Psicofarmaci, ecco quando danneggiano il cervello e come sospenderli

Depressione grave, mania, psicosi, violenza, idee di suicidio. Sono alcune delle conseguenze che possono scaturire dalla sospensione di un trattamento con psicofarmaci. A sostenere queste tesi è lo psichiatra statunitense Peter R. Breggin nel libro La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie (tradotto dalla farmacologa Laura Guerra per la casa editrice Giovanni Fioriti). Breggin, medico e ricercatore, da molti anni sulla scena della psichiatria americana, ha fondato nel 1972 l’International Center for the Study of Psychiatry and Psychology. Perito medico in moltissimi processi contro le cause farmaceutiche, ha scritto libri celebri, come Medication Madness (sul legame tra psicofarmaci e crolli emotivi, suicidi e atti violenti), The Ritalin Fact book (sul controverso farmaco somministrato ai minori), Reclaiming our children (sull’iperdiagnosi dell’Adhd sui bambini e l’uso di farmaci), Toxing Psychiatry (sul valore terapeutico della psicoterapia rispetto a psicofarmaci ed elettrochoc).

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Dieci motivi per cui conviene confessare un tradimento prima di essere scoperti

Confessare il proprio tradimento al partner prima che lui lo scopra è la scelta che meno danneggia il rapporto sentimentale che abbiamo timore di perdere. Lo sostiene Rita D’Amico, una psicoterapeuta e ricercatrice dell’Institute of Cognitive Sciences and Technologies, che da anni si occupa, tra l’altro, di tradimenti e amicizie erotiche. Una parte consistente del suo nuovo libro, Amori e Infedeltà. Triangoli e relazioni tra vecchie credenze e nuove realtà (Franco Angeli), è dedicata proprio al tema della confessione dell’adulterio alla persona tradita. “Va detto subito”, spiega, “che confessare non è facile, proprio perché il timore di perdere l’altro è altissimo, così come la paura di essere puniti con ritorsioni di vario tipo.  Tuttavia se la confessione è accompagnata dalla ferma intenzione di non ripetere l’errore, così come dal riconoscimento della legittimità della rabbia dell’altro, è senz’altro la scelta migliore”.

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