Decreto dignità, non lo critichi chi ha distrutto il lavoro

Non sono una giuslavorista, sindacalista o esperta di contratti. Però il tema del lavoro, in particolare autonomo e precario, lo seguo da anni, come seguo le politiche sciagurate che gli ultimi governi di destra e di “sinistra” hanno messo in atto nei confronti dei lavoratori. Ultima, la decisione di abolire il Jobs act, a favore di un contratto a tutele crescenti che di tutele ha ben poco, mentre ha reso i lavoratori dipendenti meno mobili e completamente ricattabili da parte del datore di lavoro. Guardando quindi con queste lenti il “decreto dignità”, appena diventato legge, non posso che giudicare favorevolmente il principi di fondo a cui si ispira, e cioè quelli di una stretta sull’uso e abuso di contratti a termine – diminuisce l’arco di tempo per il quale possono essere usati, si introduce la necessità di una causale per il loro rinnovo, aumenta il loro costo contributivo, aumentano le mensilità a protezione del lavoratore in caso di licenziamento –  di un contrasto alla delocalizzazione delle aziende, di una promozione del lavoro stabile, attraverso l’estensione della decontribuzione già prevista dal governo Gentiloni per gli assunti sotto i 35 anni.

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4 thoughts on “Decreto dignità, non lo critichi chi ha distrutto il lavoro

  1. C’è un problema in più, che viene per lo più trascurato: il cattivo funzionamento dei Tribunali.
    La somma del Jobs Act con il cattivo funzionamento dei Tribunali crea un mix tremendo.
    Qui nel Sud prima ti offrono uno stipendio ridicolo, poi non ti pagano neppure quello, sfidandoti a fare una vertenza per quale non hai i mezzi e che comunque andrebbe troppo per le lunghe.
    E così devi accettare di prendere 50, firmando una ricevuta per 100. Così almeno una parte di quel Po o che incassi viene dallo Stato, in tieni fi detrazione fiscale a favore del “donatore” di lavoro.

  2. Ho 75 anni. lavoro dall’età di sei anni. So cos’è il lavoro e quanta dignità ti da se lo hai. Buonissima parte della mia vita lavorativa l’ho passata in una grande azienda in Friuli V.G. arrivato colà dalla Sicilia all’età di 19 anni. Rispetto a come hanno ridotto i lavoratori di oggi, Noi eravamo l’aristocrazia operai ma non lo sapevamo. Le scrivo quanto sopra come credenziali e per dirle che il suo è il più bell’articolo di giornale che ho letto sul decreto “dignità” (poi diventato legge).
    Da anni sostengo con i miei amici “sinistrorsi e intellettualoidi” che la delocalizzazione (parola incapibile ma terribile nel suo significato) era una delle cause principali della disoccupazione in Italia. In questi giorni, con la legge “dignità” Di Maio mi ha reso giustizia. Anche lei, con il suo articolo ha contribuito, e non poco, a rendermi, momentaneamente felice.
    PS
    A fine mese sarò in Versilia a festeggiare IL FATTO QUOTIDIANO.
    Complimenti per il suo articolo.
    Distinti saluti
    Sicali Francesco

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