Esiste un termometro della crisi climatica che vale mille volte più degli altri. Sono le madri che monitorano, costantemente, come sempre, lo stato di salute dei propri figli. E che ogni anno, all’inizio della scuola, si trovano di fronte a una realtà di volta in volta più amara: fa sempre più caldo. Un tempo settembre era il movimento del sole caldo ma non caldissimo, una temperatura sui 27 gradi, spesso il sole ma senza l’umidità dei paesi tropicali. Oggi, invece, si continua ad andare a scuola a maggio e giugno con temperature che raggiungono e superano i 30 gradi e una umidità spesso elevatissima. E così al rientro, a settembre, i gradi possono persino arrivare a 35, come in questi giorni nel sud Italia.

Operai in cassa integrazione per il caldo. E gli studenti?

Per le madri (e i padri) questo è fonte di ansia e preoccupazione. Prendere i propri figli madidi di sudore alla fine della scuola, saperli in un stanza magari rovente per ore fa star male, a volte è quasi insopportabile. Le scuole si attrezzano come possono: finestre aperte, persiane chiuse, in alcuni casi, specie nelle private, c’è l’aria condizionata che non sempre è la soluzione migliore ma a volte sì. Per il resto, nulla. La politica, e in particolare il ministero della Pubblica Istruzione, non ha mai affrontato questo tema, mai lo ha, incredibilmente, citato, come d’altronde non viene mai citato l’aumento delle temperature in altri contesti.

Quest’estate l’Inps ha pubblicato una decisione storica: con 35 gradi percepiti per gli operai in strada scatta la cassa integrazione. E giustamente, si poteva fare anche con 30. Ma per gli alunni? Per le scuole? L’interruzione della didattica sarebbe devastante.

Un calendario sbagliato, ma che il caldo rischia di peggiorare

Il calendario scolastico italiano, concepito in un secolo diverso dal nostro, ha sempre previsto, ma non per il caldo, un periodo di ferie immenso e dilatato, dannoso per la continuità della didattica e foriero spesso di dispersione scolastica. Incredibilmente, in questi anni non c’è stato modo di modificarlo. Siamo rimasti a metà giugno, anche prima, e metà settembre. 3 mesi di assenza da scuola, un unicuum in Europa, in cui si frazionano le vacanze durante l’anno. Personalmente mi sono sempre battuta per l’allungamento, convinta che in una società civile non si debbano fare più di due mesi di vacanze estive.

Ma a oggi, con le temperature in aumento esponenziale, quell’allungamento che tanto farebbe bene ai più fragili scolasticamente sembra impossibile. Stare sui banchi fino a luglio inimmaginabile, tornare a fine agosto pure. La crisi climatica danneggia gli studenti, specie i vulnerabili.

L’utopia di una scuola come luogo fresco e verde

Ma non si potrebbe fare qualcosa, allungando al tempo stesso gli orari? Dotare appunto le scuole di aria condizionata, ventilazione, creare nelle scuole piccole boschi e mettere piante per abbassare la temperatura e via dicendo. Sì certo che si potrebbe, in teoria. Nella pratica, non avremo mai né tempo né soldi né volontà politica per cambiare radicalmente volto alle migliaia di istituti italiani. Che invece se ci fosse anche intelligenza politica e interesse verso i bambini potrebbero diventare persino dei luoghi protetti l’estate, ventilati e freschi, dove i ragazzi che non possono fare vacanze si rifugiano, perché magari hanno una casa piccola e caldissima.

Il ritorno della dad per il caldo?

L’altra alternativa, che alcuni genitori cominciano a chiedere, è ladidattica a distanza nei periodi più caldi. Ovviamente, a chiederla è soprattutto quel ceto benestante che ha un’alternativa, una casa fuori città, al mare, in montagna. Ma anche il ceto medio che magari ha parenti in piccoli paesi dell’appennino o delle alpi potrebbe aderire. Da grande critica della dad, temo che questo strumento ci tornerà utile quando saremo di fronte a ondate di calore sempre più forti. Perché possiamo temporeggiare ancora un po’, ma quando i valori saranno oltre i 35 è evidente che tutto il giorno in classe non si potrà stare. E se non avremo fatto i dovuti interventi – in Israele per esempio in classe si va lo stesso, perché si sono attrezzati – la dad resterà l’unica opzione. Con le conseguenze che sappiamo.

Cari insegnanti scendete in piazza per il clima

Nel frattempo, noto con un po’ di sgomento una mancanza di protesta, così come una totale assenza di dibattito pubblico, su questo tema da parte sia dei genitori che degli insegnanti, soprattutto di questi ultimi. Come genitori non possiamo fare molto, raccogliere firme per i presidi è inutile se il calendario è nazionale. Si può scendere in piazza sì, ma la vita è complicata (e in piazza ormai fa troppo caldo).

Mi stupiscono invece gli insegnanti, che possono scioperare grazie alla loro rete anche sindacale. Come mai non scioperano per non tornare su banchi e classe arroventati? Perché non incrociano le braccia, dicendo che no, questa non è una condizione possibile, che bisogna fare qualcosa, perché ne va della salute di tutti? Sempre più penso che se ogni parte della società protestasse per il clima, ci sarebbero risposte migliori.

Non lasciateci qui soli a scrivere di questo, questa protesta facciamola insieme. Il tempo è poco, e ogni anno la crisi climatica si mangia dei giorni. Non accettiamo passivamenteun cambiamento drammatico, che sta avvenendo nella totale e perfetta indifferenza del mondo politico e mediatico intero. Facciamolo per noi, per i nostri bambini, per quelli degli altri e di tutti.

Pubblicato su La Svolta 11 settembre 2022

Image by Monoar Rahman Rony from Pixabay

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.