Cadaveri, terremoti e macerie: i traumi silenziosi dei soccorritori

In rilievo

“Ricordo quel giorno come fosse ieri, era il 6 aprile 2009. Ci chiamarono via radio perché dovevamo preparare le borse, erano le otto, alle dieci siamo partiti per L’Aquila. Man mano che ci avvicinavamo all’epicentro, l’atmosfera spettrale aumentava: case cadute, macerie. Alle undici di sera ci dissero di andare alla Casa dello studente. Ci siamo messi a scavare, e dopo poco abbiamo trovato una ragazza sotto un pilastro con la testa fracassata. Più avanti abbiamo trovato una coppia di ragazzini sul letto morti abbracciati. Dopo avere portato via i corpi, ho pianto tutte le mie lacrime e rientrato a casa ho continuato a piangere per giorni. A L’Aquila ho lasciato dieci anni della mia vita, mi ha devastato l’anima”. Antonio è un caposquadra dei Vigili del fuoco, corpo in cui lavora da quasi trent’anni in una città del Nord. Come lui a intervenire in caso di terremoti, devastazioni, incidenti ci sono anche le forze dell’ordine, i sanitari, i volontari delle ambulanze. Persone che, come ha messo in luce di recente la lettera dell’infermiere al padre di Camilla Compagnucci, morta il 2 gennaio su una pista da scii, dietro le corazze che portano sono piene di “cicatrici profonde”.

Continua qui.

La crisi economica? Colpa di manager (e politici) psicopatici

imageNon è mai tardi per parlare delle cause che hanno scatenato la più grande crisi economica da decenni a questa parte. Non è mai tardi soprattutto se lo si fa un punto di vista inedito, dimenticato dalle letture economico-sociali e dai dibattiti su spread e debiti sovrani: e cioè da una prospettiva che analizzi non le cause sistematiche ma quelle individuali, soggettive, della crisi. Isabella Merzagora, Guido Travaini, Ambrogio Pennati (una psicologa, un giurista, uno psichiatra esperti di criminologia), hanno dato alle stampe un libro dal titolo che già dice molto: Colpevoli della crisi? Psicologia e psicopatologia del criminale del colletto bianco (Franco Angeli). Secondo gli autori, una delle ragioni della crisi risiederebbe nel fatto che ai vertici di molte grandi aziende, e in particolare quelle finanziarie, vi fossero persone egocentriche, prive di capacità empatiche e di identificazione negli altri, spregiudicate, manipolatorie, machiavelliche, incapaci di rimorso, narcisiste, menzognere: in pratica veri e propri psicopatici.

Continua a leggere qui.