Fecondazione eterologa cresce del 120%. Ma l’Italia è in ritardo di dieci anni. E 9 gameti su 10 arrivano dall’estero

In rilievo

Spagnolo, danese, svizzero, ceco, austriaco. Nei figli della fecondazione eterologa fatta da coppie italiane scorre sangue straniero, con buona pace del nazionalismo. I motivi sono vari. Il primo ha a che fare col fatto che, nonostante questa pratica sia permessa dal 2014 e oggi persino inserita nei Lea (livelli essenziali di assistenza), le coppie italiane continuano a partire per l’estero. Lo fanno ancora in migliaia – 7.000 le coppie che hanno usufruito di ovodonazione nei centri spagnoli, anche dopo il 2014 – perché le liste d’attesa ancora lunghe, perché ci sono differenze inspiegabili tra le regioni, perché single e omosessuali non possono accedere. Quelli che non possono andare all’estero a volte ricorrono a pratiche fai da te, e comprano lo sperma sul web, come racconta un donatore anonimo che questo “lavoro” lo fa da dieci anni, tramite una pagina Facebook. “Continuo a ricevere richieste, come prima”, spiega. “Le donne non vogliono troppe mediazioni burocratiche, oppure sono single, o omosessuali. Chiedono soprattutto rapporti diretti, oppure sperma fornito in contenitore ed inserito con la siringa. Insomma è tutto più naturale, niente viaggi, niente attese, costi bassi, anche se ci tengo a precisare che io vendo sesso”.

Continua qui.