Bonus e congedi benvenuti, ma non serviranno a invertire il crollo demografico

Sul fronte del sostegno alla maternità e paternità arrivano, senza dubbio, alcune buone notizie: sono state inserite nella manovra finanziaria la possibilità per le donne di lavorare fino al nono mese, l’aumento del bonus per l’asilo nido, l’allungamento a cinque giorni del congedo di paternità. La prima è una misura liberale che le donne aspettavano da tempo, perché molte misure teoricamente volte a proteggere donne e bambini finiscono spesso per essere un ostacolo per le madri, limitando la loro libertà. Come, ad esempio, il divieto per le lavoratrici autonome di fatturare in gravidanza, assurdo perché ogni gravidanza è diversa e quindi ogni donna va lasciata libera di fare ciò che si sente di fare, anche lavorare fino al nono mese, se lo desidera, se la gravidanza è normale e non ci sono problemi di salute.

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Non è un paese per mamme

Foto japeye: https://www.flickr.com/photos/japeye/

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«Ma come faccio a cercare lavoro se devo allo stesso tempo tenere mio figlio? I criteri dei nidi sono assurdi, il mondo è cambiato, dovrebbero cambiare anche loro». Maria ha 35 anni e un bimbo di un anno. Il suo contratto a termine non è stato rinnovato con la gravidanza e ora è in cerca di un nuovo impiego. Eppure, pur avendo un reddito molto basso – il marito lavora come architetto in uno studio che lo paga 900 euro al mese –, non ha avuto diritto ad un posto al nido per suo figlio, perché il comune di Roma, dove abita, assegna il massimo punteggio a genitori lavoratori mentre considera disoccupati e in cerca di lavoro alla stessa stregua. Continua a leggere