del pianeta, ma alla sua ricostruzione insieme ai propri figli e nipoti. Ciò significherà finalmente una vita ben vissuta e una buona morte.

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