Crisi di mezza età, fa male ma può essere un’opportunità

“Sai di avere quarant’anni quando ti innervosisci se compilando un form online fai scorrere il cursore in cerca dell’anno di nascita; quando avere amici più vecchi non ti fa sentire giovane; quando non riesci immaginare di farti vedere nuda da nessun altro; quando hai il senso del ridicolo; quando sai che l’estrema gelosia è la rovina dei rapporti; quando ti stupisci se qualcuno flirta con te; quando guardi Il laureato e ti identifichi con i genitori”. È disseminato di massime ironiche il libro della giornalista franco-statunitense Non si diventa mai adulti. E altre cose che ho impiegato quarant’anni a imparare (Sonzogno). Pamela Druckerman, già autrice del fortunato best seller sull’educazione Il metodo maman, questa volta si cimenta con un saggio a tratti ironico, ma che fa riflettere parecchio, sulla crisi di mezza età, quella che dai quaranta arriva poi ai cinquant’anni.

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Mamme a Partita Iva, conciliare vita e famiglia è una battaglia quotidiana

Mi è bastato un giorno e mezzo per finire “Mamme a partita Iva. Come vivere allegramente la maternità quando tutto è contro” (edizioni Sonzogno), scritto dalla giovane antropologa e docente di lingue Valentina Simeoni. Se dal titolo il volume può apparirvi simile alle centinaia di libri sulla maternità vi sbagliate. Infatti, a differenza che negli Stati Uniti, dove sul tema della conciliazione tra lavoro e famiglia è stato scritto moltissimo (l’autrice cita alcuni titoli), in Italia i libri sulla maternità tendono ad essere quasi sempre saggi su come prepararsi al parto, sull’allattamento, lo svezzamento e la crescita, al massimo sull’organizzazione, ma raramente, e specificamente, sulla conciliazione. Invece questo libro si concentra esattamente su questo aspetto, e lo fa analizzando il tema del mettere insieme famiglia e lavoro sia sul piano concreto, sia su quello psicologico ed emotivo, sia infine su quello sociale e direi politico. Di più. Il libro si focalizza esclusivamente sulle madri a partita Iva, quelle di cui non parla nessuno, quelle che davvero la conciliazione devono inventarsela tra mille difficoltà perché non hanno un “caldo” posto fisso pronto al loro ritorno (e con ciò non voglio dire che avere un figlio da dipendente sia facile, ma che da lavoratrice autonoma lo è molto, ma molto di più).

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Single? È molto meglio

unknown“Zitella”: una parola che nel nostro paese indica una  donna sfortunata, sola, incattivita. Tutt’altra visione, invece, è quella della giovane scrittrice americana Kate Bolick, autrice di Zitelle. Il bello di vivere per conto proprio (Sonzogno), un libro nato da un articolo molto discusso negli Stati Uniti (un caso editoriale e uno dei migliori libri del 2015 per il New York Times) in cui Bolick afferma di «preferire una vita da single a un matrimonio mediocre». Un’affermazione che sa di Jean Austen, ma che va oltre.
Zitelle è un libro (anzi un romanzo), in cui l’autrice non pontifica né giudica, piuttosto racconta la storia della sua vita, gli sforzi per diventare indipendente – da scrittrice e giornalista free lance – il piacere, intimo, di avere una casa tutta per sé, la ricchezza delle sue relazioni sociali e amorose, la forza e la bellezza di una vita realmente libera. Leggerlo è un toccasana per tutte, anche per chi sola non è. Perché Bolick invita le donne a riscoprire la propria “zitella interiore”, quel desiderio di libertà e indipendenza che tutte in qualche momento della vita hanno vissuto e che può risuonare con forza anche se ci si trova in una condizione diversa. Magari aiutate dalla lettura di biografie di donne forti e autonome, che nel libro si intrecciano alla narrazione degli eventi di vita della protagonista.

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