Il Ddl Pillon? Favorisce i padri padroni e ricatta le donne

“Un attentato ai diritti dei bambini e delle donne, che favorisce la violenza, gli abusi sessuali, la pedofilia e i maltrattamenti in famiglia. Una legge orribile, incivile, impresentabile, con un impianto parossistico e di un’impensabile rozzezza e inciviltà, che esporrebbe l’Italia alla pubblica derisione”. A definire così il disegno di legge 735/2018, a firma del senatore Simone Pillon(attualmente in Commissione Giustizia al Senato) è l’associazione nazionale Movimento per l’Infanzia, che “da vent’anni”, spiega l’avvocato Girolamo Andrea Coffari, che ne è presidente, “contrasta l’adultocentrismo e promuove i diritti dei bambini. Diritti che, abbiamo scoperto, non possono mai essere separati dalla tutela delle mamme”.

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Affido condiviso in salsa leghista, una catastrofe

Non c’è pace per i milioni di genitori italiani separati, già provati dalla doppia sentenza della Cassazione a partire dal caso Grilli-Lowenstein (abolizione dell’assegno divorzile, poi parzialmente reintrodotto). Quella contenuta nel disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon – avvocato cattolico, anti-abortista, anti-utero in affitto, anti-gender, organizzatore di vari Family Day e già noto per la sua accusa di stregoneria alla responsabile di un progetto multiculturale di fiabe nelle scuole di Brescia – è infatti un’autentica rivoluzione. Innescata in nome dei diritti dei padri separati e del loro appellarsi sempre più frequente a quella “sindrome da alienazione parentale”, a volte applicata dai tribunali ma priva di fondamento scientifico e molto criticata dalle donne che si occupano di violenza. Ma cosa sostiene, in sintesi, la proposta Pillon? Si parte da un fatto reale, ossia il sostanziale fallimento della legge sull’affido condiviso, che in Italia riguarderebbe solo il “3/4% dei minori”, tutto il contrario di altri paesi europei. Al fine di “garantire l’effettiva eguaglianza tra padre e madre nei confronti dei propri figli”, si introduce il principio della doppia residenza per i minori: questi ultimi dovranno risiedere in ciascuna per un minimo di 12 giorni al mese. Altro istituto previsto è quello del mantenimento diretto dei due coniugi, contro “l’idea antiquata dell’assegno”, che dunque cade in toto, mentre l’assegnazione della casa al genitore prevalente viene definita una “mostruosità” probabilmente incostituzionale, tanto che si prevede chi resta debba pagare l’affitto all’altro. Quanto al tema dell’alienazione, sotto la dicitura di “diritti relazionali” si sancisce l’allontanamento immediato del coniuge che ostacoli un rapporto equilibrato e continuativo se il figlio manifesta, appunto, rifiuto o alienazione. Continua a leggere

Assegno divorzile, finalmente una sentenza che protegge le donne

Era poco più di un anno fa quando la Cassazione, pronunciandosi sul caso del divorzio tra un ex ministro e sua moglie, aveva completamente rivoluzionato il diritto di famiglia a sfavore delle donne, stabilendo non solo che il criterio del tenore di vita non avesse più ragion d’essere, ma che d’ora in poi sarebbe bastata alla parte più debole anche una minima autosufficienzaeconomica per non avere diritto a nulla. Neanche nel caso l’altra parte, quasi sempre lui, guadagnasse 10 volte tanto. Dopo quella sentenza erano arrivate sulla mia posta elettronica decine di lettere di donne letteralmente disperate. Ad esempio L., un marito iper benestante, lei con semplice stipendio di insegnante, che in base alla nuova sentenza si aspettava di perdere quel minimo assegno di poche centinaia di euro (suo marito infatti poteva chiedere la revisione dell’assegno dopo la nuova decisione della Corte) che le consentiva una vita meno misera. Oppure A., 64 anni, una pensione minuscola, che secondo il marito tuttavia in base alla nuova normativa era sufficiente per toglierle qualsiasi sostegno.

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