Assia Montanino, cliché da Medioevo

Nel paese in cui la stampa e i talk show si stracciano le vesti per i giovani senza occupazione o precari accade che una ventiseienne che viene assunta per un lavoro vero e proprio sia vittima degli attacchi di un quotidiano, diventati virali, proprio in virtù del suo essere giovane (e donna). Lo ha fatto “Il Giornale”, criticando Assia Montanino – chiamata da Di Maio a ricoprire il doppio ruolo di segretaria particolare del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico con un compenso di 72.398.000 euro – perché di lei non ci sarebbe traccia archivi della Pubblica Amministrazione e perché nel suo curriculum non figurerebbero, laurea in Economia a parte, “ruoli apicali”. Ora, come ha chiarito lo stesso Fattoquotidiano.it, difficilmente Assia Montanino sarebbe potuta figurare nella PA, visto che il capo della segreteria e il segretario particolare del ministro, dice il regolamento, “sono scelti tra persone anche estranee alla pubblica amministrazione sulla base di un rapporto fiduciario”. Inoltre sarebbe davvero arduo aver ricoperto ruoli di alta responsabilità a soli 26 anni, età alla quale i suoi detrattori probabilmente non avevano neanche la laurea. Eppure niente: Assia Montanino, scelta da Di Maio proprio perché conosciuta e quindi persona fidata, diventa subito l’espressione della casta, del clientelismo, della promozione e raccomandazione di parenti e amici. Ma non basta: sempre il “Giornale” si è cimentato in una comparazione tra il suo stipendio e una serie di mestieri con paghe inferiori: il chirurgo a 38.000 euro l’anno, la segretaria di direzione in un’azienda a 18.000 euro, un avvocato a 10.000 euro l’anno. Insomma, il fatto che in Italia il lavoro viene sfruttato diventa un’accusa contro chi invece tale non è, quasi fosse stato meglio che Di Maio avesse assunto una segretaria a 5000 euro l’anno, magari in nero. Il motivo di tale avversione è soprattutto uno: nel nostro paese sembra ancora scandaloso che una donna possa guadagnare 70.000 euro l’anno (infatti non accade quasi mai), tanto che il suo predecessore, segretario del ministro Calenda, viene addirittura elogiato, anche se percepiva lo stesso identico compenso senza che nessuno avesse da obiettare e senza che nessuno lo chiamasse con disprezzo “compaesano”. Ma la critica peggiore, anche se implicita, è quella di Assia Montanino “amica”, “amichetta” secondo “Libero”: insomma l’altro stanco e becero stereotipo, purtroppo diffuso pure tra le donne, della donna assunta grazie ad una relazione sessuale. Se sei giovane e carina e hai un ruolo di peso allora sei passata attraverso uno o più letti, illazione che nessun uomo deve sopportare. La reazione Di Maio a tutto questo è stata giusta – parlare di “schifo” e “stampa spazzatura” era quasi il minimo – ma è apparsa eccessivamente sulla difensiva quando il vicepremier si è spinto a dire che Assia Montanini è la figlia di un commerciante che ha denunciato i suoi usurai: effettivamente, non sarebbe cambiata una virgola se fosse stata figlia di nessuno, o di un commerciante normale. Si è difesa invece benissimo l’interessata, che ha risposto in maniera spiazzante dicendo che, avendo un doppio ruolo, avrebbe diritto a due stipendi e che la cifra che prende copre un impegno di sette giorni su sette senza limiti di orario e con responsabilità importanti. E poi ha aggiunto: “E’ triste notare come un giovane in Italia debba costantemente difendersi dalle accuse di incompetenza, solo per un fattore legato all’età anagrafica. Come donna osservo anche che in questi articoli e nelle foto private che sono state pubblicate, c’è un sessismo nemmeno troppo velato, e mi chiedo: se il Capo segreteria fosse stato un uomo cosa sarebbe successo? Purtroppo certi media contribuiscono non solo a diffondere falsa informazione, ma anche a inchiodare l’Italia a un medioevo culturale”. Chapeau.

(Uscito sul Fatto quotidiano di venerdì 20 luglio).

2 thoughts on “Assia Montanino, cliché da Medioevo

  1. Dio solo sa quanto hai ragione. Grazie per aver dato voce a chi spera che davvero ci siano dei cambiamenti. Ovviamente cambiare significa ingoiare bocconi amari per coloro che si sono crogiolati in agi e comodità (talvolta immeritatamente!!!) alle spalle di chi faticosamente sopravvive eppure contribuisce a mantenere TANTI PRIVILEGIATI. Grazie ancora

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