Caso Toffa, sul cancro è meglio la verità che l’ottimismo

Come tutti noi, conosco decine e decine di persone ammalate di cancro. Provo verso di loro – in particolare amiche sottoposte a cicli estenuanti di chemioterapia e radioterapia per cancro al seno – un sentimento di ammirazione completa e totale, una stima senza fine. Perché convivere con un cancro è qualcosa di epico, metafisico. Comporta una lotta fisica e psicologica immane, costante, senza fine, perché il cancro, se non uccide, resta una malattia cronica, a rischio recidiva, nonostante si parli con troppa facilità di “guarigione” da questa malattia. Penso sempre che mai riuscirei ad affrontare una simile prova, e al tempo stesso che in qualche modo dovrò attrezzarmi, visto che chi non è malato oggi lo sarà probabilmente domani. Ma non mi capacito di come sia possibile vivere sapendo che la morte è una possibilità non astratta ma concreta, possibile, reale, vicina o vicinissima.

 

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«Omosessuale e sieropositivo, il buddismo mi ha salvato»

 

È una delle voci più conosciute d’Italia eppure lui si definisce “timido”, “diversamente emotivo”, finito alla radio per sbaglio, “un paradosso, io volevo fare l’attore e invece il mio successo è venuto dalla voce”. Oggi rivela di sé cose sconosciute a tutti, persino a chi gli sta vicino, amici e parenti: non solo che è dal 20 novembre del 1989 che recita tutti i giorni, mattina e sera, Daimoku e Gongyo, le preghiere quotidiane dei buddisti dell’Istituto italiano della Soka Gakkai ma, anche, che dopo aver molto amato, senza esserne contagiato, un uomo poi morto di Aids ha scoperto anni dopo di essere lui stesso sieropositivo. Tutto questo Antonello Dose, che da quasi ventidue anni conduce con Marco Presta la popolarissima trasmissione radiofonica Il ruggito del coniglio, lo racconta per la prima volta nel libro La rivoluzione del coniglio. Come il buddismo mi ha cambiato la vita (Mondadori).

Dove spiega come la pratica buddista lo abbia radicalmente trasformato e insieme protetto, “insomma c’ho un culo sfondato, il lavoro mi è sempre andato benissimo, mi sono comprato una casa con i miei soldi e ho persino trovato l’amore”. E di come, ancora più importante, stia imparando a non disperarsi delle perdite, “ma a salutare con gioia qualcuno che se ne va. Anche rispetto a Piero non provo né dolore né malinconia”.
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Volo basso ma sempre alto. Fenomenologia di Fabio Volo

voloAlmeno sei milioni di copie vendute per sette libri, mentre il giro di presentazioni dell’ottavo romanzo appena uscito, È tutta vita vede le librerie prese dall’assalto dalle sue fan, per lo più giovani donne in coda per una firma dell’ex panettiere, disk jokey, ex Iena, attore, conduttore, sceneggiatore bergamasco. Anche la storia dell’ultimo libro, dal titolo nonsense eppure perfetto per attirare la lettrice media, è quella giusta per doppiare il successo dei precedenti. Una coppia che entra in crisi dopo aver avuto un bambino, e segue poi uno schema semplice, che è quello di tutti i romanzi di Fabio Volo, equivalente scrittorio del primo Muccino: rottura di un equilibrio, grande tormento del protagonista, scioglimento fin troppo facile della crisi e riconciliazione finale. Anche in questo libro i drammi restano sempre piccoli drammi, come il non potere più andare a bere fuori con gli amici o non fare l’amore con la propria donna da più di tre mesi. Assente, come sempre, qualsiasi elemento realmente tragico, che d’altronde manca in buona parte dei successi letterari italiani, da Gramellini a Piccolo.

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Lo zoo di Mario Giordano non è una ricetta anticrisi

UnknownNella vita del povero cittadino italiano non c’è tregua: se per caso tenta di dimenticarsi il marcio del nostro paese per un attimo, ecco che arriva Mario Giordano con il suo nuovo libro: dopo Sanguisughe, elenco dei vitalizi dorati, ora è in libreria Pescecani. Quelli che si riempiono le tasche alle spalle del paese che affonda (Mondadori). Il pescecane è più subdolo della precedente specie animale, perché può annidarsi ovunque: è il nababbo di Treviso che tiene in garage 493 auto e 70 yacht, il manager che si aumenta lo stipendio  e lascia a casa gli operai, la signora dei salotti che ha nascosto le case al fisco, i pescivendoli che girano in Ferrari, il re delle farmacie, quello che ruba sette milioni ai bambini di Haiti, il ladro di elemosine che truffa i frati del santuario. Insomma, un’umanità variopinta che si arricchisce illegalmente, al pari dei vari politici che si cuccano vitalizi e poltrone, anzi ancora più sciacalli secondo l’autore, ormai ben deciso a vincere il nobel della letteratura anticasta. Ma appunto, quanto serve la denuncia indignata dello spreco in ogni settore? È un vaccino antifetenti, spiega Giordano, serve a riconoscerli, a tenere alto il vessillo dell’onestà nel paese “senza etica e senza legge”. Può essere. Ma si ha anche l’impressione che Pescecani sia l’ennesimo titolo di una serie editoriale che sfrutta il daje all’untore, il grido contro sprechi e i lussi (spesso tenuti insieme giusto dall’indignazione di chi scrive: come il vassoio da 6800 euro al matrimonio di Carrai, cattivo gusto ai tempi della crisi, ma comunque non illegale), insomma moralismo facile per dare fuoco alle polveri, ma molto meno per dare un volto nuovo alle cose.

Pubblicato su Il fatto quotidiano 11 aprile 2015

La babele delle gastrosofie

UnknownL’ultima battaglia morale riguarderà il carboidrato. Il prossimo 10 febbraio, infatti, arriva in Italia, con tanto di pagnotta barrata da una x rossa in copertina, La dieta intelligente. Perché grano, carboidrati e zuccheri minacciano il nostro cervello (Mondadori). L’autore, il neurologo David Perlmutter, non usa mezzi termini (tanto che già l’indice, con capitoli come “Il glutine toglie serenità ai vostri figli”, è una vera e propria dichiarazione di guerra): tutti i carboidrati causano demenza, iperattività, epilessia, depressione, calo della libido. Se le tesi dello scienziato americano vi allarmano, vi basterà aspettare il 12 febbraio, quando nelle librerie uscirà, per Corbaccio, W i carboidrati: oltra la Dukan, la dieta che ha conquistato l’Europa, delle nutrizioniste Terica Uriol e Ana Marìa Pascual: qui ad essere messi sotto accusa sono, al contrario,  le diete iperproteiche, che provocherebbero malattie cardiovascolari, renali, del fegato, stipsi, alitosi, atonia, muscolare.

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L’amore (e i pasticci di maccheroni) che ti meriti

UnknownSono il pasticcio di maccheroni che la protagonista dell’ultimo romanzo di Daria Bignardi, L’amore che ti meriti (Mondadori), mangia in continuazione nei giorni in cui si svolge la storia. Lei si chiama Antonia, è una scrittrice di gialli, ma questa volta le tocca dipanare i misteri che circondano la sua famiglia e in particolare ciò che accadde al fratello di sua madre Alma, Maio, tossicodipendente, scomparso a diciassette anni. La ricerca porterà Antonia, che continua sempre a smangiucchiarmi –  da sola e in compagnia -, a conoscere altre verità, ad esempio quelle che riguardano i suoi nonni; e infatti tutto il romanzo ruota intorno al tema della verità: quella che fa bene dire (“le persone reagiscono bene alla verità: accorcia i tempi, crea intimità”) e quella che talvolta è opportuno tacere (“Certe volte ci vuole più coraggio a dire la verità che a non dirla”). E ruota, pure, intorno alla sofferenza che ne consegue: quella che nasce dal restare all’oscuro dei fatti o, al contrario, proprio dal conoscerli. Elegante, un po’ malinconico, sentimentale al punto giusto, a tratti lievemente ironico: il libro racconta Ferrara e insieme Daria Bignardi, che lo definisce un “thriller esistenziale” (anche se, per la verità, prima che accada qualcosa bisogna che siano passati almeno dieci-pause pasticcio. E poi non è forse vero che ogni romanzo lo è?). Comunque a me – umile timballo – il libro è piaciuto. Solo una cosa mi chiedo: ma perché, nonostante campeggino suggestive figure femminili, alla fine il mistero lo scopre lui (il marito), mentre il giovane Maio cade vittima della droga per colpa di un errore della sorella, che – novella Eva – gli propone di provare? Non sarà che nell’inconscio dell’autrice ci sia ancora qualcosina da scoprire? 

Pubblicato su Il fatto quotidiano, sabato 13 dicembre 2014.