Preservativi gratis agli immigrati, negarglieli significa considerarli come animali

Ci sono notizie che più di altre ti colpiscono per il loro valore simbolico. Scelte politiche di piccolo impatto sociale – ma poi non è vero, visto che le malattie sessuali sono in aumento costante – ma di valore simbolico devastante. Una di queste è quella dell’emendamento sul condom agli immigrati. I 5stelle hanno deciso di lasciar cadere la proposta da inserire nella manovra che prevedeva contraccettivi gratuiti non solo per i migranti beneficiari di protezione internazionali e i richiedenti asilo, ma anche giovani, persone con basso reddito, donne che hanno partorito da poco o recentemente abortito, persone affette da Hiv o malattie sessualmente trasmissibili.

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Razzismo, quando diventa di stato. Le storie di chi è discriminato

“Se è capitato a mio figlio che una persona si alzasse o non volesse sedersi accanto a lui sul treno o sull’autobus? Ma certo, guardi che questa cosa gli succede spessissimo: le persone si spostano, oppure stringono la borsa più forte. Pensi che una volta gli hanno rifiutato un posto come commis di sala in un albergo, nonostante avesse studiato tre anni per farlo, perché non volevano persone di colore. Eppure siamo brasiliani”. Ester vive in Italia da sempre, a Prato, è sposata, lavora e parla un italiano fluente, con un leggero accento. Spiega che gli episodi di razzismo non hanno smesso di accadere neanche a lei. In particolare, racconta, il fatto “di non essere servita nei negozi”. “Puoi aspettare anche tantissimo, fanno finta di non vederti. L’ultima volta mi è successo in un bar, ho protestato come sempre, ma la signora alla cassa mi ha ignorato. Una volta non mi hanno fatto entrare in una gioielleria, nonostante io suonassi il campanello. Ma la cosa più grottesca mi è capitata quando la badante moldava di mio suocero è stata aggredita: il poliziotto a cui cercavo di spiegare l’accaduto a un certo punto si è voltato e ha detto a un’altra persona: ‘Mi spieghi lei che è italiano che con questa non capisco nulla’”.

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Se Hollywood è razzista

UnknownTempesta di neve su New York, scrive ironicamente un ragazzo di colore su Twitter alla voce #Oscarsowhite, l’hashtag rilanciato dal regista Spike Lee. Che ha annunciato che quest’anno boicotterà l’88esima cerimonia della notte degli Oscar, affiancato da Will Smith e sua moglie Jada Pinkett Smith, da Chris Rock e David Oyelowo, da Dustin Hoffman e Michel Moore. Il motivo? Per il secondo anno consecutivo, tra le venti nomination non c’è neppur un attore di colore (come già accaduto tra il 1995 e il 1997 e tra il 1975 e il 1980), tanto che è possibile che sul palco l’unico attore nero sarà il presentatore Chris Rock. La polemica si sta allargando e rimbalza su tutti i giornali angloamericani, dal New York Times al Los Angeles Time, dal The Guardian all’Economist, dove i rispettivi critici si chiedono se il problema siano degli Academy Awards sbilanciati a favore dei bianchi o se sia l’intera industria del cinema a sfavorire le persone di colore, impedendone l’ascesa; e se si dovrebbe applicare il principio politicamente corretto delle quote di colore anche nei film e nelle fiction.

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