Il top della cafonaggine, pure in questa torrida estate? L’occhiale da sole che rimane al suo posto, sia se si incontra una amico, ma anche se si ordina un caffè al barista, che merita eguale rispetto. Per non parlare di chi si gratta con le asticelle, le mordicchia o li infila nello scollo della camicia. Ma le buone maniera in spiaggia prevedono anche che non ci si presenti al bar smutandati e in costume, e pure – strano ma vero – che non ci si scotti fino a diventare rosso, espressione di sprovvedutezza. Rimediare alla propria incompetenza in fatto di etichetta, però si può, tanto è vero che fioriscono nel nostro paese corsi di galateo di ogni tipo, frequentati da donne adulte che vogliono sentirsi più sicure, ragazzi e ragazze, ma anche magistrati e avvocati. “Conoscere l’etichetta consente di destreggiarsi nella quotidianità e migliorare l’autostima”, spiega Samuele Briatore, Presidente dell’Accademia Italiana Galateo e Buone Maniere, che ha anche attivato, in partnership con la Sapienza di Roma, un corso, unico in Italia, di Alta Formazione universitaria dedicata al Galateo e alle Buona Maniere, visto che sono tante le aziende che vogliono dipendenti che sappiano comportarsi in qualsiasi occasione. Ma uno dei filoni più in crescita è senz’altro, la ri-educazione

 di bambini e adolescenti bulli e scomposti, con corsi di galateo pensati per loro. “Certo, i ragazzini di arrivano qui senza nozioni, purtroppo oggi si crede che la forma sia qualcosa di inutile. Però noi qui insegniamo loro non solo come si mettono i piatti, ma anche a rispettare lo spazio vitale degli altri o perché i bambini giapponesi tirano su col naso, visto che nella loro cultura soffiarsi in naso in pubblico è qualcosa di abominevole. Un bambino educato, comunque, non è solo un bambino che mangia composto, ma che si alza in piedi quando si alza un adulto, o sta in silenzio quando il discorso non gli appartiene”. Sugli adolescenti, invece, paradossalmente il lavoro degli esperti di etichetta, che poi sono storici, sociologi, ricercatori, è “quello di spiegargli qual è la forma giusta, liberandoli al tempo stesso dal conformismo di vestirsi e comportarsi uguali agli altri. Un altro lavoro che facciamo sono lezioni di etichetta digitale, dove li invitiamo a prendersi la responsabilità di ogni post pubblicato”. 

Quello che si impara dopo un corso di galateo è essenzialmente una cosa: e cioè che la forma è sostanza e che le regole hanno sempre un senso e un fondamento. “Insomma, l’aperitivo si fa in salotto per dare a tutti la possibilità di arrivare, la frittata non si taglia con il, coltello perché l’uovo è simbolo di vita e di fecondità, i fiori recisi è meglio non regalarli perché ricordano la morte”, continua Briatore. L’etichetta, che pure ha altro significato etimologico, è però anche una “piccola etica”. Una sorta di lingua, “che si può decidere anche di non usare. Ma anche di trasgredire, però essendone consapevoli, perché se non si conosce il senso di una norma non ci sarà neanche nessun piacere a infrangerla”. 

Luglio 2019, Il Fatto Quotidiano

Ricardo Moura

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