Non bastava il clima torrido. Ci voleva pure la polemica rovente, e pretestuosa, quella del capogruppo della Lega Nord in Liguria Franco Senarega, che ha avuto da ridire sul piano sul “Piano Caldo” del comune di Genova. Piano nel quale è previsto che alcuni rifugiati e richiedenti asilo aiutino gli anziani rimasti in città, per fare la spesa e spostarsi. “Non possiamo lasciarli in balia di presunti profughi”, ha detto in un’interrogazione regionale, spalleggiato dalla vicepresidente Sonia Viale. E dire che la Regione di Liguria è una delle poche che ha individuato sul territorio un elenco di 180.000 cittadini a rischio per un eventuale ricovero o un’assistenza domiciliare gratuita.

Quella dell’identificazione dei soggetti fragili durante le ondate di calore è infatti una delle indicazioni più importanti del nuovo “Piano Nazionale di Prevenzione degli effetti del caldo sulla salute”, redatto dal Ministero della Salute (che ha istituto anche un numero anticaldo, il 1500) insieme al Centro Nazionale Prevenzione e Controllo Malattie. Il Piano aggiorna quello diramato nella tragica estate del 2003 e insiste su varie linee: l’attivazione dei sistemi di previsione e di allarme relativi alle varie città (Heat Health Watch Warning), con i bollettini sulle ondate di calore pubblicati sia sul sito www.salute.gov.it/caldo, che sulla App “Caldo salute”; un sistema di sorveglianza sugli effetti della salute (e sulla mortalità giornaliera); infine una collaborazione stretta tra servizi sociali e sanitari. Restano valide – negli anni hanno funzionato – campagne informative, numeri verdi specifici, sorveglianza domiciliare degli anziani, supporto sociale e volontariato. 

Ma le città italiane come si sono mosse per rispondere alle ondate di calore? Come al solito, in maniera disomogenea e con una differenza netta tra  nord e e sud: il numero anticaldo dedicato c’è in numerose città, anche se spesso funziona solo i giorni feriali, il monitoraggio delle persone fragili e l’assistenza diretta solo in poche; spesso, specie al sud, ci si limita a pubblicare i soliti consigli anticaldo, dal bere molto alle spugnature al non indossare lana (sul sito del Comune di Messina). Più servizi per gli anziani, meno – anzi quasi nulla – per gli altri soggetti deboli, ad esempio donne in gravidanza e bambini. Fa bene Modena, che mappa i casi a rischio, monitora gli accessi al pronto soccorso, forma collaboratrici familiari e cittadini. A Milano sono previsti consegne pasti a domicilio, assistenza domiciliare e aiuto per spesa e visite mediche. A Trieste, se si supera una certa soglia di allarme partono le telefonate a 1200 utenti fragili. Ad Ancona esiste il servizio “Helios”, che consegna condizionatori portatili ad anziani e disagiati. La campagna veneta del comune di Venezia si chiama “Ocio al caldo 2019” e punta soprattutto sull’informazione, segnalando le aree climatizzate pubbliche del centro. Perugia è uno dei pochi comuni che sulla app “Piano Caldo” – su cui sono presenti solo alcune città – fornisce un massiccio elenco di servizi e strutture per i cittadini con tanto di cellulari dei responsabili. E Roma? Attività ricreative per anziani, aumento dei posti per persone senza dimora e divieto per le botticelle di circolare sopra i trenta gradi. Non molto, come fa sorridere l’iniziativa della Protezione civile, che ha distribuito 9.000 in città bottigliette d’acqua, pure di plastica. Meglio allora il comune di Napoli, che almeno ha fornito una mappa delle fontanelle pubbliche. Oltre a distribuire ventagli, forse la misura anticaldo più retro d’Italia. 

Per ridurre l’effetto “isola di calore urbano” nelle città, e disegnare modelli di città adatte agli emergenti disagi climatici, ci vorrebbe ben altro, come scrive il Ministero della Salute nel Piano Nazionale di Prevenzione degli effetti del caldo sulla saluto. Punto fondamentale è “l’implementazione della vegetazione sia dal punto qualitativo che quantitativo”. Tra le altre misure, invece, l’ottimizzazione dell’uso dell’energia, gli incentivi all’energia solare ed eolica, la diminuzione del numero di veicoli tranne ibrido e elettrico,  l’utilizzo di cemento o asfalto colorato che attenui il riscaldamento, la costruzione di parcheggi verdi, “utilizzando pavimentazioni verdi e la bioritenzione e mettendo a dimora alberi con chioma espansa che favoriscano l’ombreggiamento”.

Reynaldo #brigworkz Briganty

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