Il recente taglio del Fondo per il contrasto ai disturbi alimentari (Dca), pochi milioni tuttavia preziosissimi per le associazioni e gli esperti che si occupano di questa immane tragedia, con migliaia di vittime ogni anno – oltre tremila per l’Italia, una cifra devastante – è l’esempio perfetto di come purtroppo oggi funziona la politica. In particolare, ovviamente, quella di questo governo.

Lungi dal prendersi cura di chi soffre, di chi è bisognoso, di chi è povero, di chi è in mezzo a una strada, dei milioni di famiglie che arrancano per arrivare a fine mese perché scarseggiano persino i soldi per il cibo, lungi insomma dal tutelare, la politica fa misure che aumentano le sofferenze. Che fanno male.

Gli esempi di tagli al welfare prezioso in questa legislatura si sprecano, basti pensare al reddito di cittadinanza. Ma quello del Fondo per il contrasto ai Dca è simbolico ancor di più nella sua dinamica. Perché oggi funziona così: la politica fa scelte sbagliate, dannose e scriteriate. La notizia si diffonde, le vittime e chi si occupa della questione cominciano a protestare. Le associazioni sono costrette ad unirsi, a fare appelli, proteste, manifestazioni, aggiungendo fatica alla fatica del lavoro di tutti i giorni. Dopo questa mobilitazione, dettata dalla rabbia e anche dalla frustrazione per scelte così assurde – specie quando poi magari si sprecano miliardi in opere inutili e milioni in mancette ad amministratori locali amici – la politica, il governo, si muove. I ministri dicono che si troveranno i fondi. Forse, poi qualche volta i fondi si trovano. Ma resta il fatto che si sono costretti i cittadini, le associazioni, gli esperti a fare una battaglia per non essere colpiti e travolti. Resta il fatto che se non si fossero mossi, i tagli sarebbero rimasti.

Per l’ambiente è lo stesso. Di recente ho fatto una inchiesta sul progetto per un nuovo porto a Fiumicino, situato alla foce del Tevere, che sarebbe vicino a quello di Fiumicino già esistente e a quello di Civitavecchia. Un porto privato, caso unico in Italia, dedicato alla crocieristica e gestito con una concessione quasi centenaria dalla società Royal Caribbean. Il progetto nasce in area Pd, è stato inserito nelle opere del Giubileo con l’evidente benestare di Gualtieri, anche se si concluderà a Giubileo finito, un assurdo, e ora è stato sposato anche dal centrodestra.

Contro questo scempio, che aprirebbe un precedente pericoloso oltre che devastare un ecosistema marino fragile, si sono mosse, al solito, le associazioni. Ma anche gli intellettuali, con un appello accorato. Non è ancora chiaro cosa succederà, ma anche qui si ripete lo stesso schema: la politica attacca, o per tagli o per cercare di piazzare opere e progetti che vanno ad unico vantaggio del privato, distruggendo beni comuni; la società civile, i cittadini, di nuovo le associazioni devono difendersi con i loro fragili mezzi. Devono magari anche pagare avvocati, o comunque fare raccolte fondi pur non avendone e dovendo fronteggiare invece chi ha mezzi e soldi per attaccarsi e al tempo stesso difendersi.

Ancora sull’ambiente: le misure contro gli attivisti ambientali che le questure stanno assegnando sono di una ferocia incomprensibile. Fogli di via, avvisi orali, denunce, nuove leggi in arrivo con aumento della carcerazione e delle pene. Tutto questo va contro il diritto costituzionale e anche contro i diritti umani in senso lato. E infatti questi movimenti si appelleranno alla Corte dei diritti umani, oltre ad altri diritti presenti nel nostro ordinamento. Ma questo che vuol dire? Vuol dire spendere migliaia e migliaia di euro in avvocati. E anche se saranno assolti, passeranno per una trafila giudiziaria sfinente e angosciosa, tanto che molti, alla fine, lasciano.

Gli esempi sarebbero tantissimi, sia dal punto di vista ambientale che sociale. Mi preme però sottolineare appunto l’assurdità di questo schema: attacco della politica, difesa dei cittadini con pochi mezzi e poche forze. Quando invece compito della politica sarebbe tutelare, appunto, proteggere, appunto. Siamo arrivati invece a questo, che il meglio che possiamo sperare è che i provvedimenti non ci riguardino. Che insomma possiamo almeno restare nella condizione in cui siamo, che non ci colpiscano tagli scriteriati oppure opere dannose per noi.

E poi ci si chiede perché le persone non votano più, perché i giovani non votano più. E’ facile: perché dare fiducia e potere a chi, nel migliore dei casi, non farà nulla? E nel peggiore renderà la mia vita, la nostra vita ancora peggiore di quella che è?

Su Ilfattoquotidiano.it, 21 gennaio 2024

Foto di Niek Verlaan da Pixabay

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