Sciami di torte pubblicate sui social, foto di tavole imbandite e aperitivi casalinghi: il cibo è stato il grande protagonista dell’era covid-19 e anzi – complice forse il peso di quattordici pasti a settimana così come la nuova sensibilità ecologica – durante la quarantena lo spreco di cibo, di cui gli italiani erano fino a ieri grandi campioni, è drasticamente diminuito (circa il 25%, secondo i dati del rapporto #iorestoacasa 2020 dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/SWG). In tutto questo tripudio di lievitazione e panificazione, però, in pochi si sono posti una domanda cruciale: che fine fa il cibo destinato alla ristorazione, così come alle mense scolastiche e aziendali? Non si rischia, insomma, di risparmiare da un lato e gettare dall’altro? A dare una risposta ci ha pensato  l’applicazione “Too Good To Go” (lett. “troppo buono per essere buttato”), 20 milioni di utenti in Europa, quasi un milione in Italia con 4.000 negozi registrati in 26 città del paese. L’app da tempo consente a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati e hotel di mettere in vendita delle “magic box” a prezzi ribassati con una selezione a sorpresa di prodotti e piatti freschi. E oggi, appunto, fa un passo in più, lanciando la “Super Magic Box” che contiene prodotti invenduti, con scadenza dai tre ai sei mesi, di grande aziende. “La quantità di cibo rimasta nei magazzini è impressionante”, spiega Eugenio Sapora, direttore Italia di “Too Good To Go”, “e per questo abbiamo messo a disposizione la nostra rete di esercenti e ‘waste warriors’ per salvare quanto più cibo possibile, al tempo stesso aiutando economicamente tante realtà che hanno subito gli effetti della crisi”. Anche per la “super” box il meccanismo è semplice. Ci si reca nei cosiddetti “pick up point”, individuabili attraverso la app, dove si trovano confezioni sorpresa speciali, scontate al 70%,  di aziende come “Fine Food Group”, specializzato in cucina messicana, “Danone”  e “Gruppo Dolcitalia”, che fornisce prodotti per colazioni e merende. 

Insomma, non c’è dubbio: gettare cibo è sempre stato immorale, oggi come ieri. Ma grazie ad un semplice smartphone, oggi gli alimenti hanno una seconda vita e una seconda distribuzione. E  il virus sta moltiplicando le potenzialità delle applicazioni nate contro lo spreco, che oggi sono tante e differenziate tra loro. C’è “Lastminute sotto casa”, tutta italiana, che segnala i prodotti dei negozi di quartiere; c’è “Bring The Food”, sviluppata dalla Fondazione Kessler assieme al Banco Alimentare, che si rivolge a centri commerciali e negozi aiutandoli a mettere on line alimenti in scadenza per onlus, mense e centri di assistenza; c’è “Myfoody”, che offre i prodotti vicini alla scadenza di supermercati (ad esempio Coop e Lidl); c’è “Ubo”, che spiega come conservare gli alimenti, utilizzare gli avanzi, non far scadere gli alimenti; e c’è “Avanzi Popolo 2.0”, nata a Bari come scambio tra privati e che oggi recupera e distribuisce alimenti da imprese o eventi. Un perfetto esempio di economia circolare, dove tutti, ma proprio tutti, hanno da guadagnarci.

Maggio 2020, Il Fatto Quotidiano

Foto di Lum3n.com

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