La Felicità non sta mai ferma. Storia di un bambino con la ADHD

Mi è capitato di recente di occuparmi di ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) per un’inchiesta sugli psicofarmaci. Sì, perché purtroppo per questo tipo di patologia, specie negli Stati Uniti, si danno spesso e volentieri anche farmaci (Ritalin, Strattera e altri), vere e proprie anfetamine che rendono il bambino più sveglio lucido, ma hanno una serie pesanti di effetti collaterali. Ad esempio possono arrestare lo sviluppo del bambino, danno dipendenza, senza contare il fatto che non sono ancora noti gli effetti degli psicofarmaci su cervelli ancora non sviluppati.

Continuo a ritenere, nonostante anche alcuni psicologi e psicoterapeuti abbiano una parziale apertura verso questi farmaci, che dare uno psicofarmaco a un bambino di 8, 10, 12 anni sia un crimine. Ma ho parzialmente cambiato idea sulla sindrome da ADHD, che fino poco tempo fa ritenevo essere un problema risolvibile con l’educazione (e dunque anche frutto di un’educazione sbagliata: senza giudizi, perché anche io mi ritrovo con un bambino con sintomi abbastanza simili, anche se non esasperati, e so di aver fatto numerosi errori nel crescerlo).

Mi ha aiutato molto la lettura di un libro lieve e autentico, “La felicità non sta mai ferma”, di Chiara Garbarino (Utet edizioni). Un libro in cui, semplicemente, Chiara racconta la storia di suo figlio Leo. E di come fosse agitato si da quanto stava nella sua pancia, per poi proseguire anche fuori: i primissimi anni in cui stava in casa, ma anche – implacabilmente – anche all’asilo nido e poi alle elementari.

 

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