Inserimento, un incubo per i genitori (e i bambini)

La mail ti viene mandata in un torrido giorno di luglio, tu stai in partenza per le vacanze, non la guardi bene e fai male. Perché quando verso fine agosto ti rendi conto di cosa c’è scritto, capisci di avere un problema. Quello che ti viene comunicato, infatti, è che tu figlio di tre anni la scuola “vera”, cioè fino alle quattro di pomeriggio, comincerà il primo ottobre. Prima ci sono tre settimane in cui il bambino ci andrà pochissimo. Il primo giorno, solo per vedere la classe, il secondo e il terzo, un’oretta e mezzo insieme ai genitori, poi due giorni a casa per ricominciare la settimana dopo, sempre per un paio d’ore, e quella dopo ancora un po’ più a lungo, giusto fino al pranzo. Lo schema può variare a seconda delle scuole, ma con la stessa identica impronta: per le prime settimane, non primi giorni, il bambino a scuola ci sta pochissimo. Motivo? Deve abituarsi al ritmo della scuola, la classe va formata lentamente, il gruppo ha bisogno di tempo e così via.

Menù vegano nelle mense, giusto multare le scuole che non lo prevedono

Nella vita può accadere di tutto, ad esempio, com’è successo a me, trovarsi ad elogiare un disegno di legge depositato dalla deputata di Fi Micaela Vittoria Brambilla, con la quale non ho mai condiviso nulla e della quale ho sempre trovato irritante il contrasto tra i suoi incarichi istituzionali su temi importanti come turismo e infanzia – è stata persino Presidente della Commissione parlamentare dell’infanzia e l’adolescenza nell’indifferenza generale – verso i quali ha sempre mostrato scarso interesse e la sua passione per gli animali, con tanto di collaborazioni riviste equine (è giornalista) e fondazione di vari movimenti politico-animalisti.

Le va riconosciuto, tuttavia, che sul fronte protezione animali è una delle politiche più attive nel nostro paese, nel generale e incomprensibile silenzio degli altri, con proposte senz’altro condivisibili, viste le condizioni terrificanti in cui versano soprattutto gli animali da reddito, ossia tutti quelli destinati alla macellazione e poi al nostro uso e consumo. La proposta appena depositata alla Camera, dal titolo “Norme per garantire l’opzione per la dieta vegetariana e la dieta vegana nelle mense e nei luoghi di ristoro pubblici e privati”, riguarda appunto le mense scolastiche e prevede multe salatissime per quelle mense che non prevedano menù vegetariani e vegani. Misura giusta, non c’è dubbio, anzi benvenuta. Come è giusto che ci sia possibilità di scelta anche in luoghi come ospedali e caserme, dove alla tristezza della privazione di libertà e della malattia si aggiunge anche quella di pasti imposti nella composizione, anch’essi una forma di negazione del pluralismo e quindi del rispetto delle persone.

Continua qui. 

Bullismo, tutte le colpe di noi genitori

 

Ragazzi che minacciano prof, adolescenti che bullizzano i compagni, bambini che mettono in atto comportamenti aggressivi verso coetanei e insegnanti. La cronaca di questi mesi è ormai un bollettino di guerra, e di fronte a professori messi letteralmente sotto assedio, le scuole si scoprono prive di strumenti. Trovare strategie per arginare e punire i violenti è oggi un tema all’ordine del giorno, così come mettere in atto programmi (ri)educativi verso bambini e ragazzi che hanno perso ogni senso del limite. Ma mentre le scuole si interrogano, noi genitori dovremmo fare una riflessione sulle nostre colpe. Che sono enormi, visto che tutto ciò che facciamo fin da quando nostro figlio nasce non fa altro che alimentare quell’individualismo e quell’indifferenza verso l’autorità che sono il segno distintivo dei bulli.

Salvate le madri italiane dall’inserimento a scuola

UnknownQuesto è un grido di dolore: salvate le madri italiane dall’inserimento previsto dalla scuola italiana. Si comincia con l’asilo nido, dove il ragazzino di ormai almeno un anno, stufissimo di stare a casa ed euforico per la nuova esperienza di socialità, viene costretto a godersi della compagnia dei suoi compagni un’ora al giorno, poi due, poi tre, neanche dovesse adattarsi a un campo di lavoro. Nel frattempo la è costretta a prendersi un’altra settimana di ferie, a meno di non trovare un datore di lavoro che accetta di vederla comparire per poi dileguarsi in vista dell’uscita del pupo. Pupo che ovviamente alla vista della madre piange, perché deve lasciare un piccolo mondo di giochi appena assaggiato per tornare alla noia di casa.

Continua a leggere