Caro Di Maio, ma perché il navigator non può essere un filosofo?

Ho avuto la pessima idea, molti anni fa, di prendere una laurea in Filosofia. Pessima non solo per le conseguenze sul mio futuro professionale, ma anche perché mi è toccato sopportare negli anni a seguire l’insostenibile retorica del filosofo che piace alle imprese, del filosofo versatile che grazie al suo acume teorico può lavorare in più settori. Altro che ingegneri o economisti.

Retorica insopportabile perché, sempre in tutti questi anni, non ho praticamente mai trovato un annuncio di lavorodove fosse richiesta la laurea in Filosofia. Un gran peccato perché, anche se tornando indietro sceglierei senza dubbio una laurea professionalizzante, sono convinta che i laureati in Filosofia abbiano il più delle volte una profondità di pensiero, una capacità analitica, un’abilità di pensare in maniera sistemica e globale che pochi altri laureati hanno. E infatti altrove li prendono, ma non in Italia.

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