Saviano, sto dalla sua parte ma questo governo non è il Male Assoluto

Ho letto il lungo appello di Saviano con estremo interesse e grande partecipazione. Eppure, paragrafo dopo paragrafo, si impadroniva di me una sensazione particolare, di estraniazione e anche di disagio. Alla fine dell’articolo mi sono chiesta: ma di chi e di che cosa sta esattamente parlando Roberto Saviano?

Lo scrittore parte da un appello a non tacere, un invito a chi ha visibilità nell’opinione pubblica a intervenire. Sacrosanto, da tempo penso che gli intellettuali siano scomparsi e che l’unico rimasto è, forse, proprio Roberto Saviano: intendo l’intellettuale che interviene nei fatti pubblici, negli eventi, che smuove le coscienze, che fa pensare. Oggi chi “influenza” le persone – ad esempio gli influencer, appunto – è totalmente disinteressato alla sfera pubblica e dedito solo al suo privato, in genere la rappresentazione di se stesso ripetuta ossessivamente.  È vero, questo silenzio sui mali del nostro tempo è insopportabile.

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Spiegare la Shoah ai bambini: finali buoni o verità?

C’è chi sceglie di non far riferimento alla “Storia”, ma di utilizzare una fantasiosa analogia per raccontare la prepotenza nazista: è il caso de La Misteriosa scomparsa degli Aghi e delle Spille dalla Bottega dei Fili di Nuvoletta gentile, di Paolo Valentini e Chiara Abastanotti (Becco Giallo), dove un laboratorio di abiti da sposa viene sconvolto da un arrogante generale coi baffi che decide di bruciare – una metafora dei forni crematori – aghi e spille. E c’è chi invece, e si tratta della maggior parte degli autori che cercano un equilibrio tra testo e immagini per raccontare la Shoah ai più piccoli, prende un frammento di realtà storica – gli anni prima della guerra, oppure i campi – e lo fa interagire con un protagonista, quasi sempre un bambino. Continua a leggere

Le “pietre d’inciampo”, un modo discreto per ricordare la Shoah

UnknownPer una volta tanto c’è una lista d’attesa che sa di buono. È quella per porre una “pietra d’inciampo” a ricordo di una persona uccisa dai nazisti. Si tratta di una piccola targa lucida con un nome, un cognome e una data di nascita e morte, grande come un sanpietrino, posta a terra. A inciamparvi, più che i piedi, è l’occhio del camminatore frettoloso, al quale rammentano che lì abitava qualcuno, un uomo o una donna, strappato alla propria casa dal nazionalsocialismo, deportato e ucciso. Ebbene Gunter Demnig, l’artista che ha ideato il progetto delle “Stolperstein”, appunto pietre con inciso il nome delle vittime sparse per i marciapiedi delle città d’Europa, è impegnato per i prossimi nove mesi e non può accettare cerimonie per porre nuove pietre fino all’agosto 2016, come scrive il sito www. Stolperstein.eu. Che spiega anche come il progetto preveda che l’artista debba essere sempre presente nella posa delle pietre, salvo rare eccezioni e che le pietre (circa 120 euro il loro costo) siano costruite a mano esclusivamente dagli ideatori del progetto.  Continua a leggere