La nostra Costituzione compie 75 anni. E splende come prima anzi, dall’anno scorso, più di prima, visto che accanto alla tutela del paesaggio la nostra Repubblica dal 2022 tutela anche “l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Non solo: l’articolo 42 contiene un nuovo principio importantissimo e potenzialmente rivoluzionario, laddove dice che l’iniziativa economica privata resta libera ma non può in nessun modo recare danno “alla salute e all’ambiente”.

Con uno strumento così in mano avremmo pensato che il Parlamento, ma anche tutti coloro che decidono e mettono in atto grandi (e piccole) opere, avrebbe iniziato a legiferare e agire diversamente e con maggiore prudenza. E invece la tutela dell’ambiente resta un gioiello incastonato nella Carta e lì lasciato, per poi continuare col saccheggio e la devastazione ambientale di sempre: le trivelle autorizzate dal governo nei nostri mari, gli inceneritoriil via libera alla caccia pure in cittàma anche le grandi opere per i mondiali di Cortina (che stanno sventrando le montagne) sono solo alcuni esempi di scelte in totale contrasto con lo spirito della carta. Ma in effetti ce ne sarebbero tantissimi.

Ad esempio il fatto che le città non forniscano un trasporto pubblico degno di questo nome, provocando gravi danni alle salute dei cittadini, o che si producano cibi insalubri, che nelle scuole si respiri cattiva aria, e così via. In realtà, qualsiasi attività di fatto climalterante potrebbe essere messa sotto accusa. Eppure questo strumento formidabile al momento sembra non essere usato.

Lo scontro fuori tempo tra “pro paesaggio” e “pro rinnovabili”

L’altro punto che i nuovi articoli della Carta chiariscono è il rapporto tra tutela del paesaggio e dell’ambiente, rispetto alla quale la Costituzione sembra indicare una continuità e nessun conflitto. E invece ci ritroviamo ancora a litigare su paesaggio e rinnovabili, con alcune associazioni, come Legambiente, Wwf e Fai, schierate per la necessità di accelerare sulle rinnovabili pena il veder distrutto il nostro paesaggio dalla crisi climatica e Italia Nostra, appoggiata dal sottosegretario Sgarbi, in difesa di una posizione di conservazione radicale del paesaggio e di parziale ostilità alle rinnovabili.

Insomma, sembra che la nuova Carta non ci abbia (ancora) insegnato niente. E anche se è vero che i nuovi articoli non rivestono un ruolo formale ma sostanziale, come qualsiasi altro articolo, tuttavia al momento attuale il nostro Paese sembra attestato su questa posizione: da un lato si riconosce formalmente l’urgenza ambientale e il riscaldamento globale. È la Meloni che va alla Cop27, è Pichetto Fratin che tra una domanda e l’altra su gas ed energia sostiene che si faranno più rinnovabili, o pubblica il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici fatto di tanti dati e nessuna chiara proposta politica, sono le tante passerelle a eventi ambientali e le dichiarazioni all’insegna del greenwashing di politici e amministratori locali.

Attivisti ambientali trattati come brigatisti

Dall’altro, risolto formalmente il fastidioso problema dei compiti a casa, la politica si dedica a fare tutt’altro, dimostrando di non aver capito nulla del problema. Altrimenti non si spiegherebbe ciò che è successo la settimana scorsa, quando alcuni attivisti di Ultima Generazione hanno imbrattato di vernice i muri del Senato e la politica quasi interamente si è scagliata contro di loro, definendoli criminali.

Il servizio pubblico, cioè il Tg1, dimostrando subito di essersi schierato con zelo con il governo in carica, e quindi smentendo il ruolo neutrale che dovrebbe avere, ha deciso di non mandare in onda le foto dell’imbrattamento, trattando a sua volta gli attivisti peggio di brigatisti e stragisti e omettendo una notizia che andava data, perché, appunto, notizia. Il tutto mentre in Europa le anomalie nelle temperature hanno raggiunto questo inverno le due cifre (due cifre!) e la neve è scomparsa dalle nostre montagne. D’altronde, l’angosciosa mitezza dell’inverno è anzi stata accolta addirittura con favore da economisti e politici, visto il conseguente risparmio di gas.

Obiettivi e tutele formali non fermano la CO2

E, a proposito di neve, questo governo ha dimostrato di non sapere nulla di crisi climatica anche quando Daniela Santanchè, ministra del Turismo, ha annunciato un pomposo piano per “gli Appennini senza neve”, tra cui figura anche al dotazione di cannoni che permetterebbero di fare neve artificiale con temperature più alte dimostrando, in sostanza, di non aver capito ciò di cui si sta parlando e trattando il caldo di quest’anno come bizzarra anomalia e non come una tendenza al momento inarrestabile qual è.

Se la scissione tra buoni propositi e fatti è ovunque, quando si parla di ambiente lo è ancora di più. E questo vale anche per l’Europa, che si è posta ambiziosissimi obiettivi, i più radicali del mondo, forse, ma che si sta dando ben poco da fare per raggiungerli.

Gli obiettivi e le tutele formali ci rassicurano, e sono senz’altro buona cosa, ma l’anidride carbonica scende solo con i fatti, cioè con le scelte, come Greta Thunberg ricorda costantemente.

Le inascoltate parole di Mattarella

Sono sempre i fatti a parlare e lo fanno sempre duramente, proprio perché non si è fatto, appunto, abbastanza. Vedi le tragedie della Marmolada e delle Marche, vedi, molto più in generale la pandemia la crisi energetica.

Nel primo caso, se si fosse intervenuto con migliaia di miliardi spesi per vaccini e sanità per rafforzare gli ecosistemi forestalie mantenere la distanza tra uomini e animali non ci sarebbero stati milioni di morti.

Nel secondo, se avessimo fatto negli ultimi anni tutte le rinnovabili che ci servivano, non staremmo discutendo di bollette da mesi, né centinaia di famiglie sarebbero nell’angoscia di come pagarle, né intere manovre sarebbero spese per questo e non per servizi, salute, welfare, cura dell’ambiente.

Il collegamento è tanto evidente quanto sistematicamente nascosto, perché la gente non lo capisca.

Eppure il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto un appello chiaro, nel suo discorso di fine anno, alla difesa dell’ambiente e la messa in sicurezza del pianeta e alla centralità delle rinnovabili, contro ogni uso del fossile.

Nessuna apertura al gas, quel gas che ci viene propinato come “sicuro”, “necessario” e “stabile” sia da chi lo produce che dal governo stesso (come dal precedente).

Il discorso è stato elogiato da tanti e tuttavia, proprio come per i nuovi articoli della Costituzione, sembra far parte della collezione di belle porcellane tenute nella credenza.

Eppure le parole giuste, così come le leggi giuste, rappresentano i veri strumenti che dovremmo usare per contrastare la crisi. Rendendole il faro del nostro agire e non occultandole o calpestandole. Fino a quando, in mezzo alla macerie, saremo costretti a riconoscere quanto fossero fondamentali.

Uscito su La Svolta del 9 gennaio 2023.

Foto di Benjamin Davies da Pixabay

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