Da un lato Bolsonaro e gli incendi amazzonici. Dall’altro, noi spettatori attoniti angosciati per la nostra sopravvivenza messa a rischio. Sembrerebbe non esserci nessun filo in comune, bene e male separati come nelle fiction. E invece no, perché quell’oceano che separa Brasile e Italia è solcato tutti i giorni da aerei e navi, un flusso inarrestabile e crescente di materie prime che servono per fare salumi e formaggi, anche quelli DOP e IGP, mobili di legno pregiato, pelle per l’alta moda. Molte di queste eccellenze italiane sono legate a doppio filo con la deforestazione tropicale, come racconta un documentario chiaro e toccante, Deforestazione Made in Italy, nato grazie a un crowdfunding e scritto da un giovane documentarista esperto di ambiente e filiera agroalimentare, Francesco De Augustinis. “Inizialmente anche io credevo che l’Italia avesse un ruolo secondario nella deforestazione, invece ho scoperto numeri impressionanti”, spiega. Il legno, anzitutto: l’Italia è uno dei principali importatori al mondo di legno, 21 milioni di tonnellate. Migliaia sono le aziende, in genere a conduzione familiare, che comprano legno che arriva dal Brasile, parte del quale è tagliato illegalmente. Tracciare tutti i passaggi è difficile, spesso nelle segherie brasiliane legno legale e illegale si mischiano, ma anche le aziende italiane chiudono un occhio, anche perché il controllo finale spetta proprio a chi acquista.  Altro settore, altra eccellenza: la bresaola della Valtellina, anche quella IGP, raramente fatta con carni italiane. Gli animali arrivano infatti da Sudamerica e Europa. Una delle aziende citate, la Rigamonti, risulta controllata dalla principale multinazionale brasiliana per produzione di carne, la JBS, sotto accusa per aver acquistato il 60 per cento delle aree deforestate. Uno dei punti che il documentario sottolinea è proprio la difficoltà per i consumatori di sapere. Ad esempio che quegli stessi bovini e suini che mangiano sotto forma di bistecca o salumi sono allevati con soia brasiliana Ogm, nonostante l’Italia sia un paese Ogm  free. Nel 2018 l’Italia ha importato 267mila tonnellate di soia dal Brasile e 114 mila dal Paraguay, destinata – bene notarlo – al 90 per cento al settore zootecnico, anche per produzioni DOP, sia di carne che di formaggi. Ma la soia arriva anche dalla carne di maiale, utilizzata per produzioni IGP o non certificate, della Germania, una delle principali importatrici di soia brasiliana. E poi c’è la pelle, di cui siamo massimi importatori dal Brasile, utilizzata da marchi della moda italiana. Nessuno dei quali, secondo il programma Global Canopy Program, che analizza il rapporto tra aziende e deforestazione, raggiunge la sufficienza. Insomma, mangiare carne, comprare una borse di pelle o un mobile italiani può essere un atto che aggrava a quella deforestazione del pianeta che ci atterrisce. Deforestazione Made In Italy, senza dare indicazioni prescrittive o giudizi, apre gli occhi su questo inquietante legame. Che aiuta a dirigere meglio l’indignazione, oltre a fare scelte più consapevoli.

Agosto 2019, Il Fatto Quotidiano

Foto: Stanislav Kondratiev

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