Christmas Blues, non sono depresso, anzi forse sì

unknownAccavallando le gambe sulla poltrona di pelle, col giornale (ex) progressista ben stretto sotto il braccio, l’intellettuale organico dell’epoca della post-verità annuncia compiaciuto che lui le feste comandate le passerà “mille miglia lontano”, per scampare all’obbligo della felicità natalizia; oppure, nel caso resti, farà “esattamente le stesse cose” (ad esempio lavorare sull’ennesimo libro senza pubblico), per evitare la pantomima dell’allegria familiare da celebrazioni obbligate.  Quello che l’intellettuale nostrano non sa, però, è che ormai “anche il rifiuto triste e stizzoso dell’obbligo della gioia programmata delle feste è diventato un anti-conformismo risaputo come le feste stesse”. Per dirla meglio: pure “il cinismo facile di chi non ci tiene a festeggiare è divenuto altrettanto risaputo quanto il consumismo di chi si precipita a festeggiare”. A scriverlo in un articolo dedicato al Christmas Blues e pubblicato sulla rivista on line “State of Mind”,  è uno psicoterapeuta, Giovanni Maria Ruggiero, docente della Sigmund Freud University e della Scuola di specializzazione in Psicoterapia Cognitiva Studi Cognitivi.

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Jung tutto in una tasca

Unknown21 volumi, 9525 pagine totali con 10.028 note e link racchiusi in un unico e-book: dopo la pubblicazione del Libro Rosso (20.000 copie vendute, un successo visto il prezzo elevato) Bollati Boringhieri decide di pubblicare l’edizione integrale delle opere Jung in versione digitale, facendola seguire a quella di Freud (5200 copie, il 10 per cento del venduto in cartaceo, un numero piccolo ma una buona percentuale per un e-book, con circa 75.000 euro di fatturato). Ma quanto è attuale oggi il pensiero del pensatore svizzero e come leggere con “occhiali” junghiani alcuni fenomeni del nostro tempo? “Leggere o rileggere Jung può significare ridare a questo autore il giusto ruolo che merita nella storia del pensiero, nella pratica clinica e nella ricerca e nella costruzione del significato della propria esistenza”, spiega Marta Tibaldi, analista junghiana e autrice di Pratica dell’immaginazione attiva (La lepre) e Oltre il cancro. Trasformare creativamente la malattia che temiamo di più (Moretti&Vitali). “Tra l’altro molti concetti che sono diventati di uso corrente sono junghiani senza che ne venga riconosciuta la paternità (ad es. complesso, archetipo, ombra)”. Ma come siamo cambiati rispetto a cinquant’anni fa? Quali sono le patologie del nostro tempo?

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