Femminicidio, perché le donne continuano a morire

Stupite, critiche, indignate: le esperte di violenza sulle donne – statistiche, avvocate, sociologhe, persone che lavorano sia sul campo o che sulla violenza fanno ricerca da anni – non riescono a capacitarsi che la Polizia di Stato abbia diffuso, in vista della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un rapporto, Questo non è amore, in cui il numero dei femminicidi relativi al 2018 risulta di sole 32 donne morte, perché la gran parte dei 94 omicidi non sono considerati tali. A contestare la cifra è, anzitutto, chi i femminicidi li conta da oltre tredici anni, cioè laCasa delle donne per non subire violenza di Bologna, unica banca dati italiana, visto che nel nostro Paese non esiste ancora un Osservatorio nazionale sulla violenza sulle donne. “Da oltre tredici anni noi raccogliamo i dati dei femminicidi, e lo facciamo basandoci solo sulla cronaca, il che significa che anche i nostri sono ampiamente sottostimati”, spiega Anna Pramstrahler. “Al contrario di quanto sostiene la Polizia, purtroppo, il dato è abbastanza fermo, negli ultimi anni siamo sempre su circa 120 donne uccise all’anno. Da gennaio ci risultano 82 donne uccise, 50 in più del dato del Ministero. Il fatto è che quando analizzi gli omicidi devi sapere esattamente cos’è un femminicidio. Noi utilizziamo la definizione delle Nazioni Unite”.

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Allattamento al seno, naturale non vuol dire che sia facile

Colgo l’occasione della Settimana mondiale per l’allattamento materno (1-7 ottobre) per parlare di un argomento “privato” (anche se in realtà non è solo tale, perché ha a che fare anche con la libertà delle madri, la conciliazione vita-lavoro, la salute presente e futura dei bambini e molto altro). Perché mentre si discute di manovra, reddito di cittadinanza e spread ci sono centinaia di migliaia di mamme solo in Italia – considerando che nascono circa mezzo milione di bambini all’anno – che si stanno confrontando con una pratica certamente naturale ma non per questo semplice.

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Crisi di mezza età, fa male ma può essere un’opportunità

“Sai di avere quarant’anni quando ti innervosisci se compilando un form online fai scorrere il cursore in cerca dell’anno di nascita; quando avere amici più vecchi non ti fa sentire giovane; quando non riesci immaginare di farti vedere nuda da nessun altro; quando hai il senso del ridicolo; quando sai che l’estrema gelosia è la rovina dei rapporti; quando ti stupisci se qualcuno flirta con te; quando guardi Il laureato e ti identifichi con i genitori”. È disseminato di massime ironiche il libro della giornalista franco-statunitense Non si diventa mai adulti. E altre cose che ho impiegato quarant’anni a imparare (Sonzogno). Pamela Druckerman, già autrice del fortunato best seller sull’educazione Il metodo maman, questa volta si cimenta con un saggio a tratti ironico, ma che fa riflettere parecchio, sulla crisi di mezza età, quella che dai quaranta arriva poi ai cinquant’anni.

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Preservativi gratis, ecco perché sì!

Può sembrare una notizia secondaria, qualcosa di poco importante rispetto a tanti altri eventi accaduti in questi giorni. E invece no (e non a caso questo giornale gli ha dedicato l’apertura ieri sera). Perché la decisione della Regione Lombardia di daregratuitamente contraccettivi ai ragazzi fino a 24 anni  – come già si fa in Piemonte e Emilia Romagna anche se con diverse modalità – è una svolta molto, molto importante.

1. Il primo motivo, solo in apparenza banale, riguarda l’alto costo di questi dispositivi. Una scatola di preservativi costa svariati euro, una pillola mensile sui 15 euro al mese, farsi mettere la spirale da un ginecologo ancora di più. Per i ragazzi – la normativa lombarda prevede la gratuità solo fino a 24 anni – spesso si tratta di cifre troppo alte, che concretamente disincentivano l’utilizzo dei contraccettivi.

Ad esempio, sono fidanzato con una ragazza e ci faccio l’amore tutti i giorni, spenderò una cifra molto alta in preservativi. Ecco perché potrei decidere di spingere la mia fidanzata a prendere la pillola, ma in questo caso, specie quando il rapporto non è stabile, aumento il rischio di malattie sessualmente trasmissibili, perché purtroppo solo il preservativo garantisce la protezione dalle infezioni. Infezioni che in questi anni stanno avendo un autenticoboom, come dimostrano tutti i dati a disposizione.

Assia Montanino, cliché da Medioevo

Nel paese in cui la stampa e i talk show si stracciano le vesti per i giovani senza occupazione o precari accade che una ventiseienne che viene assunta per un lavoro vero e proprio sia vittima degli attacchi di un quotidiano, diventati virali, proprio in virtù del suo essere giovane (e donna). Lo ha fatto “Il Giornale”, criticando Assia Montanino – chiamata da Di Maio a ricoprire il doppio ruolo di segretaria particolare del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico con un compenso di 72.398.000 euro – perché di lei non ci sarebbe traccia archivi della Pubblica Amministrazione e perché nel suo curriculum non figurerebbero, laurea in Economia a parte, “ruoli apicali”. Ora, come ha chiarito lo stesso Fattoquotidiano.it, difficilmente Assia Montanino sarebbe potuta figurare nella PA, visto che il capo della segreteria e il segretario particolare del ministro, dice il regolamento, “sono scelti tra persone anche estranee alla pubblica amministrazione sulla base di un rapporto fiduciario”. Inoltre sarebbe davvero arduo aver ricoperto ruoli di alta responsabilità a soli 26 anni, età alla quale i suoi detrattori probabilmente non avevano neanche la laurea. Eppure niente: Assia Montanino, scelta da Di Maio proprio perché conosciuta e quindi persona fidata, diventa subito l’espressione della casta, del clientelismo, della promozione e raccomandazione di parenti e amici. Ma non basta: sempre il “Giornale” si è cimentato in una comparazione tra il suo stipendio e una serie di mestieri con paghe inferiori: il chirurgo a 38.000 euro l’anno, la segretaria di direzione in un’azienda a 18.000 euro, un avvocato a 10.000 euro l’anno. Insomma, il fatto che in Italia il lavoro viene sfruttato diventa un’accusa contro chi invece tale non è, quasi fosse stato meglio che Di Maio avesse assunto una segretaria a 5000 euro l’anno, magari in nero. Il motivo di tale avversione è soprattutto uno: nel nostro paese sembra ancora scandaloso che una donna possa guadagnare 70.000 euro l’anno (infatti non accade quasi mai), tanto che il suo predecessore, segretario del ministro Calenda, viene addirittura elogiato, anche se percepiva lo stesso identico compenso senza che nessuno avesse da obiettare e senza che nessuno lo chiamasse con disprezzo “compaesano”. Ma la critica peggiore, anche se implicita, è quella di Assia Montanino “amica”, “amichetta” secondo “Libero”: insomma l’altro stanco e becero stereotipo, purtroppo diffuso pure tra le donne, della donna assunta grazie ad una relazione sessuale. Se sei giovane e carina e hai un ruolo di peso allora sei passata attraverso uno o più letti, illazione che nessun uomo deve sopportare. La reazione Di Maio a tutto questo è stata giusta – parlare di “schifo” e “stampa spazzatura” era quasi il minimo – ma è apparsa eccessivamente sulla difensiva quando il vicepremier si è spinto a dire che Assia Montanini è la figlia di un commerciante che ha denunciato i suoi usurai: effettivamente, non sarebbe cambiata una virgola se fosse stata figlia di nessuno, o di un commerciante normale. Si è difesa invece benissimo l’interessata, che ha risposto in maniera spiazzante dicendo che, avendo un doppio ruolo, avrebbe diritto a due stipendi e che la cifra che prende copre un impegno di sette giorni su sette senza limiti di orario e con responsabilità importanti. E poi ha aggiunto: “E’ triste notare come un giovane in Italia debba costantemente difendersi dalle accuse di incompetenza, solo per un fattore legato all’età anagrafica. Come donna osservo anche che in questi articoli e nelle foto private che sono state pubblicate, c’è un sessismo nemmeno troppo velato, e mi chiedo: se il Capo segreteria fosse stato un uomo cosa sarebbe successo? Purtroppo certi media contribuiscono non solo a diffondere falsa informazione, ma anche a inchiodare l’Italia a un medioevo culturale”. Chapeau.

(Uscito sul Fatto quotidiano di venerdì 20 luglio).

Assegno divorzile, finalmente una sentenza che protegge le donne

Era poco più di un anno fa quando la Cassazione, pronunciandosi sul caso del divorzio tra un ex ministro e sua moglie, aveva completamente rivoluzionato il diritto di famiglia a sfavore delle donne, stabilendo non solo che il criterio del tenore di vita non avesse più ragion d’essere, ma che d’ora in poi sarebbe bastata alla parte più debole anche una minima autosufficienzaeconomica per non avere diritto a nulla. Neanche nel caso l’altra parte, quasi sempre lui, guadagnasse 10 volte tanto. Dopo quella sentenza erano arrivate sulla mia posta elettronica decine di lettere di donne letteralmente disperate. Ad esempio L., un marito iper benestante, lei con semplice stipendio di insegnante, che in base alla nuova sentenza si aspettava di perdere quel minimo assegno di poche centinaia di euro (suo marito infatti poteva chiedere la revisione dell’assegno dopo la nuova decisione della Corte) che le consentiva una vita meno misera. Oppure A., 64 anni, una pensione minuscola, che secondo il marito tuttavia in base alla nuova normativa era sufficiente per toglierle qualsiasi sostegno.

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Ma come si fa a colpevolizzare una donna che lavora

Sui social media è stato abbondantemente stroncato, soprattutto da donne indignate da uno spot così platealmente assurdo, tanto colpevolizza le donne che lavorano e hanno figli invece che far loro un augurio gentile (come doveva essere per la festa della mamma). Ma vale la pena tornare sul tema, perché la pubblicità ci dice molto sulla mentalità collettiva e spesso esprime stereotipi molto saldi nella società italiana.

Anzitutto una breve sintesi del video, certamente concepito da mente maschile (non potrebbe essere diversamente): decine di donne vengono chiamate da un presunto responsabile dell’azienda che comincia a dire loro che non svolgono bene il loro lavoro, che trascurano compiti importanti, che insomma tutto va molto male nel modo in cui si comportano. Le donne reagiscono con stupore, amarezza, alcune sono impaurite, altre arrabbiate. Ma a un certo punto si svela il mistero: entrano nella stanza i figli di quelle madri, le quali che  si lasciano andare al pianto per il sollievo, visto che capiscono che si tratta di uno scherzo. Quei bambini, però, chiedono alle mamme maggiore vicinanza, di essere presi più spesso all’asilo, di stare più spesso insieme, insomma in pratica sbattono platealmente loro in faccia il conflitto lacerante che le donne, specie italiane vivono tra lavoro e maternità. Fine dello spot.

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Sesso la prima sera? Domani è un altro giorno

UnknownConfesso: avrei dovuto sostenere la parte di chi difende una prima serata senza sesso immediato. Avrei dovuto scrivere che dopo anni di scopate lampo fin dalla prima sera molte donne sono tornate a preferire il bacio appassionato, cui non segua però il solito automatico smucinamento ai piani bassi. Avrei dovuto dire che non mi piace quella sequenza di gesti stereotipati, con mani che si intrufolano dappertutto, appunto, spoliazione rapidissima, un po’ di sesso orale per poi convolare direttamente e rapidamente al sesso vero, con orgasmo automatico (per lui). Avrei dovuto insomma argomentare a favore di un tempo cuscinetto, anche non lunghissimo, ma magico, un paio di settimane per conoscersi meglio e aspettare che il desiderio cresca, lasciando spazio all’immaginazione. Magari anche per aiutare lui, che potrebbe volere anche lui voler aspettare un po’ (ma qualcosa mi dice che non è così). Avrei dovuto, infine, spiegare quanto è erotico abbracciarsi e baciarsi stretti nei cappotti, aspettando che l’amore vero e proprio arrivi senza forzature, piano piano.

Invece no, faccio uno strappo alla regola e concordo con chi mi sta a fianco qui nella rubrica. Il desiderio sessuale è quanto di meno automatico esista. Inoltre oggi, causa lavoro sempre più sfiancante – e figli, per chi ce l’ha, sempre più questuanti – è qualcosa di raro e prezioso da preservare e, anzi, sfruttare. Se dunque ci si riesce a ritagliare una serata dove il principio del piacere la fa da padrone, perché non ubbidirgli? Una serata con buon cibo e buon sesso è come un piccolo segmento di felicità; che potrebbe svanire subito, o ripresentarsi i giorni successivi. Non importa. Siamo qui e ora, io e te, vediamo di regalare ai nostri poveri corpi gobbi sulle scrivanie, o obbligati ad un fitness frenetico, un momento di requie e un po’ di godimento. Ma che male c’è. Domani è un altro giorno.

Pubblicato sul Fatto quotidiano del 9 novembre 2015.

Sta’ zitta e vai in cucina: breve storia del maschilismo in politica

imagesDai padri costituenti ai presidenti della Repubblica, dal Pc alla Dc, da Berlusconi ai 5 Stelle: la “storia degli insulti, delle discriminazioni e dei pregiudizi nei confronti delle donne è un racconto trasversale, scandaloso, spesso involontariamente umoristico, scritto interamente da maschi”. È l’incipit del libro Stai zitta e va’ in cucina. Breve storia del maschilismo in politica da Togliatti a Grillo, scritto da Filippo Maria Battaglia (edito da Boringhieri). Un compendio insieme grottesco e sorprendente, utile soprattutto a donne e giovani donne che poco conoscono la storia della prima repubblica e la sua ideologia.

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d.repubblica.it

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Femminismo? Un parola che respinge le più giovani

UnknownSsss….parlo piano, affinché le anziane femministe non mi sentano e mi additino come maschio-sottomessa. Ma lo confesso: il termine femminismo mi fa stare a disagio, non mi sembra una parola utile oggi, per tanti motivi. Anzitutto non mi piace per un fatto grammaticale: volenti o nolenti, “femminismo” è l’equivalente, al femminile, di “maschilismo”. Se volessimo dunque stare alla grammatica, femminismo vorrebbe dire ritenere superiori le donne agli uomini, tentando di sopraffarli, il che è cosa riprovevole e sbagliata (anche se di donne che si ritengono superiori agli uomini se ne incontrano parecchie). Poi, ovviamente, c’è il dato storico. Non vorrei sembrare incoerente, ma ritengo gli anni Settanta anni strepitosi – magari essere stata grande allora -, anni di manifestazioni potenti e di energia femminile straordinaria, capace di portare a casa magnifici diritti.

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