«Laureati e artigiani: ecco perché aver studiato ci serve ancora»

La prossima volta che entrate in un locale non date per scontato che il ristoratore sia un becero illetterato: potrebbe avere in tasca, una laurea in lettere o in matematica. E quando chiamate il tecnico per l’antenna fermatevi un attimo a pensare che, sì, potrebbe essere un filosofo o un biologo. Sempre più laureati in materie “speculative” decidono, con successo, di riconvertirsi in mestieri pratici. Per la crisi, ma anche per la voglia di cambiare aria. Gli esperti lo confermano: “Chi ha una preparazione tecnica fa più fatica cambiare”, spiega Benedetto Vertecchi, “mentre chi non sa ‘fare nulla’ riesce più facilmente a inventarsi un lavoro, magari creativo”. Cervelli felicemente “riadattati”, insomma.

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Claudia, Mary Veronica: mamme che creano imprese per far felici le mamme

Perché dopo la maternità volevano un lavoro che permettesse loro di occuparsi (anche) dei figli. Perché volevano essere autonome, inseguire una passione che coltivavano da sempre, investire in un progetto rivolto a donne come loro. Tre mamme raccontano tutti i motivi – professionali e personali – che le hanno portate a cambiare vita, investendo in progetti pensati per arricchire la vita dei bambini (non solo i loro). Queste sono le loro storie

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Un nuovo lavoro e cambio vita

“Un anno fa passai per caso di fronte alla libreria dove andavo spesso, e vidi che era chiusa. A quel punto, d’istinto, ho pensato che sarei stata io a riaprirla”. Serena ha 36 anni e abita vicino Lecco. Mentre parla si accarezza la pancia – è al settimo mese di gravidanza e aspetta una bambina – e ogni tanto si interrompe per servire dei clienti. “E pensare che io un lavoro ce l’avevo, a tempo indeterminato e pure nel settore per il quale mi ero formata”. Dopo una laurea in letteratura latina medioevale e un master in editoria, infatti, Serena ha lavorato per due importanti case editrici. “Ma alla fine cambiare è come pensare, è fisiologico, e per questo ho deciso di reinventarmi attraverso l’avvio di un progetto imprenditoriale tutto mio. La libreria si chiama Libreria Volante (www.liberiavolante.it), e ci siamo inventati anche l’Italian book challenge, il campionato dei lettori indipendenti italiani, cui hanno aderito numerose librerie italiane”.

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Autosvezzamento? Si fa così

Basta con lo svezzamento uguale per tutti i lattanti, “fatto con lo stampino, neanche si trattasse di polli in batteria”: oggi è tempo di riconoscere la diversità di ogni bambino e procedere all’autosvezzamento, o meglio all’“Alimentazione Complementare a Richiesta (ACR)”. Lo sostiene, nel libro Autosvezzamento per tutti (con la prefazione del pediatra Lucio Piermarini), l’ingegnere appassionato di alimentazione e infanzia Andrea Re, che con sua moglie Gloria Conti cura il sito Autosvezzamento.it. La tesi di fondo dell’autosvezzamento è semplice e insieme rivoluzionaria: ogni bambino è in grado di svezzarsi da solo. Proprio come il pargoletto impara a gattonare, camminare, parlare da solo, anche il passaggio da un’alimentazione solo lattea a una solida fa parte delle tappe che tutti i bambini raggiungono, se li si lascia liberi di seguire i loro tempi. Nello svezzamento il vero protagonista è il bambino, mentre il genitore ha il compito di facilitare il bimbo. Questa rivoluzione si esprime anche nel linguaggio: non si dovrebbe dire “Tra poco (auto)svezzerò il mio bambino”, ma “tra poco mio figlio comincerà a svezzarsi”.

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Oltre la monogamia: il sesso del futuro

Amicizia con rapporti sessuali, appuntamenti al buio tramite il web, pornografia su internet, poliamore, sesso live tramite webcam, pratiche bondage e sadomaso, feticismi, meditazione orgasmica, sex parties e ogni tipo di avanguardia sessuale: in Future Sex (Farrar, Straus and Giroux editore, in uscita in Italia ad aprile prossimo per Minimum Fax) la giovane scrittrice e giornalista americana Emily Witt esplora dall’interno, cioè praticandole, quasi tutte queste esperienze, per poi raccontarle in tutta la loro peculiarità e bellezza. Alla fine del percorso l’autrice – che prima del libro era “vagamente orientata verso un futuro di monogamia stabile” – cessa di pensare che il suo futuro debba essere per forza “un incontro faccia a faccia con un altro essere umano”, per restare con lui in maniera permanente. Soprattutto, è ormai convinta che “chi sostiene che in una relazione sia primario condividere gli stessi valori (come il matrimonio), e secondario il sesso, è destinato quasi certamente ad una grande infelicità”. Non è chiaro a Witt cosa ci sia dopo la fine del fidanzamento e del matrimonio per come li abbiamo concepiti. Ciò che conta però, scrive, è che i nostri desideri sessuali espressi, e praticati, si avvicinino a quelli reali, magari celati sotto uno strato di convinzioni difficile da erodere. Insomma che sia amore libero, porno o amicizia sessuale, il “sesso del futuro” dovrà essere autentico, privo di inibizioni e capace di rafforzare l’autostima, specie femminile.

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Costanza, Silvia, Francesca: cambio vita e lancio una start up

La balena Giovanna muove la coda sconsolata: il mare in cui nuota è pieno di rifiuti, sacchetti di plastica e copertoni. Difficile riuscire a trovare qualcosa da mangiare. Per fortuna ha con sé un amico, il bambino che sta sfogliando la sua favola su un Ipad, e che con pazienza divide tutti i rifiuti e li trascina nella spazzatura, rendendo il mare pulito. È una delle storie scritte, disegnate e poi “animate” tramite app da Costanza Pintori, un’ex giornalista che da cinque anni si sta dedicando anima e corpo al suo progetto imprenditoriale (Connie Tells): ad oggi le favole sul mercato sono quattro, ma nuove sono in arrivo. «La decisione di cambiare vita e lavoro», racconta, «c’è stata quando è nato mio figlio, che purtroppo ha avuto dei problemi che mi hanno costretto a restare a casa. Mano mano che il bambino cresceva, mi sono resa conto che il modo di apprendere di mio figlio, che frequenta una scuola di cultura anglosassone, era diverso dal mio, e al tempo stesso che molte delle nostre storie classiche  (“I tre porcellini” come “Pinocchio”) non rispondevano alle sue domande». Così Costanza comincia a pensare a racconti che possano aiutare suo figlio, e gli altri bambini, a capire aspetti molto concreti della vita di tutti i giorni: perché il mare è inquinato, appunto, o perché c’è smog (attraverso la storia di un orso bianco che diventa nero). In ogni fiaba, però, il bambino non è spettatore passivo, ma può fare delle azioni per risolvere il problema. «Prima ho realizzato le storie su dei libretti cartacei e le ho “testate” con i bambini della scuola», prosegue Costanza, «poi ho trovato uno sviluppatore e le ho trasformate in app “lente” che spingono a riflettere contro la cultura della violenza e dei giochi di guerra. I valori che metto in scena sono tutti positivi, non c’è nessuno che muore o nessuno che non ce la fa, grazie soprattutto all’aiuto dei bambini, che così si sentono responsabili e capaci».

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Divorzio, d’ora in poi assegni più bassi per le donne

All’indomani della sentenza della Corte di Cassazione che ha cancellato il parametro del “tenore di vita” in caso di divorzio, rivoluzionando il diritto di famiglia, l’opinione pubblica sulle conseguenze della decisione dei giudici sui coniugi “deboli” che percepiscono l’assegno di mantenimento, nella quasi totalità le donne, è più divisa che mai. Da un lato le associazioni dei padri separati, che esultano per una sentenza che potrebbe mettere fine alla situazione degli uomini che vivono sotto la soglia di povertà (4 milioni per l’associazione Adamo). Dall’altro, alcune associazioni cattoliche, come ad esempio il Forum delle associazioni familiari, che denuncia il rischio che “nel caso di famiglie della media e piccola borghesia, il coniuge debole – ad esempio una moglie che ha dedicato la vita alla famiglia – possa trovarsi in una situazione di povertà”. Ma teme anche parte delle femministe, per le quali saranno colpite quelle donne senza lavoro o con un lavoro precario – la maggioranza in Italia – insieme alle intellettuali che da sempre si occupano di donne, come la sociologa Chiara Saraceno, secondo cui “il tenore di vita è frutto di un lavoro comune, e perciò dire, quando un matrimonio finisce, che tutto questo non conta, perché ci si è sposate da ‘libere ed eguali’, è un’ipocrisia”.

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La Montessori è cool, ma la sua scienza è rimasta sulla carta

Su quel testo aveva lavorato a più riprese Maria Montessori, senza riuscire però a concluderlo. Così la trilogia che includeva “Psicogeometria” e “Psicoaritmetica” (usciti in Spagna nel 1934) era rimasta fino ad oggi tronca del terzo volume, “Psicogrammatica”. Volume che finalmente esce in Italia, per la prima volta in assoluto nel mondo, grazie al lavoro di Clara Tornar, ordinaria e direttrice del Centro di Studi Montessoriani dell’Università di Roma Tre, e di Grazia Honegger Fresco, allieva di Maria Montessori e direttrice per oltre vent’anni della Scuola Montessori di Castellanza (FrancoAngeli). Già il titolo racconta di una rivoluzione nel modo di pensare la grammatica: non tanto arida disciplina d’insegnamento, ma vero strumento di sviluppo psichico del bambino. “Montessori era convinta”, spiegano le curatrici, “che il bambino possedesse già una sua grammatica implicita acquisita parlando, e che pertanto l’insegnante dovesse solo aiutarlo a scoprire gli elementi funzionali del linguaggio attraverso l’azione e il movimento, la vista e il tatto”. E infatti il libro contiene ben 98 figure che ricordano l’importanza di ricorrere sempre alla raffigurazione grafica per descrivere le varie sfumature del linguaggio. “Nel libro ciascuna parte del discorso – nome, verbo etc – viene legata a un simbolo e a un colore, e i bambini lavorano associando materialmente le varie parti all’interno di una frase che può essere modificata spostando i vari elementi, in modo da scoprire la grammatica implicita nel loro linguaggio”. Continua a leggere

Disney corre ai ripari: contro Netflix arriva Andi Mack

Quando gli indici d’ascolto sono apparsi sullo schermo, Gary Marsh, presidente mondiale di Disney Channel, ha fatto un salto sulla sedia. I dati Nielsen di qualche settimana fa indicavano un meno 18 per cento di spettatori tra i bambini dai 2 agli 11 anni rispetto al febbraio del 2016. Un crollo verticale, che racconta di una migrazione in massa dei nuovi teen ager, sempre più precoci e sempre più in cerca di prodotti che possano rispecchiarli, verso canali come Netflix – giudicata assai più “cool” – oppure You Tube. Che Netflix faccia molta paura lo ha ammesso anche Robert A. Iger, amministratore delegato Disney, che durante l’ultima conferenza con gli analisti dell’industria ha ricondotto i bassi indici di ascolto alla proliferazione di canali su Netflix, ma soprattutto all’avvitamento su se stesso di Disney Channel.

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L’Ama latita? Ci pensa Kenneth

«È curioso: tutti pensano che a noi non vada di fare nulla, invece a stare fermi tutto il giorno stavamo impazzendo. Pulire le strade è stata una decisione naturale». Kenneth è nigeriano, ha 24 anni e ha appena finito di bonificare un pezzo di strada in un borghese quartiere romano: cartacce, pezzi di plastica, mucchi di foglie, cacche di cane – qui raccoglierle è un optional – che poi rovescia in immensi bustoni, lasciando il marciapiede intonso. Non è l’unico a Roma: con altri quattordici amici, con i quali ha viaggiato insieme sui barconi provenienti dalla Libia, si sono divisi la mappa della città. Continua a leggere