Ecopass a Roma, senza queste condizioni non può funzionare

Lo ammetto: gestire la mobilità di Roma è una missione impossibile. Bisognerebbe avere una quantità di soldi di cui non c’è ombra e insieme bisognerebbe cambiare la testa dei cittadini romani, cosa altrettanto difficile visto che le cattive abitudini – prendere la macchina sempre e per qualunque cosa, parcheggiare in seconda fila, parcheggiare al posto handicappati e via dicendo – sono faticose da sradicare. Abbiamo il parco mezzi più vecchio d’Europa, con mezzi che prendono fuoco perché non ci sono i soldi per sostituirli ma solo per rattopparli e che tuttavia vengono talmente usati che quando arrivano al capolinea, mi ha raccontato un interno Atac, non spengono neanche il motore perché devono comunque ripartire.

Con queste premesse, far diventare Roma una città ecologica è un’impresa sovrumana. E tuttavia la probabile delibera odierna dell’”ecopass per la città di Roma rischia di gettare i romani nel panico. Come quasi tutti gli annunci della giunta comunale e della Commissione mobilità in merito al tema della circolazione sostenibile.

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Decreto dignità, non lo critichi chi ha distrutto il lavoro

Non sono una giuslavorista, sindacalista o esperta di contratti. Però il tema del lavoro, in particolare autonomo e precario, lo seguo da anni, come seguo le politiche sciagurate che gli ultimi governi di destra e di “sinistra” hanno messo in atto nei confronti dei lavoratori. Ultima, la decisione di abolire il Jobs act, a favore di un contratto a tutele crescenti che di tutele ha ben poco, mentre ha reso i lavoratori dipendenti meno mobili e completamente ricattabili da parte del datore di lavoro. Guardando quindi con queste lenti il “decreto dignità”, appena diventato legge, non posso che giudicare favorevolmente il principi di fondo a cui si ispira, e cioè quelli di una stretta sull’uso e abuso di contratti a termine – diminuisce l’arco di tempo per il quale possono essere usati, si introduce la necessità di una causale per il loro rinnovo, aumenta il loro costo contributivo, aumentano le mensilità a protezione del lavoratore in caso di licenziamento –  di un contrasto alla delocalizzazione delle aziende, di una promozione del lavoro stabile, attraverso l’estensione della decontribuzione già prevista dal governo Gentiloni per gli assunti sotto i 35 anni.

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