La settimana scorsa ha visto accendersi uno scontro aperto tra importanti associazioni ambientaliste sul tema delle rinnovabili.

Da un lato, Wwf, Legambiente e anche il Fai hanno lanciato un documento per proporre un piano nazionale straordinario di individuazione delle aree idonee per l’installazione di eolico e fotovoltaico, istituire una cabina di regia interministeriale e riprendere a “correre” sulle rinnovabili.

Dall’altro lato, l’associazione Italia Nostra, sulla scia delle posizioni del sottosegretario Vittorio Sgarbi, e con l’appoggio anche di storici dell’arte e intellettuali come Tomaso Montanari, hanno criticato il documento, attestandosi su una posizione molto più conservativa e appellandosi all’importanza della decrescita e della diminuzione dei consumi energetici, più che al “sogno-incubo” delle rinnovabili ovunque.

Ma la scorsa settimana è stata anche quella in cui gli Stati Uniti hanno annunciato una svolta sulla fusione nucleare, dopo che per la prima volta si è riusciti ad avere una reazione che genererebbe più energia di quella necessaria per innescarla. Un passo un fondamentale per avere, come è stato scritto, “energia infinita”.

Dulcis in fundo, Giorgia Meloni alla Camera ha parlato di gasdotti nei quali passerà in futuro “idrogeno verde”, tema di cui ben pochi sanno.

Più rinnovabili e più decrescita possono andare di pari passo?

Proviamo a metterci nei panni di un cittadino normale, magari anche non del tutto digiuno del tema. Cosa avrà pensato in questi giorni? Che le rinnovabili distruggono il paesaggio e fa bene una parte del governo a opporvisi? Che, come invece sostenuto dalle associazioni schierate per un profilo più interventista, se non acceleriamo veramente sulle rinnovabili non riusciremmo a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione? Ma se a breve avremo una fusione nucleare che ci darà energia infinita, a che servono le rinnovabili e il dibattito sulle rinnovabili?

E in tutto ciò, che ruolo gioca l’idrogeno? Insomma, un grande caos di notizie sui temi energetici e climatici che rischia di generare inazione e scetticismo.

Oppure, al contrario e peggio, un entusiasmo che non ci serve, quando avremmo bisogno invece di molto più realismo e senso del limite. Io alcune idee sui temi in questione me le sono fatte. 

Ad esempio, rispetto al dibattito sul paesaggio, penso che sarebbe certamente bello poter procedere con maggiore prudenza e selezionando con cura i luoghi per eolico e fotovoltaico ma purtroppo, semplicemente, non abbiamo tempo.

Se vogliamo tagliare le emissioni del 55% al 2030, c’è un’unica strada, quella delle rinnovabili subito, i cui progetti andrebbero autorizzati con molte meno rigidità rispetto a quanto si fa ora.

Questo non vuol dire, però, avversare la decrescita o non crederci, né essere ignari di quanto anche il mondo delle rinnovabili possa essere inquinante e dannoso rispetto ai materiali e alla loro estrazione. Tutto il contrario.

Sono convinta che la possibile salvezza passerà dalle rinnovabili unita a una diminuzione dei consumi energetici, ovvero passerà da fotovoltaico ed eolico più un cambiamento del nostro modo di vivere e pensare, processo necessario anche se molto complicato perché purtroppo viviamo all’interno di un sistema che ci obbliga a consumare energia (perché è fatto esattamente per quello).

Ecco perché la decrescita non può essere alternativa alle rinnovabili, ma i due temi possono e devono andare di pari passo.

No, la fusione non ci salverà

Infine sulla fusione: con un po’ di informazione è facile capire come in nessun modo la fusione ci potrà “salvare” come viene annunciato. Questo anzitutto per i tempi lunghissimi che non abbiamo. Per i costi immensi, con i quali si potrebbero fare rinnovabili e comunità dell’energia “a gogo”.

Per i costi, anche, degli impianti necessari (e, secondo alcuni esperti, per le leggi stesse della termodinamica, per cui qualunque trasformazione energetica comporta una perdita di energia e non potrà mai farla aumentare).

Infine, sull’idrogeno verde, penso che si tratti di una tecnologia fondamentale, che – come prevede il Pnrr – andrebbe portata avanti di pari passo con le rinnovabili, perché fondamentale per decarbonizzare trasporti pesanti come tir, traghetti, etc. che sono davvero difficilmente elettrificabili.

Fusione nucleare, energia, rinnovabili, idrogeno verde: sono temi complessi su cui la divisione informativa crea ansie e confusione. E se è normale che ci sia dibattito, meno normale che si passino messaggi sbagliati: a esempio che abbiamo tempo per poter decarbonizzare senza fretta sulle rinnovabili, perché caso mai è vero che il nostro paesaggio rischia invece di essere distrutto dagli eventi estremi, così come il nostro patrimonio artistico esterno. E non è vero neanche, anzi è proprio falso, come ha scritto Italia Nostra, che il nostro è un paese a bassa impronta carbonica (!) e che quindi non abbiamo alcun bisogno di installare 70 GW di rinnovabili.

Ma non è vero neanche che la fusione nucleare ci salverà e che ci darà “energia infinita”, il che sarebbe per certi versi persino una sciagura perché, appunto, ci consentirebbe di non fare alcuna riflessione sul nostro stile di vita e su come andrebbe cambiato, ma anche sul senso della nostra presenza qui sulla terra e del nostro modo di agire e comportarci su di essa.

Non esistono scappatoie, ma una speranza concreta: sole e vento

Non è facile neanche per noi giornalisti raccontare in maniera corretta i temi dell’energia e del clima, vista la loro complessità, il poco tempo e spesso le poche risorse di cui i giornali sono dotati.

Ma appunto, cominciamo a dire no ai messaggi ideologici e sbagliati, a non parlare mai, a esempio, di “lobby delle rinnovabili” perché se pure ci sono interessi, com’è normale per qualsiasi tecnologia, troppi sono i vantaggi per poter gettare fango su una strada sicura. Cominciamo a mettere insomma dei punti fermi, a mantenere una linea coerente, senza rovesciare continuamente il punto di vista o trattare in maniera sensazionalistica notizie che potrebbero non avere niente di sensazionale, come appunto la fusione.

Perché se no, stanco di tutto, il lettore preferirà giustamente chiudersi nella sua “confort zone”, rinunciando a capire e agire. E sarebbe senz’altro una disdetta, che tra l’altro non possiamo davvero permetterci. Le rinnovabili vanno fatte rapidamente e accelerando sulla burocrazia che le ferma e su questo punto non si dovrebbe transigere.

La fusione è, per ora, ancora una illusione a lungo termine, che è bene lasciare a chi se ne sta occupando, tenendo presente anche però che se investissimo tutti quei soldi sulle rinnovabili, avremmo energia infinita anche da sole, molto prima e con assoluta certezza.

La crisi climatica è una tema doloroso ma anche faticoso, prospettare vie d’uscita che spesso sono più che altro psicologiche danneggia le persone. Che per un po’ credono che l’umanità abbia risolto i propri problemi, salvo poi ricadere nella paura e doversi risintonizzare con emozioni diverse, fatte appunto di angoscia per la condizione in cui siamo ma anche di speranza realistica in ciò che già è alla nostra portata, e in cui occorre assolutamente credere di più.

Ci devono credere di più tutti, dai politici ai cittadini, dalle associazioni ai giornali. Perché di rinnovabili si parla tantissimo, ma paradossalmente ancora non si è realizzata la loro portata rivoluzionaria. Una buona informazione dovrebbe partire da qui.

Pubblicato su La Svolta.it del 19 dicembre 2022

Foto di Sebastian Ganso da Pixabay

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