Pesavo 165 chili: ma non è una colpa, l’obesità è una malattia

Era un’ex bambina normopeso, una nuotatrice professionista che amava gareggiare, tanto da arrivare a fare lo stretto di Messinaa nuoto con la squadra civile delle Fiamme oro. Allenarsi però non era facile, anche perché l’allenatore aveva la brutta abitudine di pesarla, come tutti gli altri, una volta a settimana, una pratica che “secondo me ha dato il via ai disturbi alimentari di cui avrei presto sofferto”. “Ci inventavamo qualsiasi cosa prima di salire su quella bilancia, ad esempio avevamo scoperto che con in capelli asciutti si perdeva qualche grammo”, racconta Angela Ferracci, 49 anni, presidente del Comitato italiano per i diritti delle persone affette da obesità e disturbi alimentari, 10 ottobre, giornata della sensibilizzazione per prevenzione dell’obesità – “Obesity Day – Angela offre ai lettori la sua storia. Che più di mille ricerche o pareri di esperti aiuta a capire cosa sia davvero l’obesità e cosa può realmente contrastarla.

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Sport per bambini, un salasso che lascia fuori i poveri e ci priva dei talenti

 
Fosse la retta, 600 euro all’anno, sarebbe uno scherzo. Ma poi, scarpini a parte, c’è l’acquisto del kit, tute e completini e pure il giaccone, con un costo che può arrivare fino a 200 euro. Ma il peggio, economicamente parlando, sono i tornei. “Si paga per vederli giocare fuori casa, poi quando si va fuori regione ci sono i pranzi, le cene, la benzina. Un salasso”, dice Francesca, mamma di un teenager. “Pensi che noi genitori ormai compriamo tute di almeno una misura più grande per farle durare due anni”. Insomma, altro che due tiri a un pallone, oggi avere un figlio che gioca a calcio, sport nazionale, significa spendere anche uno stipendio all’anno. Non cambia molto, però, per gli altri sport, come il nuoto: 750 euro per un corso classico in una polisportiva federale (dove magari si paga anche il gettone del phon). Un anno di scherma, invece, costa “solo” 600 euro, ma poi “per l’attrezzatura – maschera, spada, divisa e guanto – si parte dai 300 euro”, dice Veronica, una mamma di Milano. Ma la palma degli sport più esosi va senz’altro all’equitazione, “100 euro al mese per una volta a settimana, più 150 di iscrizione più 17 di patentino, più 80 di kit ma senza stivali, quelli però li abbiamo presi da Decathlon”, dice un papà. Anche il tennis non scherza, specie se diventa preagonistico: “2.200 euro all’anno per tre volte al giorno”, spiega una mamma di Roma. E poi c’è la “mazzata” dei saggi, per i quali si può arrivare persino a 400 euro. Di tutte queste spese – a cui vanno aggiunte l’iscrizione, il certificato medico che il medico di base si fa pagare, la visita per l’elettrocardiogramma – lo Stato ti consente di scaricare il 19% di 210 euro, in pratica 40 euro e solo a partire dai 5 anni. Una goccia nel mare.

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