Allattamento al seno, naturale non vuol dire che sia facile

Colgo l’occasione della Settimana mondiale per l’allattamento materno (1-7 ottobre) per parlare di un argomento “privato” (anche se in realtà non è solo tale, perché ha a che fare anche con la libertà delle madri, la conciliazione vita-lavoro, la salute presente e futura dei bambini e molto altro). Perché mentre si discute di manovra, reddito di cittadinanza e spread ci sono centinaia di migliaia di mamme solo in Italia – considerando che nascono circa mezzo milione di bambini all’anno – che si stanno confrontando con una pratica certamente naturale ma non per questo semplice.

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Africa, quelle fake news che alimentano il razzismo

Un tempo era il paese dei poveri bambini malnutriti, le cui immagini scioccavano l’opinione pubblica suscitando una sensazione di pietà. Oggi, invece, è un luogo di cui avere paura, quello da cui vengono masse di persone che non vogliamo e che trattiamo sempre di più con stizza, rabbia, odio. Eppure né la compassione né l’odio sono le giuste categorie con cui leggere un continente che non ha bisogno né di pietà né di rifiuto. Un continente di cui non sappiamo assolutamente nulla, tranne luoghi comuni e stereotipi che alimentano razzismo e intolleranza. E proprio per combattere una finta immagine dell’Africa, e le fake news che circolano su di essa, la Ong Amref, che opera in 35 paesi africani con oltre 160 progetti principalmente dedicati alla promozione della salute, ha lanciato ieri a Roma – con Pif e Giobbe Covatta – ha organizzato l’evento “Reframe Africa”, volto proprio a veicolare una nuova narrazione del continente e ribadire e consolidare la visione di un’Africa come “terra delle soluzioni” e non solo dei problemi, sensibilizzando il pubblico italiano sull’Africa come continente con potenzialità da sostenere.

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Tagliavo lembi di carne, che non accada mai più

Unknown“Nel momento in cui taglio un lembo di carne dei suoi genitali, la ragazza viene sopraffatta dal dolore. Il suo corpo si muove per gli spasmi e il coltello può scivolare, e anche il pezzo di carne che hai in mano scivola dalle dita, e finisci così per tagliare anche dell’altro”. “Usavo una lama di rasoio: quando non ne avevo, prendevo vecchi pezzi di ferro, li affilavo sulle punte e li utilizzavo al posto del rasoio. A volte mi è capitato di tagliare accidentalmente il punto in cui in una donna passa l’urina, provocando così emorragie. Alcune giovani svenivano”. Sono questi i ricordi con i quali convive Epanu Doros, una donna kenyana, che richiama alla memoria la sua vita ed il ruolo che ha ricoperto fino a due anni fa di “tagliatrice di ragazze”, colei che opera la circoncisione femminile. “Una volta ho tagliato una ragazza e l’emorragia non si arrestava. Il sangue era ovunque. Abbiamo dovuto portarla di corsa all’ospedale, dove l’hanno ricucita. La ragazza è quasi morta”. Oggi Doros rimpiange di aver scelto anni fa quella strada lavorativa, nell’intento di far diventare le ragazze donne da sposare e, come altre “ex tagliatrici di ragazze”, adesso cerca di sfruttare la sua popolarità per convincere la loro comunità Masai a fermare le mutilazioni genitali femminili.

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