Ecopass a Roma, senza queste condizioni non può funzionare

Lo ammetto: gestire la mobilità di Roma è una missione impossibile. Bisognerebbe avere una quantità di soldi di cui non c’è ombra e insieme bisognerebbe cambiare la testa dei cittadini romani, cosa altrettanto difficile visto che le cattive abitudini – prendere la macchina sempre e per qualunque cosa, parcheggiare in seconda fila, parcheggiare al posto handicappati e via dicendo – sono faticose da sradicare. Abbiamo il parco mezzi più vecchio d’Europa, con mezzi che prendono fuoco perché non ci sono i soldi per sostituirli ma solo per rattopparli e che tuttavia vengono talmente usati che quando arrivano al capolinea, mi ha raccontato un interno Atac, non spengono neanche il motore perché devono comunque ripartire.

Con queste premesse, far diventare Roma una città ecologica è un’impresa sovrumana. E tuttavia la probabile delibera odierna dell’”ecopass per la città di Roma rischia di gettare i romani nel panico. Come quasi tutti gli annunci della giunta comunale e della Commissione mobilità in merito al tema della circolazione sostenibile.

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Emoticon? Un’opera d’arte, parola di MOMA

2016-10-26t205508z_389145946_s1aeujgjnwab_rtrmadp_3_usa-new-york-emojis-kiwb-u10901397567464yhg-1024x576lastampa-itPer te, che a cinquant’anni non sai più inviare un semplice “arrivo” o “sono in riunione” senza accompagnarlo da una faccina beata o lacrimosa. Per te, che hai cominciato a mandare un cuoricino al tuo ragazzo, e ora non riesci più a negarlo a nessuno – l’uomo della caldaia, il portiere, la vicina di casa. Per te, che ormai sei perso negli emoticon peggio di tuo figlio, che li usa con una parsimonia a te sconosciuta. Per tutti voi, oggi c’è una buona notizia. Ciò da cui dipendete ormai in maniera cronica non è spazzatura digitale, ma arte. Non solo: il vostro telefono, in realtà, ospita una minuscola collezione di arte moderna. Continua a leggere

E a Roma va in scena il Family Day laico

imageA vederle da fuori sembravano le stesse famiglie che popolano il Family Day cattolico: genitori che spingevano passeggini carichi di borse e biberon, bambini di ogni età che giocavano e si rincorrevano, allegri e colorati. Ma chi ieri affollava gli spazi del Museo Maxxi di Roma era lì soprattutto per un altro evento: “Famiglia punto zero. Il festival delle famiglie che cambiano ”. Un evento organizzato interamente da una mamma, Santa Di Pierro, per riflettere su com’è cambiata la famiglia italiana, ma soprattutto per rompere il monopolio cattolico della famiglia: “La famiglia”, spiega l’organizzatrice e curatrice scientifica, “non è solo di destra né solo cattolica. La famiglia è un valore enorme, ma anche laico, apolitico, universale”. Sembrano pensarla così anche i genitori che popolavano l’Auditorium del museo, per ascoltare i quattro incontri tematici della giornata (Genitori analogici con figli digitali: problemi e prospettive; I nuovi padri: dal padre autorevole al padre materno: quali conseguenze per la coppia?; Multi-genitorialità: una geografia delle famiglie moderne; Donne, madri, lavoro) mentre i loro bambini erano impegnati in laboratori creativi,  dalle favole alla filosofia.

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Sono italiano, son trasformista

images“Gentile signor Paiella, siamo spiacenti, lei si trova in regime di detenzione: i suoi comportamenti non sono conformi a quelli del cittadino italiano”. Una voce femminile annuncia a un disperato signor Edmond Dantes il suo destino: essere estradato in un paese estratto a sorte oppure sottoposto al PRISS, Programma Recupero Italiani Smarriti. Pur di non essere spedito in Mongolia, Dantes accetta la seconda opzione: così comincia per lui, cittadino onesto che fa la raccolta differenziata e non ha colpe  (“al massimo avrò cantato Trottolino amoroso”), un viaggio di trasformazione in italiano “vero”: quello che chiede al vigile amico di togliere la multa alla cugina o ringrazia col cesto di Natale il deputato per il favore di turno. È l’incipit del nuovo spettacolo Sono d’accordo su tutto – partito il 17 febbraio al teatro Sala Umberto a Roma – del comico e musicista Max Paiella: un viaggio, tra canzoni e imitazioni, nella società e nella politica italiane. “I maschi scatenati del Pd/s’azzuffano più di tre volte al dì/prima D’Alema, dopo Civati/ poi s’è incazzato pure Cofferati”, canta Paiella, insieme alla band The Rabbits, sulla falsariga di “I maschi” della Nannini.  Ce n’è per il Pd, ma anche per la destra (“Tra Toti e Lupi/sono davvero tempi cupi”), e il Movimento 5 Stelle, i cui rappresentanti ricevono in scena i manrovesci di un nerboruto Paiella-Cannavacciuolo. D’altronde, è pure la società a essere cambiata: mentre prima – “ai tempi in cui Malagrotta era una collinetta verde” –per “campare dovevi saper trasformare le cose”, oggi per sopravvivere bisogna sapersi trasformare. Cosa che Dantes-Paiella è costretto a fare, dopo aver incontrato una serie di personaggi: il sindaco Marino (“A Roma c’era la cosca/io conoscevo solo il chiosco, daje, daje, daje”), l’ex sindaco Alemanno (“Stanno piovendo su Roma 35 centimetri di merda buttate sale grosso”), Renzi che si svende il Molise ai cinesi, Matteo Salvini (“Siamo disposti a ospitare gli italiani del sud – i sudici, i sudditi – basta che non lascino aloni”), il ministro Franceschini che fa proclami mentre Pompei crolla alle sue spalle.

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«Prostituzione, il problema sono le condizioni, non il mestiere»

giorgia_serughetti2«Il caso Roma? Almeno si discute di prostituzione: un tema che bisognerebbe affrontare senza ipocrisie, contrastando lo sfruttamento ma anche lavorando alla riduzione del danno, senza pensare che tutte le prostitute siano vittime. Ci sono donne che vorrebbero essere solo messe in condizioni migliori di esercitare il loro lavoro». Giorgia Serughetti, ricercatrice all’Università di Milano, è un’esperta del fenomeno e autrice, tra l’altro, di Uomini che pagano le donne (Ediesse editore).

Il cosiddetto  “zoning” proposto per il quartiere dell’Eur a Roma è possibile all’interno del nostro quadro normativo?

Sì, non è in contrasto, infatti è un modello attuato già a Venezia in un esperimento che aveva coinvolto tutti gli attori, il comune, i servizi sociali, l’associazionismo di settore. Anche nel nostro quadro legislativo, che considera reato le attività connesse alla prostituzione, un’amministrazione pubblica come il comune di Roma può decidere di non permettere la prostituzione in alcune zone, senza vietarla: è una questione di gestione dello spazio pubblico. D’altronde già una legge del 2008 aveva dato ai sindaci la possibilità di normare su questioni di pubblico decoro, e il risultato sono state pessime ordinanze antiprostituzione.

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