Il discorso del premier Mario Draghi  in Senato è stato, per chi si occupa di cambiamento climatico, una sorpresa abbastanza stupefacente. Ma prima ancora, bisogna riconoscere che il discorso di Draghi è stato magistrale nel dare voce soprattutto alla società italiana. Il presidente del Consiglio ha finalmente parlato di coloro che nel paese sono sempre in fondo, soprattutto i giovani – etichettando la propria generazione profondamente “egoista” verso di loro -, poi i lavoratori autonomi, i più colpiti dalla crisi, infine le donne, sulle quali Draghi si è soffermato a lungo, denunciando con forza una discriminazione che non può essere colmata da ipocrite misure e false quote rosa.

Ha parlato di volontariato, scuola e soprattutto formazione, ricordando la centralità degli istituti tecnici. E ha parlato, appunto, di ambiente. Ambiente in relazione al lavoro, perché servono nuove figure professionali che la scuola e l’università devono saper formare. Ambiente in relazione all’economia, perché giustamente i ristori non possono essere a pioggia, ma vanno modulati, premiando le attività del futuro. Ambiente e turismo, perché occorre virare verso un turismo sostenibile e non più “predatorio” delle città d’arte. Ambiente e pandemia, visto che Draghi ha sottolineato con forza il nesso esistente tra cambiamento climatico, devastazione ambientale e Covid-19, citando direttamente le parole del Papa.

Quest’ultimo passaggio segna certamente una svolta culturale della politica. Draghi è arrivato a dire che è illusorio pensare al ritorno alla normalità come quando torna la luce dopo un black out. Perché tutto è cambiato e soprattutto perché altre sfide ci attendono, a causa del cambiamento climatico, su cui il premier si è soffermato davvero a lungo parlando di gas serra, transizione ecologica, conseguenze delriscaldamento globale sulle persone e sui lavoratori. Insomma, come aveva promesso, davvero l’ambiente è stato messo al centro del programma, non lasciato in un ghetto.

Tutto questo, però, resta per ora un magnifico e commovente discorso, di alta levatura e soprattutto, finalmente, di respiro totalmente europeo. Ma nonostante i propositi che appaiono veramente e finalmente giusti, la possibilità che il suo governo presto si scontri contro il suo limite più grande, il fatto cioè di mettere insieme ministri che la pensano in maniera opposta su temi assolutamente fondamentali, è a mio avviso molto alta. Già in questi giorni alcune esternazioni di politici che ne fanno parte hanno mostrato con chiarezza che l’illusione che un deus ex machina calato dall’alto magicamente faccia scomparire le idee contrapposte – cosa che in teoria non sarebbe neanche auspicabile, come se un partito potesse cancellare ciò in cui ha creduto e per cui agisce – è evidente.

Addirittura l’altro ieri Matteo Salvini è arrivato a mettere in discussione la moneta unica – incredibile – e ha rilanciato il ponte sullo stretto. Nel suo discorso Draghi, che ha lanciato una frecciata proprio a Salvini sulla moneta, ha detto che non si tratta di fare un passo indietro rispetto alle singole identità, ma un passo avanti. Ma non è chiaro che cosa concretamente questo voglia dire.

Alcuni analisti hanno sottolineato come Draghi abbia assegnato i ministeri chiave legati ai fondi del Recovery Plan, a partire dal ministero della Transizione ecologica, ma anche digitale e trasporti, a ministri tecnici, dando ai politici il potere sul resto. Come a dire, lascio che si scontrino su salute, lavoro e molto altro, ma traccio un cerchio eticamente neutrale intorno ai temi del Recovery Plan. Ma la verità è che non esistono tecnici senza idee e senza valori. È molto attraente l’idea che la tecnica sia neutrale, che si tratti di “fare le cose e basta e farle fare a persone competenti”, magari il più rapidamente possibile. Peccato che sia falsa. Anzi, in teoria proprio i competenti sono quelli che dovrebbero avere una visione etica più forte, più strutturata.

E infatti il discorso di oggi di Draghi è stato un discorso segnato dai valori in ogni suo singolo passaggio. Non solo. Ha chiaramente mostrato quello che è il senso dell’agenda 2030 dell’Onu, cioè l’idea che tutti i diritti siano legati tra loro e che quindi vadano difesi insieme; e che quindi non possa esistere, ad esempio, un’energia pulita in un mondo dove c’è ancora fame, o dove non esistano pari opportunità, o dove i bambini non vadano a scuola, o dove non ci si possa curare adeguatamente. Il premier infatti ha correttamente cucito insieme tutti i temi, in relazione al nostro paese, in un’unica tela.

C’è da chiedersi però come verranno accolti il programma e le relative scelte, solo per restare all’ambiente, da una maggioranza dove ci sono partiti indifferenti alle questioni socio-ambientali e climatiche, o addirittura a lungo negazionisti come la Lega (ma non solo, anche parti di Forza Italia e di Italia Viva). Partiti che vedono l’ambiente solo come un problema rispetto alle loro ambizioni e spesso ai loro affari. C’è da chiedersi insomma come un’accozzaglia di politici che la pensano diversamente su tutto possa fare davvero le riforme fondamentali per contrastare il cambiamento climatico e operare quella rivoluzione sociale ed ecologica di cui il premier ha parlato.

Il governo Draghi è nato dal fallimento della politica. Ma è nato anche da un tradimento, quello di Renzi, che ha fatto colpevolmente saltare una maggioranza fragile ma con una sua coerenza ideologica minima e che stava agendo abbastanza bene – anche se sul clima il governo Conte è stato sempre debole e la bozza del Recovery era profondamente manchevole da alcuni punti di vista, specie proprio sull’ambiente e la tutela della biodiversità. Tuttavia, sperare che i “tecnici”, mischiati a politici di vecchia data che si odiano gli uni con gli altri, facciano meglio mi sembra un’illusione.

Ovviamente mi auguro che tutto ciò che ha detto Draghi oggi, dalla necessità di proteggere lavoratori autonomi e piccoli imprenditori all’importanza di dare ai giovani strumenti per non emigrare, dalla centralità riservata alle donne all’importanza sovrana della lotta al riscaldamento globale, si avveri. Ciò di cui ho paura è una teoria perfetta e una pratica invece che lascia tutto come prima, magari peggiorandolo, per l’incapacità dei partiti e per la loro attitudine miope e predatoria. E che le contraddizioni di un governo “tecnico” con una base politica completamente frammentata – tanto da contenere la sinistra solidale come i peggiori sovranisti – rendano l’operazione politica di Draghi, se non impraticabile, veramente difficile da attuare.

Foto di RÜŞTÜ BOZKUŞ da Pixabay

Pubblicato sul Fatto Quotidiano.it febbraio 2021

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