Aborto, un conto è il papa un conto una consigliera del Pd

L’aborto è tornato con forza sulla scena pubblica in questi giorni. Prima, con la decisione del capogruppo Pd a Verona Carla Padovanidi votare la mozione per dichiarare Verona “città a favore della vita” e dare fondi ad associazione antiabortiste. Poi, con la dichiarazione quasi scioccante di Papa Francesco, secondo cui l’aborto è letteralmente fare fuori qualcuno, attraverso l’uso di sicari, con probabile riferimento ai medici abortisti.

Ora, in un Paese come il nostro, caratterizzato da un deficit cronico di laicità – che, tocca purtroppo ribadirlo, non significa ateismo, ma un atteggiamento che ammette un pluralismo di valori e difende la libertà di scelta dei soggetti – le due notizie si sono sovrapposte in maniera malsana. Generando nei leghisti pro life la convinzione che il papa fosse dalla loro parte e creando nei laici una reazione fortemente negativa sia verso la scelta di Verona che quella del papa.

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I gay sono depressi, la morale secondo Adinolfi

UnknownFresco di lancio del quotidiano “La Croce” – strano embrione nato per sbaglio all’epoca di papa Francesco -, fresco di partecipazione alla trasmissione La Zanzara (dove ha fatto l’elogio della donna “messa sotto” e spiegato che “in Africa muoiono non perché non usano il condom, ma perché non c’è una sessualità responsabile”), Mario Adinolfi è il personaggio del momento. Ex deputato del Pd, ex vicedirettore di Red, colui che sarebbe il Ferrara di Renzi se non ci fosse già Ferrara) è anche autore di Voglio la mamma (edizioni You Print, disponibile anche nella nuova edizione Voglio la mamma 2015). Il libro è permeato da una strana contraddizione: si argomenta la centralità assoluto-metafisica della madre, unico rapporto insostituibile ed eterno, mentre nel frattempo ci si scaglia contro l’idea di omogenitorialità sostenendo che l’unica famiglia vera è quella fatta da una madre e un padre. Adinolfi cerca poi di spiegare perché attaccare aborto, eutanasia e utero in affitto, e sostenere l’insensatezza dei matrimoni gay e la bellezza della legge 40, sarebbe una cosa di sinistra. Tesi persino accattivante, se non si tentasse di avvalorarla attraverso ragionamenti bizzarri – non ha introdurre il matrimonio omosessuale perché “le durate dei legami gay sono labili” – o con studi scientifici grotteschi: come quelli secondo cui i gay sarebbero “enormemente più esposti al rischio di crisi depressive, uso di psicofarmaci e altre sostanze, tentativi di suicidio”. Forse, tra la morale che cerca appiglio nella scienza, e la morale fondata solo sulla morale, meglio la seconda. Più di buon senso, insomma, fare come la sua guru Costanza Miriano: sono cattolica, prego, non abortisco, faccio tanti figli, sono sottomessa e sono felice. Punto e basta.

Pubblicato sul Fatto di Sabato 24 gennaio 2015

Gravidanza, altro che dolce attesa

Le immagini sono sempre le stesse: donne vestite di colori pastello, che bevono un bicchiere di latte oppure, più consono allo spirito dei tempi, tisane o centrifughe fatte in casa.Sorridenti, un po’ languide, felicemente avvinte nel loro sogno di felicità.

La gravidanza da media e web è raccontata così: come una dolce attesa, dove ogni pensiero si sospende, dove la mente vaga felice verso il futuro, mentre la donna già si trasforma in un angelo pronto a curare e accudire. L’unico impegno richiesto, sempre secondo libri, siti web e forum, è l’ossessivo controllo medico, dalle ecografie alla diagnosi prenatale alle analisi. Oltre che un’attenzione spasmodica all’alimentazione, integratori di ogni tipo, spesso inutili, inclusi.

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