Tutto quello che bisogna sapere sul sesso anale

Altro che sesso per “puttane, pervertiti, depravati o gay”. Il sesso anale è un’esperienza universale, per nulla contro natura, per nulla dolorosa o sporca. Tutti dovrebbero provarla, nonostante religione, educazione, cultura, e persino molti media, presentino la penetrazione da dietro come una deviazione dal sesso “normale”, quello eterosessuale con penetrazione della vagina da parte del pene. “Persino i film porno sbagliano”, dice Valentine, alias Fluida Wolf, 33 anni, attivista femminista pro-sex, traduttrice (ha portato in Italia testi come Fica Potens di Diana J. Torres e Diventare Cagna di Itziar Ziga), ma anche grande esperta di squirting (eiaculazione femminile). “È facile infatti vedere un attore che arriva e infila direttamente il pene nel buco, provocando una certa sofferenza, senza quei preliminari che sono invece indispensabili”. Proprio in questi giorni Fluida Wolf è in partenza per l’Anal Liberation Front, un tour di presentazione del libro-bibbia Guida al Piacere Anale per Lei (Odoya edizioni) della scrittrice femminista, educatrice su temi sessuali e regista di film pornografici Tristan Taormino. Tradotto e curato dalla stessa Wolf.

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Tutte le violenze subite dalle italiane in sala parto

“Mi sono sentita umiliata e violata. Piango ancora se penso al mio parto e non sono lacrime di gioia”. “Arrivo in ospedale dilatata di 8 cm. Signora lei in un’ora partorisce!! 17 ore di sala parto, manovra di Kristeller, episiotomia, 2 raschiamenti in 2 giorni, attacchi epilettici dopo anestesia, trasfusioni di sangue… Riesco a vedere mia figlia dopo 6 giorni”. Sono alcuni dei messaggi inviati da donne e madri sulla pagina Facebook legata alla campagna #bastatacere, lanciata un anno fa dall’attivista Elena Skoko e dall’avvocata Alessandra Battisti, insieme a 20 associazioni che si occupano di maternità, e diventata in poco tempo virale. Da quella campagna è nato un vero e proprio Osservatorio sulla violenza ostetrica, OVOItalia, che oggi ha presentato a Roma i dati di un’indagine Doxa, realizzata con le associazioni La Goccia Magica e CiaoLapo Onlus.

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I risultati sono allarmanti.

Smart, la cooperativa che trasforma i free lance in dipendenti

La mia vita è cambiata, posso fare le vacanze sereno, ho un contratto di collaborazione che mi dà indennità di malattia e un piccolo sussidio di disoccupazione. Tutto questo restando un lavoratore autonomo”. G. ha una piccola società di comunicazione, che fa da ufficio stampa a nomi importanti della musica italiana. Fino a ieri versava tantissimi soldi per pagare la partita Iva, il commercialista, la sfilza di tasse – da giugno a novembre – che spesso gli impedivano, appunto, persino le ferie. “In Italia”, spiega, “le persone con una partita Iva, anche se con basso reddito, sono considerate dallo Stato, e tassate, al pari degli imprenditori dagli alti ricavi”. Finalmente però la sua esistenza ha subito una volta radicale, e tutto questo grazie a SMart, letteralmente Società mutualistica per artisti, una cooperativa per la protezione dei lavoratori intermittenti – artisti, ma anche copy writer, traduttori, web designer, giornalisti e liberi professionisti in generale – che oggi esiste anche in Italia.

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“I pompini? Vi spiego perché le donne li odiano”

Si sente come una Barbie “parecchi anni dopo”: ha le caviglie gonfie, ha scoperto che Ken è gay, vive in un loft e si fa chiamare “Barbara”. In alternativa è “zia Lynne”: infatti sua sorella ha tre figli, “si alza alle sei e porta in giro tutto il giorno persone ingrate come una triste autista di Uber”. Ma soprattutto è una donna di 49 anni il cui lavoro, come ha detto al sito Splitsider.com, è “osservare il comportamento altrui peggio degli agenti dell’Fbi”. Si chiama Lynne Koplitz e, anche se il nome potrà dirvi poco, ha vent’anni di carriera alle spalle. Qualche mese fa Netflix l’ha chiamata per chiederle uno spettacolo sui fastidi della menopausa, lei non si è fatta pregare e ha messo su un’ora di pura comicità, dove la menopausa è la scusa per parlare di tutto, in particolare di come uomini e donne interagiscono tra loro, ma anche delle giovani generazioni, quelle che a cui non puoi intimare di alzarsi dal letto alle due del pomeriggio perché minacciano di chiamare la polizia (“Tanto la prigione è il mio piano per la pensione, chiama i poliziotti piccola troia”). Continua a leggere

Senza capelli e calcio nelle ossa: tutto per entrare nella taglia 36

“Per lo shooting la 40 può andare, ma per le sfilate bisogna stare nella 36-38 intesi?”. Basta questa frase per cambiare per sempre la vita della diciottenne francese Victoire Dauxerre, giovane modella scovata per strada e catapultata nel mondo in apparenza patinato delle top model dell’agenzia Elite. Quella vocina comincia a rimbalzarle dentro in continuazione, perché per una ragazza di un metro e 78 scendere a  47 chili è un’impresa possibile mangiando solo tre mele al giorno. Oppure concedendosi pesce e verdure bollite, salvo poi abusare di lassativi per non accumulare calorie, mentre il seno e il ciclo spariscono, e i peli crescono perché il corpo, disperato, cerca di difendersi dal calo di peso. Continua a leggere

Vacanze a casa, tutti i motivi di chi resta

Arrivano immancabili come i servizi sull’acqua da bere quando c’è afa o i turisti che sfregiano fontane millenarie: sono i rapporti sugli italiani che non vanno in vacanza che quest’anno, ci ricorda Confesercenti, sarebbero il 26% degli italiani. Su chi sia questo popolo – visto con un misto di pena e timore, quasi possa contagiarci con le sue ristrettezze – poco o nulla si sa. Eppure mai campione fu più variegato e fatto di persone normalissime: il non-vacanziero della porta accanto, insomma. Certo, la prima causa per la quale non si parte sono i soldi, ma non sempre perché manca un impiego fisso: “Vivo a Roma in affitto, faccio l’insegnante e mia moglie la segretaria, abbiamo un figlio piccolo”, spiega Stefano. “Banalmente, non ci bastano i soldi”.   Pure Federica abita in provincia di Roma, è precaria da anni, anche se ha appena vinto la cattedra: “Ma da settembre. Finora, con il mio compagno senza un posto fisso, niente vacanze. Cerchiamo di uscire la sera, fare qualche gita. Per fortuna abbiamo un grande giardino per nostra figlia di 4 anni”. Anche Francesca, traduttrice free lance, l’estate resta nella sua casa in una zona residenziale della capitale. Marito in mobilità, un adolescente che deve studiare perché rimandato e un “camper troppo vecchio per andare all’estero”. A stare peggio, comunque, sono i genitori single, specie le madri. Alessandra, terapista per bambini speciali, vive ad Ardea (“un comune in balia della mafia”), con uno dei due figli, ma il marito non le passa una lira di mantenimento. Lo stesso per Alessandra, di Como, un contratto non rinnovato e una vacanza a Dublino con i suoi due figli che salta all’ultimo. Continua a leggere

Cani e bambini a seguito, non chiamatele vacanze

Estate. Per ogni cane non più, fortunatamente, abbandonato c’è un cane che deve essere trasportato. Ma anche quest’anno viaggiare con un animale si rivela un’impresa da incubo, e poco cambia se sei un personaggio famoso o no, come il rapper americano Schoolboy Q. Che atterrato a luglio vicino a Los Angeles, ha scoperto che la sua compagnia aveva spedito per sbaglio il suo cane a Chicago. Dirottamenti a parte, anche il semplice spostare un cane in aereo (più facile in treno, anche se esoso) richiede un’organizzazione militare: dopo aver spulciato la selva di norme che ogni compagnia e paese riserva a Fido – “solo per citare Alitalia”, scrive Francesca su Facebook, “non puoi fare il check in on line, a bordo viaggi obbligatorio nel posto finestrino e si fanno pure pagare 40 euro a tratta (ma anche di più, ndr), senza neanche una ciotola d’acqua” –  bisogna esibire passaporto canino, certificato antirabbico, tatuaggio, guinzaglio e museruola, trasportino da ginocchia o contenitore per la stiva se il cane è grande (e ti devi pure stampare da solo la scritta “living animal” da apporre).

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La Torre di Pisa? È a Roma. E la Pietà son Giulietta e Romeo: gli strafalcioni dei turisti

“Ma che vuol dire BC, before computer? Ah no, forse è before Columbus!”. Se pensate che una domanda tanto bizzarra, e soprattutto rivelatrice di un’ignoranza abissale della storia umana, sia un’eccezione, vi sbagliate. Per le nostre guide turistiche, spesso laureate e iper specializzate, interrogativi come questi sono all’ordine del giorno. Negli oltre vent’anni di questo lavoro, ad esempio, Roberta – storica dell’arte e guida turistica romana – ha visto di tutto: “Ricordo un gruppo di ingegneri indonesiani arrivati in visita al Colosseo. Appena scesi, hanno chiesto dove fosse la Torre di Pisa, e quando gli ho spiegato che era a quattro ore di macchina sono andati via (non sapete quante persone la cercano a Roma). E poi ci sono quelli che entrano a San Pietro e mi domandano dove sia la tomba di Gesù, così come è pieno di gente che vuole vedere il Cenacolo di Leonardo. Domande assurde anche di fronte alla Pietà di Michelangelo: c’è chi mi ha chiesto quale dei due fosse Gesù, o se fossero Giulietta e Romeo. Ma l’apoteosi credo sia stata raggiunta dentro la Cappella Sistina: appena entrati, un signore mi chiede: scusi, ma che dobbiamo fare ora?”. Continua a leggere

Clima, scienziati compatti. E i politici?

Emissioni: questa è la parola chiave da cui dipende il nostro futuro, anzi la nostra stessa sopravvivenza. Lo dicono le 545 pagine dello studio statunitense, studio che rientra nel National Climate Assessment (la valutazione sul clima richiesta dal Congresso americano ogni quattro anni), redatto da 13 agenzie federali che si occupano di cambiamento climatico e pubblicato ieri, anche se ancora sotto forma di bozza, dal “New York Times”, nel timore che Trump possa in qualche modo insabbiarne le conclusioni. Conclusioni che affermano con certezza che gli effetti del cambiamento climatico, di cui è causa sicura e diretta l’uomo, sono già reali, visto che le temperature medie negli Stati Uniti hanno toccato il loro livello più alto da 1.500 anni, con un aumento di 0.9 gradi dal 1880 al 2015 e che potrebbe arrivare, ma solo se si riducono radicalmente le emissioni, a 2 gradi centigradi entro la fine del secolo. Aumento oltre il quale lo scenario si farebbe catastrofico, con ondate di calore molto intense alternate a violente tempeste di pioggia, mentre il livello degli oceani, a causa del rapidissimo riscaldamento dell’Alaska e delle zone artiche, rischia di avere effetti tragici sulle zone costiere.

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Sagre, che ci importa dell’afa, ecco i cibi da clima delle steppe

Mentre i meteorologi, proiettati negli anni a venire, si affannano a costruire modelli di futuro, loro sono pervicacemente aggrappate al passato. E mentre l’Italia boccheggia per un caldo che gli scienziati del clima classificano come segno dell’imminente tropicalizzazione, loro voltano la testa all’indietro, riproponendo non solo mercatini di antiquariato, fiere del vintage e tornei di briscola, ma soprattutto – indifferenti ai consigli dei esperti anticaldo che intimano cibo leggerissimo e acqua a gogo –menu buoni per il freddo delle steppe, innaffiati da libri di birra e vino rosso. Sono le sagre italiane, sparse sul territorio: inamovibili, appunto, nei loro programmi e soprattutto nei loro piatti.

 

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