Una donna incinta assunta a tempo indeterminato? In Italia fa notizia

Comunica al capo di essere incinta e lui le fa un contratto a tempo indeterminato. È bastata questa concatenazione di fatti per suscitare l’interesse della stampa italiana, che ha immediatamente legato i due eventi di per sé separabili (restare incinta e avere un contratto stabile) e sottolineato l’eccezionalità del caso. La stessa mamma, Delia Barzotti, dipendente dell’azienda triestina Cpi-Eng, si è definita “privilegiata” per aver ricevuto un trattamento così favorevole, “nonostante” il fatto di aspettare un bambino.

 Provate ora a immaginare se la stessa vicenda si fosse svolta in Svezia, Danimarca, ma anche Olanda, Germania, Francia. Con tutta probabilità nessun giornale avrebbe raccontato un fatto così banale, qualcosa che accade normalmente in paesi dove la maternità è considerata non un evento speciale, ma felicemente ordinario. Manca completamente in questi paesi l’idea che aspettare un figlio porti a un cambiamento nello “status” della donna – che da noi diventa invece improvvisamente “diversa” – così come la credenza per cui una donna incinta rappresenti un ostacolo, una spesa, un problema da risolvere. Anche perché a restare incinta, altrove in Europa, è una “famiglia” nel suo insieme, visto che i congedi di paternità durano anche alcuni mesi e gli uomini li prendono in massa (non come da noi, dove ci sono 4 giorni di congedo obbligatorio mentre la paternità facoltativa viene presa da meno di un padre su cinque).

 

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Troppe analisi in gravidanza?

donna_in_gravidanza_che_legge3Si comincia con il test di gravidanza fatto ansiosamente ormai anche cinque giorni prima del presunto arrivo del ciclo visto che oggi in commercio ce ne sono di ultrasensibili (a proposito, i test di gravidanza comprateli on line, costano un decimo che in farmacia e funzionano egualmente). Si prosegue spesso con le analisi delle Beta Hcg, per vedere se il test viene confermato, magari ripetute più volte in pochi giorni.

L’embrione insomma ancora non ha quasi neanche avuto il tempo di attecchire, e già si sono spesi parecchi soldi in controlli inutili, perché un semplice ritardo, e un po’ di ascolto al proprio corpo, sarebbero sufficienti a rendervi abbastanza sicure dello stesso risultato.

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Gravidanza, altro che dolce attesa

Le immagini sono sempre le stesse: donne vestite di colori pastello, che bevono un bicchiere di latte oppure, più consono allo spirito dei tempi, tisane o centrifughe fatte in casa.Sorridenti, un po’ languide, felicemente avvinte nel loro sogno di felicità.

La gravidanza da media e web è raccontata così: come una dolce attesa, dove ogni pensiero si sospende, dove la mente vaga felice verso il futuro, mentre la donna già si trasforma in un angelo pronto a curare e accudire. L’unico impegno richiesto, sempre secondo libri, siti web e forum, è l’ossessivo controllo medico, dalle ecografie alla diagnosi prenatale alle analisi. Oltre che un’attenzione spasmodica all’alimentazione, integratori di ogni tipo, spesso inutili, inclusi.

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Aborto spontaneo, perché nessuno ne parla?

Unknown“E pensare che il ginecologo, prima dell’ecografia, mi disse: signora, facciamo  anche un dvd?”. Ilaria oggi ha 49 anni. Mentre parla sua figlia schizza velocissima da una parte all’altra della stanza. La sua prima gravidanza, racconta, è arrivata molto tardi, quando aveva già 42 anni, ma lo stupore e l’emozione di essere incinta si sono interrotte al primo controllo medico: l’embrione non si era formato. “Dopo un anno”, continua, “ero di nuovo incinta, ma le Beta Hcg non crescevano, così ho avuto un secondo aborto spontaneo. Per fortuna alla fine, proprio dopo la scomparsa di mio papà, è arrivata Sofia. Ma nel frattempo ho scoperto che era capitato a tantissime mie amiche”.

Proprio come Ilaria, infatti, chi passa attraverso l’esperienza dell’aborto spontaneo scopre, ma purtroppo quasi sempre solo successivamente, che si tratta di un evento frequentissimo (accade nel trenta per cento delle gravidanze). Perché, mentre sull’aborto volontario e sulla legge 194 ci si scontra di continuo, all’aborto spontaneo si arriva sempre impreparate: siti di gravidanza on line a parte, nessuno ne parla, anche se riguarda decine di migliaia di donne ogni anno. E spesso è uno spartiacque drammatico. “Lì per lì non mi ha consolato il fatto che fosse accaduto a tante altre: ho passato molti mesi in uno stato semi-confusionale, di shock”, sussurra Ilenia, insegnante, che ha 40 anni e parla mentre suo figlio di quattro anni dorme sulle sue gambe. “Ricordo che il fine settimana, quando non lavoravo, ero totalmente assente, non avevo voglia di fare nulla, avevo crisi di pianto al lavoro: ho avuto bisogno di tempo per distaccarmi da questa idea di bambino che già avevo dentro di me”.

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http://d.repubblica.it/famiglia/2014/11/18/news/aborto_spontaneo_psicologia_storie-2355793/