Tradire sul web? Come tradire realmente. La Cassazione mette fine a un’ipocrisia

Il tradimento on lineequivale al tradimento reale. Lo ha deciso la Prima sezione civile della Corte di Cassazione – sentenza n. 9384 – secondo la quale chi flirta sui social network può subire la domanda di separazione giudiziale con addebito, proprio come nel caso dell’adulterio reale.

Insomma, anche il coniuge che si ritiene leso da messaggini “hot”, o chat ambigue, può chiedere la separazione per violazione dei doveri disciplinati dall’articolo 143 del codice civile (fedeltà reciproca, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione).

In questo caso, ovviamente, lo farebbe per tradimento, anche se la legge stabilisce che l’addebito della separazione è possibile solo se l’infedeltà, reale o virtuale, è stata causa della crisi coniugale e non il suo effetto. Le conseguenze, che pochi di coloro che tradiscono o flirtano via smartphone le conoscono, sono pesanti: il coniuge a cui è stata addebitata la separazione perde addirittura il diritto a ricevere un eventuale assegno di mantenimento (alimenti a parte). Il che significa, tra l’altro, che a stare attento a messaggini ambigui deve essere soprattutto chi dei due nella coppia guadagna meno.

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Se vuoi tradirmi, ecco le mie regole

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Caro compagno, caro marito, so che la monogamia non è per tutti o forse non è per tutti i periodi della vita. So che ci possono essere dei momenti in cui uno è più fragile – o chissà, più forte – e in cui la curiosità non prende la forma di un altro lavoro, di un hobby, ma di un altro volto e un altro corpo. Perciò ti dico: se vuoi tradirmi, ecco le mie regole. Credo infatti che, come per ogni altra cosa della vita, si possa farlo in mille modi. Forse non esiste un tradimento politicamente corretto, però sì, ci può essere un’etichetta del tradimento: detto altrimenti, e meglio, un modo di tradire che possa rispettare l’altro.

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