“Altro che fiocchetti rosa, di cancro si muore ancora”

Criticano l’informazione sul cancro al seno diffusa da tv e giornali, “infiocchettata e buonista, politicamente corretta, che vuole le donne guarite al 99% di cancro al seno”. Ripetono a voce alta la parola “morte”, perché “la si rinnega, perché è ancora un tabù, perché non la si vuole più associare al cancro al seno”. Sono 200 donne malate di cancro al seno metastatico, quello al cosiddetto “IV stadio” (il più grave, che loro chiamano lucidamente con il suo nome, “inguaribile”) e hanno scritto una lunga lettera diretta ai quotidiani e trasmissioni italiani. Perché sono stanche di vedere che di loro, 30.000 in Italia, con 12.000 morte ogni anno, i media non parlano mai. “Leggiamo molti articoli e notizie sul cancro al seno”, si legge nella lettera, “e ci colpisce la disinformazione generale”.  Persino nei gruppi Facebook delle malate al seno queste donne – mediche, ingegnere, infermiere, matematiche, disoccupate, anche con figli anche piccoli – sono spesso accusate di “togliere la speranza per aver detto la verità”, e cioè che di cancro al seno si può morire, “perché negli stadi avanzati la percentuale di sopravvivenza scende al 75%”.

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Sesso, ecco perché il desiderio nelle coppie è in pieno tracollo”

Vogliamo parlare dei motivi per cui il desiderio nella coppia è in pieno tracollo? Allora bisogna partire da come i rapporti tra le persone sono cambiati: oggi può accadere che la persona con cui esci magari sta flirtando con altre due donne suWhatsapp o Tinder mentre tu parli. Per non parlare delle donne, sono sempre di più, che mentre fanno l’amore controllano il cellulare. Insomma, è chiaro che il concetto di intimità è andato a farsi fottere”. È un fiume in piena Umberta Telfener, filosofa, psicologa clinica e feconda scrittrice, che da poco ha pubblicato Letti Sfatti. Una guida per tornare a fare l’amore (Giunti). Un manuale, spiega, “dedicato a tutti coloro che combattono la sciatteria dei rapporti”, diretta conseguenza, aggiunge, del fatto che “l’attenzione al sé, alle proprie emozioni, di fronte a un ‘esterno’ preponderante, è molto diminuita”.

 

San Valentino, l’amore è anche quello di un vedovo che piange

 

Una mano rugosa con due fedi nello stesso dito, un bagno dove restano ancora due spazzolini, una casa silenziosa dai mobili antichi – una pendola, un crocifisso – dove un anziano si aggira, sfiorando i vestiti di una donna che non c’è più, le sue foto, i piccoli aerei di carta che lei faceva. Si chiama “Nexŭs- Una storia d’amore”, ed è il video che il film maker quarantenne Michele Pastrello ha realizzato per San Valentino, in contrasto con una festa divenuta, a suo dire, consumista, posticcia, stucchevole: “Cosa resta di San Valentino, che tra l’altro, anche se nessuno lo ricorda, è una festa istituita dalla Chiesa nel 400 d.c. per combattere le orge dei lupercali e poco c’entra con gli innamorati? Frasi fatte, poesie spicce con fotomodelle di certi ex youtubers, foto fashion con aforismi posticci delle influencer. Nexŭs invece, che significa in latino ‘legame’, ha come protagonista una persona anziana che non ha la rassicurante telegenia diRichard Gere. E soprattutto lega il termine amore alla perdita, come fossero indissolubili, e di questa unione ne esalta la bellezza quanto il rischio”.

 

Pastrello racconta anche l’iter complicato del video, la ricerca di canali dove pubblicarlo. Ricerca resa difficile, appunto, dal fatto che Nexŭs esce dai canoni tradizionali e stereotipati con cui i media raccontano l’amore. “Alcune note testate online che si occupano di ‘lifestyle’ e ‘coppia’”, confida il regista, “lo hanno trovato non idoneo al proprio pubblico, come se il loro pubblico fosse fatto di donne da romanzo rosa da non turbare. O forse preferiscono ’costringerle’ a questo, non saprei”.

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Violenza sulle donne, a Sanremo è solo spettacolo (e ipocrisia)

“Consentire a Michelle Hunziker di utilizzare la platea di Sanremo per distribuire un gadget riferibile all’associazione con cui condivide la titolarità con l’avvocata Giulia Bongiorno quando questa è in campagna elettorale non ha nulla a che fare con la sensibilizzazione del pubblico al tema della violenza contro le donne. A noi sembra un malcelato e fintamente ingenuotentativo non solo si sostenere la campagna elettorale di Bongiorno, ma anche di far dimenticare le critiche piovute sull’associazione Doppia Difesa”. Lo scrive, in una dura lettera alla Presidente della Rai Monica Maggioni, Raffaella Palladino, la Presidente diD.i.Re, la rete che raccoglie i centri antiviolenza in Italia.

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