Una donna incinta assunta a tempo indeterminato? In Italia fa notizia

Comunica al capo di essere incinta e lui le fa un contratto a tempo indeterminato. È bastata questa concatenazione di fatti per suscitare l’interesse della stampa italiana, che ha immediatamente legato i due eventi di per sé separabili (restare incinta e avere un contratto stabile) e sottolineato l’eccezionalità del caso. La stessa mamma, Delia Barzotti, dipendente dell’azienda triestina Cpi-Eng, si è definita “privilegiata” per aver ricevuto un trattamento così favorevole, “nonostante” il fatto di aspettare un bambino.

 Provate ora a immaginare se la stessa vicenda si fosse svolta in Svezia, Danimarca, ma anche Olanda, Germania, Francia. Con tutta probabilità nessun giornale avrebbe raccontato un fatto così banale, qualcosa che accade normalmente in paesi dove la maternità è considerata non un evento speciale, ma felicemente ordinario. Manca completamente in questi paesi l’idea che aspettare un figlio porti a un cambiamento nello “status” della donna – che da noi diventa invece improvvisamente “diversa” – così come la credenza per cui una donna incinta rappresenti un ostacolo, una spesa, un problema da risolvere. Anche perché a restare incinta, altrove in Europa, è una “famiglia” nel suo insieme, visto che i congedi di paternità durano anche alcuni mesi e gli uomini li prendono in massa (non come da noi, dove ci sono 4 giorni di congedo obbligatorio mentre la paternità facoltativa viene presa da meno di un padre su cinque).

 

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