Madri a sessant’anni, un bene per le donne un male per i bambini

Ha partorito a Roma, senza problemi, nonostante i suoi 62 anni. Non solo anziana, anche single. Ai giornalisti che l’hanno intervistata, ha detto che prima non era mai riuscita, troppo lavoro, troppe notti. E che il suo obiettivo è quello di accompagnare sua figlia fino ai 18 anni, cosa possibile visto che “una donna non è mai vecchia”. Le critiche a questa madre che definire coraggiosa non è sbagliato sono state tantissime. Ma quello su cui in pochi hanno riflettuto è il fatto che questo parto non resterà isolato, anzi saranno sempre di più in futuro le madri anziane, persino single. Per un motivo molto semplice: grazie alla doppia fecondazione eterologa, oggi possibile persino in Italia dopo le sentenze della Corte costituzionale che hanno abolito la legge 40. Quando si parla di eterologa si pensa soprattutto alla donazione di seme, ma non è così. La donazione può essere anche da parte femminile – anche se in Italia le donatrici sono poche, e ti credo, non vengono pagate e perché mai dovrebbero sottoporsi alla stimolazione ovarica per donare, così che finiamo per comprare dall’estero – il che significa che le donne possono ricevere un ovocita di un’altra donna e fecondarlo con lo sperma, creando un embrione che viene poi impiantato nell’utero di una donna. Per la legge italiana, è madre chi partorisce, non importa “cosa”. Fosse pure un gatto, perdonatemi la battuta, va bene, in altri termini allo Stato italiano non interessa il patrimonio genetico.

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Cristiano Ronaldo, solo i famosi possono usare l’utero in affitto?

Questo post nasce da un sentimento di stupore di fronte al silenzio quasi completo sul fatto che il neo arrivato campione Cristiano Ronaldo abbia utilizzato per ben tre volte la maternità surrogata (probabilmente lo ha fatto nel caso di Cristiano Junior, anche se lui non ha voluto rivelare esattamente come è stato concepito, sicuramente invece per i gemelli Eva e Mateo). Insomma, mentre il suo arrivo in Italia è stato celebrato da tutta la stampa e dalle televisioni in mondovisione, mentre si vendevano talmente tante magliette che la Juve faceva fatica a produrle, mentre aumentava in maniera impressionante il numero si seguaci dei canal social del club torinese, nulla di nulla veniva detto di questi bambini nati diversamente. Da un lato la sua alimentazione veniva raccontata fin nel dettaglio, così come le tecniche per rimanere in salute, così come la sua grande generosità in fatto di donazioni, dall’altro il tema “utero in affitto”, veniva appena accennato, ma senza commenti di sorta. Al massimo, i giornali parlavano di “famiglia numerosa, allegra e allargata, e che probabilmente è destinata ad accogliere altri volti”.

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Utero in affitto, perché (forse) sì. Sul caso Vendola

UnknownHa sempre combattuto la doppia morale che voleva da un lato una deregulation sfrenata in ambito economico e dall’altra un conservatorismo illiberale sul piano etico. Ha sempre difeso la libertà del corpo e dei suoi bisogni, contro chi voleva farne campo di battaglia per cupe ossessioni moralistiche. Ha sempre partecipato, anche da presidente di Regione, ai Gay Pride, contrapponendo a chi lo accusava di esibizionismo la libertà di essere diversi nello spazio pubblico, alla luce del sole. Ha sempre, infine, difeso il corpo delle donne, decidendo di adottare subito la Ru486, ma soprattutto puntando il dito contro il sessismo, il macismo e la mignottocrazia imperanti. La scelta di Nichi e del suo compagno dunque è il coronamento di un percorso coerente all’insegna del rifiuto della paura e dell’invidia e in nome del diritto alla felicità privata.

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I gay sono depressi, la morale secondo Adinolfi

UnknownFresco di lancio del quotidiano “La Croce” – strano embrione nato per sbaglio all’epoca di papa Francesco -, fresco di partecipazione alla trasmissione La Zanzara (dove ha fatto l’elogio della donna “messa sotto” e spiegato che “in Africa muoiono non perché non usano il condom, ma perché non c’è una sessualità responsabile”), Mario Adinolfi è il personaggio del momento. Ex deputato del Pd, ex vicedirettore di Red, colui che sarebbe il Ferrara di Renzi se non ci fosse già Ferrara) è anche autore di Voglio la mamma (edizioni You Print, disponibile anche nella nuova edizione Voglio la mamma 2015). Il libro è permeato da una strana contraddizione: si argomenta la centralità assoluto-metafisica della madre, unico rapporto insostituibile ed eterno, mentre nel frattempo ci si scaglia contro l’idea di omogenitorialità sostenendo che l’unica famiglia vera è quella fatta da una madre e un padre. Adinolfi cerca poi di spiegare perché attaccare aborto, eutanasia e utero in affitto, e sostenere l’insensatezza dei matrimoni gay e la bellezza della legge 40, sarebbe una cosa di sinistra. Tesi persino accattivante, se non si tentasse di avvalorarla attraverso ragionamenti bizzarri – non ha introdurre il matrimonio omosessuale perché “le durate dei legami gay sono labili” – o con studi scientifici grotteschi: come quelli secondo cui i gay sarebbero “enormemente più esposti al rischio di crisi depressive, uso di psicofarmaci e altre sostanze, tentativi di suicidio”. Forse, tra la morale che cerca appiglio nella scienza, e la morale fondata solo sulla morale, meglio la seconda. Più di buon senso, insomma, fare come la sua guru Costanza Miriano: sono cattolica, prego, non abortisco, faccio tanti figli, sono sottomessa e sono felice. Punto e basta.

Pubblicato sul Fatto di Sabato 24 gennaio 2015