Non dire cazzo!, insegno a mio figlio. Ma a me dire le parolacce piace tantissimo

 

Mi trovo in quella fase ambigua e scivolosa in cui mio figlio grande, che ha 8 anni, conosce tutte le parolacce, sa che non può dirle, ma guarda a me per sapere se può avere il via libera a dirne una ogni tanto oppure no. È tutto molto semplice: se io dico parolacce, lui si sente autorizzato a dirle e di conseguenza comincia a farlo. Se io lo sgrido ma le dico, ovviamente lui mi chiede “perché le dici?” e io faccio un macroscopico errore, perché com’è noto l’esempio è la strada maestra dell’educazione. La tragica verità, però, è che a me dire parolacce piace tantissimo. Mi piace dirle in macchina, inveendo contro automobilisti scorretti i quali a loro volta mi insultano ritenendo me scorretta. Mi piace dirle pure a casa, quando capita, perché una bella parolaccia rende a volte rende meglio l’idea che un linguaggio politicamente corretto. Ma in realtà so che le parolacce sono brutte, volgari e che se un bambino cresce imparando a non dirle acquisirà uno stile e una grazie notevoli rispetto a uno abituato a farlo.

Mi ha confortato però tantissimo leggere di recente un libro meraviglioso, Non dire cazzo, Frassinelli editore, della scrittriceFrancesca Rimondi. Nato dalla sua popolata pagina Facebook, il libro – che non è un saggio sulle parolacce, no, niente di tutto ciò – racconta la storia del suo microcosmo familiare, composto da un fidanzato, un figlio Numero Uno adolescente e un figlio numero Due di pochi anni. Sembrerebbe l’ennesimo libro sull’essere mamma, in realtà, invece, è un romanzo non solo  esilarante ma che racconta un modo di essere madre diverso e originale. La protagonista dice parolacce in continuazione – cazzo, soprattutto – e anche le dicono i suoi figli, nonostante lei ricordi a loro di non dire parolacce e loro pure riprendano la madre perché lo fa.

Continua qui. 

SETTE MOTIVI PER NON ANDARE A LETTO CON CHI NON CONOSCETE DAVVERO.

Se esiste una cosa assai semplice oggi, beh quella è senza dubbio finire a letto con qualcuno. Potete anche abitare in una sperduta provincia, ma tra Facebook, chat di incontri di vario tipo, app – vedi Happn – che ti consentono di incontrare le persone che abitano nel raggio di un chilometro trovare persone è la parte più facile. Si studia la foto, si manda un primo messaggio, si comincia a chattare. Basta che la testa sia un po’ intrigata, giusto un minimo, basta una manciata di pensieri erotici, un paio di incontri e poi fare l’amore è quasi automatico.

RELAZIONI SENZA CONFINI.
Lo stesso vale anche per amici e conoscenti, e non importa che siano o non siano sposati. Tanto, diciamolo, tutti vanno a letto con tutti, i tradimenti sono all’ordine del giorno, le relazioni sono diventato così flessibili da non avere quasi alcun confine.

SE A RIMETTERCI E’ IL CUORE.
Lungi da me fare la parte della moralista, di quella che vede in tutto questo una depravazione etica che andrebbe arrestata. Io dico più semplicemente: andare a letto con qualcuno se appena lo si conosce è la cosa più sbagliata del mondo. Perché a rimetterci sono le emozioni, quelle vere. A rimetterci, come ho voluto simboleggiare in questa foto, è il cuore.

CORTEGGIAMENTO, RENDIAMOLA PAROLA DELL’ANNO.
Il sesso è una cosa bella e ne dovremmo fare senza dubbio molto di più. Dovrebbero fare più sesso i fidanzati, i coniugi, dovrebbero fare più sesso i single, le donne, anche quelle di sessanta, settanta, ottant’anni. Ma il sesso richiede tempo, emozioni lunghe, approfondimento reciproco. Richiede corteggiamento, una parola quasi scomparsa dal nostro vocabolario e che vorrei rilanciare come parola di quest’anno.

CHI SEI TU? CHI SIAMO NOI?
Fare sesso una volta, o due è semplice. Ma dopo, che succede? Come aprire una storia, o ancora meglio una Storia, perché di quelle abbiamo tutti bisogno, sì, anche negli anni Duemila? La verità è che quasi tutte le relazioni sessuali che non partano da un confronto lungo e vero finiscono per naufragare. Perché basta che passi l’eccitazione momentanea e si ha improvvisamente l’impressione di avere di fronte un estraneo. Chi sei tu? Chi siamo noi? Cosa stiamo facendo?

FRUSTRAZIONE E A VOLTE CHOC.
Chi l’ha vissuto, sa che questa esperienza può essere un piccolo choc, oppure comunque una frustrazione. A quel punto è tutto difficile. Separarsi e smettere di andare a letto può lasciare comunque un senso di tristezza e di spreco, oppure se si è capito che l’altro non ha nulla a che fare con sé, la consapevolezza di aver fatto un errore. Se, tra l’altro, incidentalmente l’altro pensa invece che voi siate molto interessanti, gli toccherà subire una enorme delusione causata dalla rottura del rapporto.

SENTIMENTI E IDEE CHE SI SPOSANO CON POESIA.
Il sesso crea un legame, è vero. Ma un legame fragile, se non è fondato su una solida conoscenza reciproca, sulla scoperta meravigliosa e progressiva che quella persona ha idee, pensieri, sentimenti che si sposano meravigliosamente con i tuoi, che la sua testa e la tua testa si completano con armonia e poesia, che il suo modo di comportarsi, di dialogare, persino di comunicare tramite messaggi sia esattamente quello che voi ritenete giusto.

ASPETTATE!
E allora cosa bisogna fare? Per me non c’è dubbio. Aspettare. Non avere fretta. Darsi tempo. Moltiplicare le occasioni per parlare, incontrarsi, condividere esperienze. Scriversi molto, ridere molto, ma mai, mai finire a letto fino che il sesso non scaturisca da quel desiderio forte e meraviglioso, quello che ti emoziona veramente, che si sarà formato se voi gli avrete dato tempo per formarsi.

SE IL DESIDERIO INDICA LA STRADA
A quel punto, capire cosa fare sarà più facile. Perché sarà il desiderio a indicarvi la strada, i prossimi passi, quelli giusti. E non avrete la sensazione amara di non sapere chi avete di fronte, e di conseguenza di perdere quel tutto quell’eccitazione che vi sembrava solida e invece è scomparsa in pochi giorni. A quel punto potrete, davvero, amare.

Continua a leggere

Sesso libero, gioioso e adultero. Per essere felici fatelo come i primitivi

51ANe6v5osL._SX365_BO1,204,203,200_Alla parola preistoria associate una donna trascinata per i capelli da un uomo con la clava e uno scenario fatto di povertà e brutalità? Toglietevi questo cliché dalla testa. Con tutta probabilità i nostri antenati cacciatori, per intenderci gli ominidi precedenti alla rivoluzione agricola, vivevano in un mondo di collaborazione reciproca e armonia, dove le donne contavano come gli uomini e dove soprattutto la sessualità era libera e aperta, senza gelosia né alcuna ossessione verso l’accertamento della paternità dei nuovi arrivati, tanto che la cura dei bambini era responsabilità di tutti.A sostenere questo scenario sono due studiosi statunitensi, Christopher Ryan e Cacilda Jethà, nel saggio In principio era il sesso. Come ci accoppiamo, ci lasciamo e viviamo l’amore oggi (Odoya editore), che ha avuto grande eco e diviso la comunità scientifica statunitense.

Continua a leggere qui.