La caccia è feroce, insensata e omicida. L’unica soluzione è abolirla

Sua madre lo ha partorito, allattato, svezzato, vaccinato, educato, cresciuto, accompagnato, protetto, immensamente amato. E poi M.T. è morto l’altro ieri, a vent’anni, ucciso dalla pallottola di un pensionato che, durante una battuta di caccia, lo ha scambiato come un cinghiale. La stessa fine è toccata ad un altro ragazzo ligure, morto in provincia di Imperia lo scorso 20 settembre. Di morti insensate è pieno il mondo, certo, ma questi sono decessi – ventidue nell’ultima stagione venatoria più quasi settanta feriti, come segnala l’Associazione Vittime della Caccia – che potrebbero essere evitate. Impedendo la caccia di domenica, perché i boschi sono pieni di gente che raccoglie funghi o semplicemente si rilassa, costringendo i cacciatori a seguire le regole – uccidere con licenza regolare e nei giorni consentiti e nelle specie consentite – ma soprattutto, unica vera soluzione, abolendo una pratica veramenteferoce e insensata.

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Crollo di Genova, le élite si arricchiscono mentre il popolo muore

14 agosto 2018. Per noi italiani sarà una data non dissimile a quella che per gli statunitensi è stata l’11 settembre 2001. Uno spartiacque, un giorno che segna un punto di non ritorno. Ma lì, c’era il terrorismo islamico. Qui, la dimostrazione reale e insieme simbolica – quel mozzicone di ponte sospeso nel vuoto – di una contrapposizione sempre più radicale, ma sempre con lo stesso vincitore, tra la gente normale (chiamiamolo popolo se non fosse che appena lo si usa si viene tacciati di “sovranismo” e nazionalismo, pure da chi si dice di “sinistra”), e le élite. Sempre più ricche. Sempre più al riparo dai rischi ai quali le persone comune sono invece esposte.

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