La tecnologia ci rende invidiosi e uccide le nostre abilità e quelle dei nostri figli

“Aziende multinazionali come Amazon, Google, Facebook e molte altre, che operano fuori da ogni controllo nazionale, stanno esercitando un potere troppo forte sui nostri governi e sulle nostre società, che tragicamente hanno scelto di sottomettersi alla loro influenza. Queste aziende hanno la libertà di muoversi come vogliono dentro le nostre economie locali, non rendono conto a nessuno e il loro impatto sulla democrazia e l’ambiente è largamente ignorato. Infine, non pagano le tasse, mentre il commercio nazionale e locale è oppresso dalle imposte. Ecco perché sono più ricche e potenti degli stati nazione. Ed è un problema democratico enorme”. Linguista, scrittrice e attivista svedese, Helena Norberg-Hodge è pioniera del movimento a favore dell’economia locale. Fondatrice di Local Futures e autrice del best seller Ancient Futures – incentrato sulla vita della popolazione della regione himalayana di Ladakh -, è produttrice del pluripremiato film L’economia della felicità, in cui spiega le sue tesi contro la globalizzazione e a favore della localizzazione, vista come antidoto a ingiustizia e infelicità. Nei giorni scorsi ha partecipato a Prato alla 18esima conferenza Internazionale sull’Economia della Felicità e a ilfattoquotidiano.it parla delle conseguenze della tecnologia sulla nostra vita e dello stravolgimento sociale causato dalle multinazionali, in particolare quelle della digital economy.

 

 

Ironia contro rabbia, i social censurano i poster anti-Trump

“Abbiamo rimosso il post perché non segue gli standard comunitari di Facebook”. “Abbiamo rimosso il post perché non segue le linee guida della nostra comunità”. Così gli amministratori di Facebook e Instagram hanno comunicato la cancellazione dei post ironici creati dalla casa editrice iconoclasta e sovversiva Badlands Unlimited, che produce libri, creazioni e provocazioni artistiche stampate e digitali. Questa volta Badlands aveva inventato una serie di poster, chiamata New Proverbs, fatta circolare sui social media in vista della marcia anti-Trump delle donne e ispirata, in forma parodistica, dei cartelli della Westboro Baptist Church, pionieri dei cosiddetti “hate speech groups”. Di qui la scelta degli stessi colori e caratteri tipografici dei messaggi di odio contro, ad esempio, la comunità LGBT, altri cristiani, musulmani, ebrei, politici, ma questa volta diretti contro Trump: “God Hates Trump” (Dio odia Trump), Trump Hates God (Trump odia Dio), “Fags Hate Trump” (I froci odiano Trump), “God Hates Ivanka” (Dio odia Ivanka). Badlands ha chiesto ai social media di ripubblicare i post, sostenendo che “la pretesa di proteggere una comunità è ciò che in genere giustifica il soffocamento del dissenso”, che l’amministrazione Trump “è un chiaro pericolo ad altri ‘standard comunitari’ nel mondo” e che i poster erano funzionali a “denunciare la natura piena di odio della nuova amministrazione”. Il sito radicale Hyperallergic.com (che ha comunicato di essere riuscito ad ottenere, dopo giorni, che i due social ammettessero l’errore e ripubblicassero i post cancellati) ha fatto notare che Facebook e Instagram proibiscono contenuti minacciosi contro individui privati, mentre “Donald e Ivanka, e anche Dio, se esiste, sono certamente pubblici”. Inoltre, hanno sottolineato, le loro policies bandiscono attacchi basati sulla razza, la religione, il sesso, il genere, la disabilità, che però non si applicano ai poster di Badlands. Che infatti ne ha subito lanciati altri quattro: “Tiffany Hates Trump”, “Trump loves Rape”, “Pence Loves Fags”.