Dimenticate le vecchie okkupazioni, portate avanti da manipoli di studenti politicizzati. Oggi a scuola si sciopera senza casacche politiche, e per ben altra ragione: l’inarrestabile cambiamento climatico. Sono giovanissimi, dai quattordici ai vent’anni, senza patrie nazionali, appoggiati dagli scienziati e spesso dai loro stessi genitori. Svizzeri, tedeschi, belgi, inglesi, australiani, statunitensi, olandesi, austriaci, canadesi che, sulla scia della decisione presa in agosto dalla sedicenne attivista svedese Greta Thunberg di scioperare ogni venerdì sotto le sedi istituzionali – all’insegna dello slogan “Perché studiare se non abbiamo un futuro?” – hanno creato lo Student Climat Network. E lanciato dalla fine dell’anno scorso, utilizzando la piattaforma digitale per videogamer Discord, i cosiddetti “FridaysforFuture”, gli scioperi del venerdì, che culmineranno nello sciopero globale del 15 marzo prossimo. Cosa chiedono? In un comunicato congiunto di tutti i comitati dei vari paesi, gli studenti puntano il dito su un paradosso: “Siamo il futuro dell’umanità, eppure siamo senza voce e privi di potere”. Dichiarano “che non accetteranno una vita vissuta nella paura e nella devastazione” e chiedono il rispetto degli accordi di Parigi, il voto a 16, anni, una nuova forma di giustizia, quella climatica, e una rivoluzione culturale. “Non è più il momento della discussione e della speculazione”, racconta Carlotta Andersen, 14 anni, di Amburgo. “Ci spinge la rabbia verso i politici, anche se siamo entusiasti  della nostra crescita esponenziale”. Jakob Basel, 18 anni, ha fondato il movimento in Germania. “Abbiamo cominciato il primo sciopero a Kiel, avvisando la polizia che saremmo stati una ventina: ne sono arrivati 500. Oggi siamo decine di migliaia”. “Dopo la Germania la Svizzera è il secondo paese per numero di scioperanti, 65.000, e questo ci dà grande speranza”, dice Jonas Kampus, che vive vicino a Zurigo.

Ciò che è diverso, in queste nuove manifestazioni di piazza, è proprio il “clima”. C’è un’atmosfera allegra, persino eccitata. I manifesti – si arriva con uno slogan sul clima e l’hashtag #Climatestrike – sono pieni di frasi ironiche (“Se madre natura fosse stata uomo forse avrebbero creduto nel cambiamento climatico”, “Anche i dinosauri erano convinti di avere tempo”). “Scendere in piazza è una terapia, un modo per combattere la frustrazione e il senso di impotenza di fronte a questo fenomeno. Fino a poco tempo fa non si poteva neanche andare a una festa e dire che si era preoccupati, si veniva etichettati come Cassandre”: a parlare è Sarah Marder, quattro figli, una delle fondatrici del sito nazionale di Fridays4Future Italia e organizzatrice degli scioperi sotto Palazzo Marino, dove ha iniziato da sola. “È giusto dare il primato ai giovani, ma in questa lotta tutti sono importanti”. E infatti, spiega Marianna Tonelli, 18 anni, che organizza i venerdì a Udine, “in piazza ci sono i sedicenni come gli ottantenni”. Anche Paola Mercogliano, climatologa del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), si dichiara entusiasta dello sciopero: “Ho due figli, un giorno dovrò spiegare loro perché nessuno ha fatto niente. Purtroppo saranno costretti a vivere in maniera radicalmente diversa da noi”. In Italia il movimento ha numeri relativamente piccoli, ma inizia ad essere diffuso in decine di città, con centinaia di persone per ciascun flash mob. “La prima volta sono scesa in piazza da sola, io e il mio cartello”, racconta Marianna Panzarino da Bari. “Avevo visto Greta Thunberg al World Economic Forum e mi sono detta: ha 16 anni e io già 24, cosa aspetto? Così abbiamo aperto la pagina Facebook di Bari, e stiamo cercando di coinvolgere le scuole per creare un presidio permanente sotto il comune”. “A chi mi chiede perché lo sto facendo rispondo: perché non lo fai tu, visto che tra 100 anni la pianura Padana sarà sott’acqua?”, dice a sua volta David Wicker, 14 anni, che vive in Val di Susa e sciopera in piazza Castello a Torino. Infine Luca Sardo, 19 anni, racconta: “Noi stiamo attenti a non dare solo messaggi apocalittici. Purtroppo però abbiamo solo 800 venerdì prima che sia tardi. Noi siamo la prima generazione che sente il cambiamento climatico e l’ultima che può far qualcosa”. Sotto l’effetto delle loro pressioni, una testa è già caduta, quella della ministra belga Joke Schauvliege, che li aveva accusati di essere manipolati da poteri oscuri. Ma presto, visti i numeri sempre più vertiginosi, tutti i governi dovranno confrontarsi con loro. E con un’opinione pubblica che i Fridays4Future stanno scuotendo, perché finalmente un ragazzino, anzi una ragazzina, ha gridato che il re è nudo. 

IlFatto quotidiano, marzo 2019

Foto di Daniel Nebreda

foto di Markus Spiske

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