Il Ddl Pillon? Favorisce i padri padroni e ricatta le donne

“Un attentato ai diritti dei bambini e delle donne, che favorisce la violenza, gli abusi sessuali, la pedofilia e i maltrattamenti in famiglia. Una legge orribile, incivile, impresentabile, con un impianto parossistico e di un’impensabile rozzezza e inciviltà, che esporrebbe l’Italia alla pubblica derisione”. A definire così il disegno di legge 735/2018, a firma del senatore Simone Pillon(attualmente in Commissione Giustizia al Senato) è l’associazione nazionale Movimento per l’Infanzia, che “da vent’anni”, spiega l’avvocato Girolamo Andrea Coffari, che ne è presidente, “contrasta l’adultocentrismo e promuove i diritti dei bambini. Diritti che, abbiamo scoperto, non possono mai essere separati dalla tutela delle mamme”.

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Inserimento, un incubo per i genitori (e i bambini)

La mail ti viene mandata in un torrido giorno di luglio, tu stai in partenza per le vacanze, non la guardi bene e fai male. Perché quando verso fine agosto ti rendi conto di cosa c’è scritto, capisci di avere un problema. Quello che ti viene comunicato, infatti, è che tu figlio di tre anni la scuola “vera”, cioè fino alle quattro di pomeriggio, comincerà il primo ottobre. Prima ci sono tre settimane in cui il bambino ci andrà pochissimo. Il primo giorno, solo per vedere la classe, il secondo e il terzo, un’oretta e mezzo insieme ai genitori, poi due giorni a casa per ricominciare la settimana dopo, sempre per un paio d’ore, e quella dopo ancora un po’ più a lungo, giusto fino al pranzo. Lo schema può variare a seconda delle scuole, ma con la stessa identica impronta: per le prime settimane, non primi giorni, il bambino a scuola ci sta pochissimo. Motivo? Deve abituarsi al ritmo della scuola, la classe va formata lentamente, il gruppo ha bisogno di tempo e così via.

Preservativi gratis, ecco perché sì!

Può sembrare una notizia secondaria, qualcosa di poco importante rispetto a tanti altri eventi accaduti in questi giorni. E invece no (e non a caso questo giornale gli ha dedicato l’apertura ieri sera). Perché la decisione della Regione Lombardia di daregratuitamente contraccettivi ai ragazzi fino a 24 anni  – come già si fa in Piemonte e Emilia Romagna anche se con diverse modalità – è una svolta molto, molto importante.

1. Il primo motivo, solo in apparenza banale, riguarda l’alto costo di questi dispositivi. Una scatola di preservativi costa svariati euro, una pillola mensile sui 15 euro al mese, farsi mettere la spirale da un ginecologo ancora di più. Per i ragazzi – la normativa lombarda prevede la gratuità solo fino a 24 anni – spesso si tratta di cifre troppo alte, che concretamente disincentivano l’utilizzo dei contraccettivi.

Ad esempio, sono fidanzato con una ragazza e ci faccio l’amore tutti i giorni, spenderò una cifra molto alta in preservativi. Ecco perché potrei decidere di spingere la mia fidanzata a prendere la pillola, ma in questo caso, specie quando il rapporto non è stabile, aumento il rischio di malattie sessualmente trasmissibili, perché purtroppo solo il preservativo garantisce la protezione dalle infezioni. Infezioni che in questi anni stanno avendo un autenticoboom, come dimostrano tutti i dati a disposizione.

Cannabis light, no. Alcol, psicofarmaci e sigarette, sì. La schizofrenia dello Stato

La vicenda ricorda un po’ quella delle sigarette elettroniche, prima salutate come una felice alternativa al fumo vero e dannoso, poi considerate all’improvviso anch’esse pericolose, con conseguenze pesanti anche su chi aveva deciso di venderle. Lo stesso per la cannabis legale, diffusa ormai in tutta la penisola con decine di negozi aperti in tutte le città e poi bollata come probabilmente pericolosa dal Consiglio superiore di sanità, che ha invitato il ministero della Salute a valutare la chiusura dei punti vendita dove si trova la marijuana legale, con grande plauso del Moige (Movimento italiano genitori) da sempre schierato sulle peggiori posizioni conservatrici.

Intendiamoci. La moltiplicazione impazzita dei negozi che vendevano sigarette elettroniche, così come quelli che oggi vendono cannabis leggera” – un affare sul quale si sono gettati in centinaia cogliere l’affare al volo – personalmente mi fa anche una certa tristezza: ormai più che volantini per la pizzeria ti allungano per strada quasi esclusivamente dépliant pubblicitari dei negozi di canapa, una proliferazione che spinge soprattutto a pensare alla fame di lavoro del nostro Paese, dove magari si dedica a queste attività chi ha una laurea in tasca e un curriculum di disoccupazione nel cassetto. E tuttavia non appare molto sensato autorizzare la vendita di un prodotto, lasciando che la gente (venditori ma anche agricoltori) investa decine di migliaia di euro in un progetto e poi dichiararlo all’improvviso probabilmente dannoso, con tutto quello che ne consegue.

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Rider, bene Di Maio a chiedere tutele ma la precarietà è ovunque

C’erano molte notizie degne di commento in questi giorni. Ad esempio, anche se in pochi se ne sono accorti, c’è stato un papa che, tra una critica alle coppie omosessuali e all’aborto selettivo, ha incredibilmente sdoganato l’infedeltà: e non solo maschile, anche femminile, qualcosa di veramente rivoluzionario per una Chiesa che ha sembra esaltato l’immagine di una donna silenziosa e fedele. Ma non c’è dubbio: la notizia, e l’immagine, che mi ha colpito di più – occupandomi di questo tema da tanti anni – è quella di un ministro che per la prima volta forse da quando la precarietà è stata istituzionalizzata negli anni Novanta, dice “basta” ai working poor. Non solo. Propone, in relazione ai dipendenti della cosiddetta “gig economy” delle consegne, un decreto che si chiama con nome evocativo “decreto di dignità” e che prevede che i lavoratori divengano “prestatori di lavoro subordinato” con tanto di indennità mensile di disponibilità, malattia, ferie, maternità e divieto di retribuzione a cottimo, oltre a un trattamento economico minimo.

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Vent’anni di Sex and The City, più che sesso è la loro libertà (da mutui e mariti) ad attrarci

Sex and The City oggi compie vent’anni. Certo, qualche tempo dopo, nel 2003, è arrivato Sky e le sue prime serie, poi – naturalmente – Netflix con la sua offerta sterminata. Eppure anche per chi, come me, si è innamorata perdutamente delle ostetriche londinesi (Call The Midway), dei nobili inglesi (Downton Abbey), della vita della Regina Elisabetta (The Crown), dei pubblicitari di Manhattan (Mad Man) e di tante altre serie, Sex and The City avrà sempre un posto speciale e difficilmente scalzabile nella classifica emotiva delle mie serie tv.

Mi sono chiesta più volte perché la serie ideata da Darren Starr abbia avuto così tanto successo. In fondo, le protagoniste sono quattro donne non prive di frivolezza e completamente immuni da preoccupazioni di tipo sociale o politico. Manhattan, da questo punto di vista, è una sorta di contenitore da favola, sradicato dalla realtà statunitense: potrebbe essere ovunque. Le quattro amiche sono dedite soprattutto a una cosa: cercare l’amore. Ognuna lo fa in maniera diversa: Samanthaattraverso il sesso, Charlotte spinta da un romanticismo radicale, Miranda in maniera più realista e pragmatica, Carrieintrecciando romanticismo e riflessione, attraverso la rubrica che tiene e che, incredibilmente, le consente di mantenere uno stile di vita così elevato da potersi permettere scarpe da centinaia di dollari.

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Tradire sul web? Come tradire realmente. La Cassazione mette fine a un’ipocrisia

Il tradimento on lineequivale al tradimento reale. Lo ha deciso la Prima sezione civile della Corte di Cassazione – sentenza n. 9384 – secondo la quale chi flirta sui social network può subire la domanda di separazione giudiziale con addebito, proprio come nel caso dell’adulterio reale.

Insomma, anche il coniuge che si ritiene leso da messaggini “hot”, o chat ambigue, può chiedere la separazione per violazione dei doveri disciplinati dall’articolo 143 del codice civile (fedeltà reciproca, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione).

In questo caso, ovviamente, lo farebbe per tradimento, anche se la legge stabilisce che l’addebito della separazione è possibile solo se l’infedeltà, reale o virtuale, è stata causa della crisi coniugale e non il suo effetto. Le conseguenze, che pochi di coloro che tradiscono o flirtano via smartphone le conoscono, sono pesanti: il coniuge a cui è stata addebitata la separazione perde addirittura il diritto a ricevere un eventuale assegno di mantenimento (alimenti a parte). Il che significa, tra l’altro, che a stare attento a messaggini ambigui deve essere soprattutto chi dei due nella coppia guadagna meno.

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Fedez-Ferragni, niente eccezione per il dolore: griffe sempre in vista

Ogni loro foto su Instagram genera decine e decine di articoli, sparsi ovunque per il web. La coppia Fedez-Ferragni è sempre sulle pagine di tutte le testate italiane e internazionali. E la modalità di comunicazione dei due, che rappresentano ormai (purtoppo) un modello per centinaia di migliaia di ragazzi, dovrebbe far riflettere.

 Prendiamo il post dell’altro giorno, uno dei tanti di una gravidanza che la Ferragni sta raccontando passo passo sul suo profilo, com’era d’altronde prevedibile. I due sono abbracciati come al solito, ma il contenuto del post è abbastanza drammatico. Il bambino non cresce come dovrebbe, Chiara si deve riposare, insomma allarme. Bene, come viene proposto questo evento non felice? Con una scarpa griffatissima ben in evidenza di lei (e lo stesso per lui) e una vistosa borsa Hermes sul tavolo. Esattamente come al solito, dunque, visto che tutti i post della Ferragni contengono pubblicità evidentissime di marchi di moda. Il dolore non fa eccezione.

Smart, la cooperativa che trasforma i free lance in dipendenti

La mia vita è cambiata, posso fare le vacanze sereno, ho un contratto di collaborazione che mi dà indennità di malattia e un piccolo sussidio di disoccupazione. Tutto questo restando un lavoratore autonomo”. G. ha una piccola società di comunicazione, che fa da ufficio stampa a nomi importanti della musica italiana. Fino a ieri versava tantissimi soldi per pagare la partita Iva, il commercialista, la sfilza di tasse – da giugno a novembre – che spesso gli impedivano, appunto, persino le ferie. “In Italia”, spiega, “le persone con una partita Iva, anche se con basso reddito, sono considerate dallo Stato, e tassate, al pari degli imprenditori dagli alti ricavi”. Finalmente però la sua esistenza ha subito una volta radicale, e tutto questo grazie a SMart, letteralmente Società mutualistica per artisti, una cooperativa per la protezione dei lavoratori intermittenti – artisti, ma anche copy writer, traduttori, web designer, giornalisti e liberi professionisti in generale – che oggi esiste anche in Italia.

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Senza capelli e calcio nelle ossa: tutto per entrare nella taglia 36

“Per lo shooting la 40 può andare, ma per le sfilate bisogna stare nella 36-38 intesi?”. Basta questa frase per cambiare per sempre la vita della diciottenne francese Victoire Dauxerre, giovane modella scovata per strada e catapultata nel mondo in apparenza patinato delle top model dell’agenzia Elite. Quella vocina comincia a rimbalzarle dentro in continuazione, perché per una ragazza di un metro e 78 scendere a  47 chili è un’impresa possibile mangiando solo tre mele al giorno. Oppure concedendosi pesce e verdure bollite, salvo poi abusare di lassativi per non accumulare calorie, mentre il seno e il ciclo spariscono, e i peli crescono perché il corpo, disperato, cerca di difendersi dal calo di peso. Continua a leggere