Disney corre ai ripari: contro Netflix arriva Andi Mack

Quando gli indici d’ascolto sono apparsi sullo schermo, Gary Marsh, presidente mondiale di Disney Channel, ha fatto un salto sulla sedia. I dati Nielsen di qualche settimana fa indicavano un meno 18 per cento di spettatori tra i bambini dai 2 agli 11 anni rispetto al febbraio del 2016. Un crollo verticale, che racconta di una migrazione in massa dei nuovi teen ager, sempre più precoci e sempre più in cerca di prodotti che possano rispecchiarli, verso canali come Netflix – giudicata assai più “cool” – oppure You Tube. Che Netflix faccia molta paura lo ha ammesso anche Robert A. Iger, amministratore delegato Disney, che durante l’ultima conferenza con gli analisti dell’industria ha ricondotto i bassi indici di ascolto alla proliferazione di canali su Netflix, ma soprattutto all’avvitamento su se stesso di Disney Channel.

Continua a leggere

L’Ama latita? Ci pensa Kenneth

«È curioso: tutti pensano che a noi non vada di fare nulla, invece a stare fermi tutto il giorno stavamo impazzendo. Pulire le strade è stata una decisione naturale». Kenneth è nigeriano, ha 24 anni e ha appena finito di bonificare un pezzo di strada in un borghese quartiere romano: cartacce, pezzi di plastica, mucchi di foglie, cacche di cane – qui raccoglierle è un optional – che poi rovescia in immensi bustoni, lasciando il marciapiede intonso. Non è l’unico a Roma: con altri quattordici amici, con i quali ha viaggiato insieme sui barconi provenienti dalla Libia, si sono divisi la mappa della città. Continua a leggere

Trump, la satira continua a ringraziare

Presto diventerà pure un libro, scritto con l’attore e scrittore Kurt Andersen, e si chiamerà You Can’t Spell America Without Me: the Really Tremendous Inside Story of My Fantastic First Year (Penguin Press). La celebre parodia di Trump di Alec Baldwin sul Saturday Night Live – diventata grazie a lui trasmissione di culto – finirà infatti sulle pagine, anche se lascerà, dopo sei mesi, lo schermo, perché, dice l’attore, “non so più come le persone possano prenderla”. Nell’ultimo, esilarante, video, Trump-Baldwin vuole sconfiggere un attacco alieno “facendo tornare il carbone”. Quando il suo generale gli fa presente che in California sotto tutti morti, domanda “even Arnold?”, poi farnetica indicando due soldatesse nere come “la razza aliena”, infine quando gli alieni arrivano davvero e chiedono chi sia il leader finge di non esserlo, ma viene scoperto, mentre gli alieni festeggiano (“Ma allora è facile!”).

Continua a leggere

«Omosessuale e sieropositivo, il buddismo mi ha salvato»

 

È una delle voci più conosciute d’Italia eppure lui si definisce “timido”, “diversamente emotivo”, finito alla radio per sbaglio, “un paradosso, io volevo fare l’attore e invece il mio successo è venuto dalla voce”. Oggi rivela di sé cose sconosciute a tutti, persino a chi gli sta vicino, amici e parenti: non solo che è dal 20 novembre del 1989 che recita tutti i giorni, mattina e sera, Daimoku e Gongyo, le preghiere quotidiane dei buddisti dell’Istituto italiano della Soka Gakkai ma, anche, che dopo aver molto amato, senza esserne contagiato, un uomo poi morto di Aids ha scoperto anni dopo di essere lui stesso sieropositivo. Tutto questo Antonello Dose, che da quasi ventidue anni conduce con Marco Presta la popolarissima trasmissione radiofonica Il ruggito del coniglio, lo racconta per la prima volta nel libro La rivoluzione del coniglio. Come il buddismo mi ha cambiato la vita (Mondadori).

Dove spiega come la pratica buddista lo abbia radicalmente trasformato e insieme protetto, “insomma c’ho un culo sfondato, il lavoro mi è sempre andato benissimo, mi sono comprato una casa con i miei soldi e ho persino trovato l’amore”. E di come, ancora più importante, stia imparando a non disperarsi delle perdite, “ma a salutare con gioia qualcuno che se ne va. Anche rispetto a Piero non provo né dolore né malinconia”.
Continua a leggere

Rilanciare la poesia? Basterebbe leggerne una prima del tg

«Ho visto di tutto: scrittori, insegnanti, avvocati, operai, studenti, suore di clausura e persino carcerati. D’altronde i poeti hanno sempre un secondo lavoro, altrimenti morirebbero di fame». Nicola Crocetti è il fondatore di una delle poche case editrici “pure” di poesia – Crocetti editore, appunto – ma è anche l’editore della rivista “Poesia”, un piccolo miracolo editoriale che ancora riesce a vendere quasi 20.000 copie. Eppure è scettico sul futuro della poesia – “la comprano solo i poeti” – e ancor più sugli aspiranti poeti, “ripiegati su se stessi, sui propri amori finiti male, incapaci di fare poesia civile”. “Ormai gli autori hanno settanta, ottant’anni, ci vorrebbe un ricambio generazionale”, incalza Michelangelo Camelliti, fondatore di Lieto Colle editore e “cartolibraio per sopravvivere”. Sembra difficile dar loro torto nel giorno in cui si celebra la Giornata Mondiale della Poesia: gli ultimi dati disponibili dell’Associazione Italiana Editori (i nuovi arriveranno in aprile) parlano di 527.000 libri di poesia venduti nel 2014, oltre il 20% in meno rispetto al 2009, per un fatturato di 6.248.128 euro, pari allo 0,59% del mercato. Continua a leggere

«Ho insegnato Pilates alle donne palestinesi»

“Alla prima lezione si sono presentate con il classico abito nero lungo fino ai piedi e la testa coperta. Mi ricordo che ho balbettato ‘avevo detto abiti comodi..’. E loro: ‘No, wait, wait’. Si sono tolte l’abito e sotto erano vestite tutte in tuta e maglietta, con colori sgargianti. Da lì è nato subito un rapporto diretto, incredibile ”. Claudia Landolfi, fisico magro e capelli ricci biondi, è una giovane insegnante di Pilates, che nel 2013 decide di volare in Palestina. “Volevo andare in un territorio di crisi, fare un’esperienza diretta”. Arrivata sul posto, visita i campi rifugiati di Askar Camp e Balata Camp, che si trovano nell’area del West Bank, e scopre che esistono alcuni centri culturali – gestiti interamente da donne – dove si svolgono diverse attività, anche per i bambini. Le viene subito in mente il Pilates: “Volevo lavorare con le donne, focalizzandomi su un’attività apparentemente lontana dalla loro quotidianità, ma che allo stesso tempo partisse da un linguaggio universalmente riconoscibile: il corpo”.

Continua a leggere

No, la gravidanza non è un pranzo di gala

“Settimo mese. Luglio. Caldo. Afa. La pancia che diventa sempre più ingombrante e io che vorrei strapparmi via non solo i vestiti, ma pure questo alieno che sta piano piano occupando tutto il corpo. Attacchi di panico. Corse in ospedale. Vi prego, ricoveratemi”. Non c’è nulla di più lontano dalla drammatica richiesta di Anna che l’immagine stereotipata  della gravidanza che ogni giorno ci offrono tv e web: donne forzatamente sorridenti, vestite color pastello, magari in posizione yoga, con un bicchiere di latte in mano. Ma, spesso, la vita vera è altrove. Ad esempio in quelle parole, nelle quali si possono riconoscere moltissime donne in attesa. Donne che vivono la gestazione all’insegna dell’ansia continua che possa capitare qualcosa al bambino e al tempo stesso, per quanto contraddittorio possa sembrare, di un rifiuto di quello stesso figlio tanto cercato e amato. E poi il post parto e l’allattamento, anche quello raccontatoci dal senso comune come l’esperienza più idilliaca che una donna possa fare. E invece: “Ogni volta che lui si attacca io piango dal dolore. I capezzoli mi sanguinano. Ogni poppata un calvario”. Continua a leggere

La rivolta delle ballerine: «Vogliamo danzare ancora»

 “Ho danzato il mio ultimo spettacolo senza sapere che sarebbe stato l’ultimo, capisce? Quello che mi è accaduto ha dell’inverosimile: tre anni fa, insieme a buona parte del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, 24 ballerini, sono stata licenziata in pochi giorni, senza alcun preavviso: motivo? A neanche 47 anni ero vicina all’età pensionabile, anche se fino a quel punto buona parte  delle mie colleghe erano andate in pensione a 52”. Laura Disegni parla con foga e passione, si sente che appendere le scarpette al chiodo è stata per lei – che a 44 anni faceva “quattro atti del Lago dei cigni” – una sofferenza indicibile. Eppure oggi è un giorno felice, visto che la Cassazione ha inoltrato alla Corte dell’Unione Europea di Lussemburgo il suo ricorso, e quello di altre cinque colleghe, che si ritengono discriminate da una normativa che, mentre impone alle ballerine di andare in pensione a 47 anni, consente ai ballerini maschi di restare sul palco fino a 52. “Davvero assurdo”, spiega Laura, insieme alla collega Maria Badini, “c’è chi a 30 non ce la fa più e chi come noi non avrebbe mai smesso. Alcuni ci hanno accusato di essere privilegiate. Ma questo lavoro non è come gli altri, ti dà una gioia impagabile, è la nostra vita, la nostra identità, se ce la togli è come se ci uccidessi”. Continua a leggere

Il mercato dei libri salvato dai non scrittori (e non lettori) Il mer

La rivolta corre su Amazon. Basta guardare recensioni delle decine di libri di you tuber di successo – quelli che nei loro video da milioni di contatti spaziano dalla narrazione demenziale di se stessi alle videogiocate in diretta – pubblicati bulimicamente negli ultimi due anni prevalentemente da Mondadori, per trovare quasi esclusivamente sentimenti di incredulità, sconcerto e indignazione, diretta verso gli editori ma pure verso i ghostwriter di questi volumi, costretti a scrivere frasi adolescenziali e concetti raso terra. “Trovo incredibile che questi soggetti senza uno straccio di titolo di studio abbiano la possibilità di pubblicare un loro libro. Ma cos’hanno da raccontare? I loro 20 anni di vita davanti a uno schermo?”, scrive uno dei tantissimi lettori. E un altro: “Vergognoso e irrispettoso verso chi in questo campo avrebbe tanto da dare ma non ha la possibilità di questi pagliacci”.

Continua a leggere

Foto sui social, l’ultima modo è la psico-lettura

Cosa mettono per rappresentarsi sui social le persone allegre? Foto di sé colorate e gioiose. E gli estroversi? Preferiscono immagini artistiche e creative. Le persone coscienziose, invece, possono apparire più vecchie, mentre i nevrotici scelgono spesso di farsi rappresentare da un oggetto. Per arrivare a tanta scienza ci voleva addirittura uno studio della Pennsylvania University (pubblicato anche dalla rivista “The New Scientist”), che ha analizzato ben 66.000 profili Twitter, arrivando al sofisticato verdetto. Ma quella di analizzare la composizione dei profili Facebook o Whatsapp per estrarne categorie umane di ogni genere – dimmi che foto metti e ti dirò chi sei – è una vera mania. Citando un altro studio di 300 profili Facebook, la rivista “State of Mind” stila, ad esempio, un elenco di spiazzanti tipologie. Foto perfettamente centrata? “Sei un adulto maturo ma forse un po’ annoiato”. Ritratto a distanza? “Sei timido e riservato, magari nascondi qualche difetto fisico”. Foto di quando eri bambino? “Non vuoi cambiare”. Coppia? “L’altra persona è enormemente importante per te”. Figli? “Pensi che i figli siano la cosa più importante che ti sia mai capitata”. Personaggio fittizio? “Non desideri rivelare la tua vera identità”. Foto artistica? “Tipica di chi è artista o pensa di esserlo”. In gruppo? “Un soggetto che si lascia condizionare con una certa facilità”.

Continua a leggere